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Doni preziosi che vanno valorizzati

Omelia del vescovo Gennaro, domenica 1 agosto Es 16,2-4.12-15; Ef 4,17.20-24; Gv 6,24-35, presso la Parrocchia della Natività di Maria SS

XVIII del Tempo Ordinario

Per il vescovo Gennaro la celebrazione eucaristica di domenica scorsa 1 agosto per i giovani cresimandi è stata occasione per la prima visita alla Parrocchia della Natività di Maria Santissima, che è attualmente sotto la guida di don Antonio Scala.

Occasione doppia poiché la comunità ha festeggiato non solo i sei giovani che, finalmente, hanno potuto ricevere il sacramento della Confermazione –  dopo le peripezie cui sono stati costretti a causa della pandemia -, ma anche la festa del patrono, Sant’Alfonso Maria De Liguori nel 150° della sua proclamazione a Dottore della Chiesa da parte di Pio IX nel 1871.

Nell’omelia, Mons. Pascarella ha voluto sottolineare innanzitutto alcuni insidie della nostra fede che meritano particolare attenzione, spesso riprese e citate con preoccupazione anche da Papa Francesco in tanti suoi interventi: il pericolo dell’individualismo, dell’indifferenza e del devozionismo sterile.

L’Eucarestia – ha spiegato – è un dono prezioso, al quale forse arriviamo spesso senza vero desiderio e con atteggiamento superficiale, mentre dovrebbe essere strumento per rafforzare l’unione con il Signore, ma anche con i nostri fratelli. «Spesso arriviamo all’Eucarestia divisi, indifferenti, chiusi nel nostro piccolo mondo, estranei tra noi». Non vivere correttamente l’Eucarestia trasforma quest’ultima in una pratica rituale che al massimo è assimilabile a mero devozionismo, ma che non rafforza i legami e non trasforma le nostre vite.

Quindi il Vescovo ha esortato i giovani cresimandi a vivere i sacramenti in modo corretto: «Essi non sono atti magici, dobbiamo accoglierli e fare la nostra parte, sono doni preziosi che vanno valorizzati. Lo Spirito Santo, che stasera discenderà su di voi come per gli Apostoli nel giorno di Pentecoste, deve dimorare per sempre dentro di voi, la sua presenza non si riduce a stasera, egli rimarrà con voi per sempre per migliorare la vostra vita». Questo discorso – ha continuato il Vescovo – vale per tutti i sacramenti, doni che spesso vengono dimenticati, che producono gioia solo al momento in cui arrivano e poi finiscono in un cassetto.

Il Signore ci dona in abbondanza, ma noi sembriamo sempre deperiti, insoddisfatti, assetati e affamati. Il Vangelo di domenica, con il brano tratto dal Vangelo di Giovanni noto come “Gesù pane di vita”, porta alla nostra attenzione proprio questo concetto, il pane quotidiano del quale ci nutriamo ogni giorno, oggetto del famoso miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non basta.

L’uomo ha bisogno di un nutrimento diverso, un pane di vita che ci doni pienezza. Quel pane è Gesù stesso, la via della soddisfazione e della pienezza. Il vescovo Gennaro ha proseguito rivolgendosi ancora ai giovani, invitandoli a dare valore e pienezza alla loro vita senza correre dietro agli idoli che la quotidianità, attraverso media e social network, propone a volte solo per puro interesse commerciale.

Questi idoli sono spesso cibo avvelenato, pane contraffatto che fa ammalare e rende schiavi. La fede dunque è il rimedio, ma essa va coltivata anche attraverso la preghiera, così come fortemente consigliato da Sant’Alfonso, di cui il Vescovo ha tracciato una breve biografia.

Nato da famiglia nobile napoletana, valido avvocato, ha lasciato la sua professione per dedicarsi all’annuncio della Parola, svolgendo il suo ministero nelle campagne circostanti il suo luogo di nascita, parlando con semplicità e lasciando molti scritti preziosi tra i quali Mons. Pascarella ha citato un volumetto dal titolo “Per gran mezzo della preghiera” nella quale egli scrive “Chi prega si salva, chi non prega si danna, il nostro corpo ha bisogno di ossigeno per vivere e allo stesso modo la nostra anima ha bisogno di nutrimento spirituale. Chi non prega è spiritualmente morto”.

La nostra fede è spesso come un tiepido fuoco sotto la cenere, che non serve per riscaldare né per illuminare. Per questo Mons. Pascarella ha concluso la sua riflessione con due preghiere che ha voluto donare all’assemblea: «Signore, io credo, ma accresci, aumenta la mia fede» e «Signore, io credo in te, ma vieni in aiuto alla mia incredulità».

Gioca una sola carta alla volta e ad ogni mano usa un jolly che non teme di mostrare: l’ironia con cui salva il mondo, il suo.

Ufficio Comunicazioni Sociali Diocesi di Ischia

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