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Stop al massacro mediatico dei minori

I giornalisti aggiornano la Carta di Treviso con nuove regole per interviste e immagini, per far fronte alle nuove sfide, dal cyberbullismo alla strumentalizzazione dei social

A 30 anni dalla stesura, la carta deontologia per la tutela dei minori, denominata Carta di Treviso, è stata modificata su temi legati al web e social network. Nella sua ultima seduta, infatti, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha deciso l’aggiornamento della Carta di Treviso, che fu approvata nel 1990 dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa, già rivista nel 2006, conservando i principi cardine.

La Carta è stata adeguata ai cambiamenti intervenuti nel mondo dei media, puntualizzando le responsabilità anche in funzione delle diverse età dei minori di 18 anni. Nei mesi scorsi era stato istituito un comitato scientifico, presieduto dal magistrato Carlo Nordio, che ha lavorato alla modifica e aggiornamento del protocollo, soprattutto in materia di cyberbullismo, social network e in generale la tutela dei minori sul web, da tempo caldeggiato anche dal settore del giornalismo online.

Il documento deontologico, fatto salvo il diritto di cronaca, ribadisce la necessità di tutelare l’infanzia e l’adolescenza, ora che l’informazione multimediale richiede più che mai attenzione e sensibilità. Imprescindibili, ribadisce la Carta, la tutela dell’anonimato e della riservatezza del minorenne, l’uso di immagini appropriate e l’adozione di un linguaggio che non alteri la percezione della realtà.

Il documento impone che si evitino stereotipi suggestionanti, la sovraesposizione mediatica dei minorenni, anche in caso di autorizzazione dei genitori. Regole che vanno applicate a tutela di tutti i minorenni, anche in Paesi stranieri. Nel caso di eventi che diano risalto positivo al minorenne possono essere diffuse le generalità e le immagini, «purché non turbino il suo equilibrio psicofisico».

I maggiori di 14 anni coinvolti in fatti di cronaca possono essere contattati per raccogliere informazioni, ma soltanto tutelando l’anonimato e dietro il consenso genitoriale. Nel caso di minorenni tra 16 e 18 anni il giornalista può intervistare e pubblicare le generalità, ma sempre col consenso del ragazzo e di uno dei genitori e purché il fatto non abbia su di lui ricadute negative.

Nel caso di suicidi o comportamenti lesivi o autolesivi, la Carta di Treviso impone che non si enfatizzino i particolari che possano provocare emulazione. Le immagini dei minorenni possono essere pubblicate con dati personali nei casi di rapimento o scomparsa, evitando comunque sensazionalismi e acquisendo il consenso dei genitori e dell’autorità giudiziaria.

Ora il documento approvato dal Cnog, per avere valore attuativo, passa all’approvazione del Garante della Privacy.

Alla revisione, per conto dell’Odg, hanno contribuito Franco Elisei, Nadia Monetti, Michele Partipilo, oltreché Daniela Scano della Fnsi, Francesco Micela presidente del Tribunale per i minorenni di Palermo, Matteo Lancini docente e psicologo di Milano, Valentina Fiore ed Edoardo Poeta osservatori dell’Autorità garante dell’infanzia e adolescenza.

di Franco Maresca – Segni dei Tempi

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