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Coloro che hanno il dono della luce

Commento al Vangelo Gv9,1-41

I Vangeli dell’anno A sono delle catechesi battesimali che preparavano i catecumeni al grande dono del battesimo. Il Vangelo di oggi è veramente un potente colpo di luce su quello che viviamo. Dopo il deserto, dopo il Tabor, dopo la Samaritana oggi incontriamo un cieco nato; dopo che il Signore ci ha detto che è l’acqua e che noi siamo il tempio di Dio, adesso ci dice che Egli è la luce! Solo Dio sa quanto abbiamo bisogno di luce e di vederci chiaro! Luce sulle nostre immagini di Dio, luce su noi stessi.

Giovanni usa la metafora del cieco nato per indicare qual è la nostra condizione e per descrivere che cos’è la Fede. La Fede non è credere in qualcosa ma cambiare completamente la prospettiva! Un cieco in questo ci può aiutare veramente! Pensate: se avete vissuto sempre al buio per cui avete imparato gli oggetti, i luoghi toccandoli, camminando e toccando le pareti con le mani ecc. adesso improvvisamente entra la luce e siete sbalorditi perché lo stesso mondo vi appare completamente diverso!

Questa è la fede! Non riti, preghiere, celebrazioni, ma uno sguardo alto, uno sguardo altro su te stesso, sulla vita, sul mondo e su Dio! La Fede cambia completamente la tua visione della vita, Dio ci permette di vedere e di leggere le cose in maniera totalmente diversa! A questo cieco viene fatto il dono non soltanto della luce fisica ma il dono della luce della fede! I cristiani venivano chiamati come “coloro che hanno il dono della luce”. Ripercorriamo a tappe questo Vangelo. Come al solito il cieco non ha nome, è identificato con la sua malattia.

Accade spesso così: per le persone noi siamo i nostri sbagli, siamo i nostri problemi. Spesso non ci chiamano più per nome. I discepoli vedendo questo cieco fanno una domanda a Gesù: “Chi ha peccato lui o i suoi genitori?”. L’idea di fondo come sapete era severa e terribile perché se qualcuno nasceva con una malattia era per scontare una qualche colpa. Allora chi è stato a peccare? Lui nel feto (così pensavano i rabbini) oppure i suoi genitori? Pensate che orribile idea di Dio veniva fuori! Questo perché noi dobbiamo sempre ricercare il paziente 0, il colpevole. Perché Gesù si avvicina a quest’uomo? Gesù si avvicina a questo uomo perché lo sa divorato dai sensi di colpa. Lui è nato con l’idea di essere sbagliato! Spesso accade anche a me di sentirmi sbagliato in qualcosa verso di me e verso gli altri. Gesù si avvicina e compie un gesto bellissimo: prende del fango (la mia polvere), sputa con la saliva (al tempo di Gesù si pensava che lì ci fosse il principio vitale), impasta tutto e glielo mette sugli occhi! Cosa è questa roba? Una creazione nuova!

La fede mette sempre insieme qualcosa di fisico e no. La fede parte sempre da un incontro, la fede parte sempre da uno stare insieme, da un fare un percorso insieme. E qui assistiamo alla guarigione di questo uomo. Ma c’è un’altra guarigione che Gesù non riesce a fare! Infatti, appena quest’uomo riprende la vista inizia una sorta di pantomima terrificante. Le persone intorno e soprattutto le persone devote come erano i farisei, che non erano affatto delle brutte persone anzi erano persone molto attenti alla torah, ci mettono del loro. Invece di essere contenti, di essere felici perché questo cieco gridava dappertutto, ossessionati dalle regole, dagli stili della religione (non della fede), fanno su di lui una rappresaglia verbale e convocano addirittura i genitori, i quali si vergognano di loro stessi e del loro figlio! Assurdo! Sono cresciuti con l’idea di essere loro i responsabili della cecità del loro figlio. Essi addirittura fingono di non riconoscere il figlio! Guardate come hanno cresciuto questo uomo? Quanto male possiamo fare ai nostri figli! Anche per tutta la vita!

C’è un particolare nel testo: ascoltando il dialogo tra la gente e il cieco viene fuori il fatto che la gente si chiede se è lui o non è lui! Bellissimo! È talmente cambiato quest’uomo che non si riconosce più! è l’effetto della fede, di chi incontra sul serio Gesù e non di chi crede di averlo incontrato! Quando incontriamo Gesù nella nostra vita, essa cambia, la gente non ci riconosce. Liberi dai sensi di colpa, possiamo essere diversi e recuperare la nostra autonomia (Gesù, infatti, scompare e lo lascia solo dopo averlo guarito). Si, Gesù ti aiuta a ritrovare la tua autonomia dal tuo passato, dai tuoi sensi di colpa, da quelle cose che nella tua vita fino ad oggi non sono andate.

Guardate nel testo come questo uomo diventa autonomo, audace: risponde ai farisei, tiene testa a loro, e questi amici farisei l’unico metodo che hanno per sentirsi al di sopra è far nascere sensi di colpa! Bah, come assomigliano i tempi di Gesù ai nostri! Alla fine, questo uomo incontra Gesù. è stupendo quell’incontro. Quell’uomo non sa chi si trova davanti, la domanda di Gesù è spiazzante: “Credi nel Figlio dell’uomo?”. Gesù gli indica il segno che gli aprirà la fede; dice al cieco: “Tu lo hai visto, è colui che parla con te!”. Tenerissima, emozionante questa indicazione! Tu lo hai visto! Questo lo dice a me e a te tutte le volte che abbiamo visto Gesù! Tutte le volte che lo hai visto, che hai sentito una sensazione fortissima, intensa, unica: “era Lui che parlava con te!”.

Passa questa giornata amico mio a pensare a tutte le volte che lo hai visto e che Dio ha parlato con te! Diventa suo discepolo! Diventare suo discepolo significa assumere la visione di vita di Gesù e anche la visione di non aver paura della morte perché egli ha vinto la morte! Ci ha liberato anche dalla più grande paura dell’uomo! Allora smettiamola e lasciamo che questi Vangeli, che questo percorso che stiamo facendo ci faccia rinascere nel cuore e ci faccia vivere tutto con occhi diversi! Buona domenica!

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