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Il mantello con le frange ci sfiora ancora

Commento al Vangelo Mc 5,21-42

Due storie che si incontrano, due vite alla fine, due situazioni che Marco intreccia come un ottimo regista. Sono due donne che sono le protagoniste di questo incontro. Entrambe si affacciano al mondo dei morti, entrambe sono sradicate dal mondo della vita: la figlioletta di Giairo e la donna che perdeva sangue da dodici anni e senza che nessuna cura facesse effetto. La Bibbia dice che il sangue è l’elemento più prezioso e significava la vita stessa; per questo il sangue non poteva essere toccato da nessuno.

Pensate una donna per dodici anni vissuta senza essere toccata, senza abbracci, senza affetto, senza vita relazionale. Senza andare al tempio (pensate non poteva recarsi al luogo dove chiedere una grazia!). Una situazione che impediva alla gente di avvicinarsi. Dodici erano gli anni della fanciulla, dodici sono gli anni della malattia; il numero della pienezza. Dodici le tribù di Israele, dodici i mesi dell’anno; quindi siamo davanti ad un doppio incrocio di dolore perfetto.

Sono due donne che riescono a farsi avanti; hanno coraggio, chiedono di toccare o farsi toccare da Dio. Il coraggio di questa donna di cui non conosciamo neppure il nome e il coraggio del papà di questa fanciulla ci dicono che possiamo sempre osare, possiamo sempre provarci, possiamo osare con Dio perché Dio osa con noi sempre. Dobbiamo avere il coraggio di uscire dalla folla: la donna ha il coraggio di immettersi in essa e toccare il mantello. Se la folla l’avesse scoperta l’avrebbe linciata. Il papà ha il coraggio di superare l’incredulità della folla e la superficialità della folla che passa dal dolore al riso in un attimo.

Questa donna tocca il mantello di Gesù disubbidendo alla legge, rendendo Gesù impuro e Gesù stupito dice: “Chi mi ha toccato?” Sembra strano, i discepoli lo prendono in giro e Gesù dice una cosa stupenda: “Ho sentito una forza uscire da me!” Bellissimo questo particolare del testo; molta gente lo toccava, gli faceva ressa ma non prendevano forza da lui. Si, erano intorno a lui per incoraggiarlo, per vedere miracoli, per ascoltarlo, per seguirlo, ma nessuno mai era riuscito ad assorbire l’energia, la forza, la dynamis del Figlio di Dio.

Solo la disperazione di questa donna, la sua solitudine, la sua fatica le hanno permesso di crescere nella fede. Gesù dà onore a quella fede maturata e cresciuta dicendole che la sua stessa fede la ha guarita. Quanto è vicina a noi l’esperienza di questa donna. Assomiglia così tanto alle persone che incontro! Quante emorragie dell’anima abbiamo ogni giorno che non riusciamo a tamponare.

Se siamo quelle persone che hanno preso sul serio il Vangelo, che sono disponibili, che vivono la parola, ci accorgiamo che intorno a noi non sempre abbiamo persone che capiscono, apprezzano e ci stimano, ma ci sono anche i lupi vestiti di agnello che ti mangiano, ti assorbono, ti fanno diventare lo zerbino, ti prosciugano. Quante energie consumiamo in una giornata? Quante per andare al lavoro, per superare la frenesia e il caos in cui viviamo? Arriviamo la sera esausti, spremuti come limoni. Quante uomini e donne che hanno una continua emorragia di affettività che si innamorano di chiunque o incontrano persone che alla fine le sfruttano, le usano. Il Signore ci guarisce. Se ci avviciniamo a lui succede qualcosa di straordinario. Non è lei a contaminare Gesù ma è lui che contamina completamente lei e la sua vita cambia.

Ma spesso siamo di quelli che pur toccando il mantello del Signore non assorbiamo la sua forza. E quanti cristiani che pur frequentando, vivendo i sacramenti, ascoltando, facendo formazioni incontri e aggiornamenti, non cambiano, sono sempre gli stessi! Troppi ce ne sono. Forse proprio chi sta a Messa oggi appartiene a questa categoria. La donna non è come gli altri: osa, rischia, si infila in mezzo sa che tutto è un’opportunità.

Marco ci dice che ella sfiora le frange del mantello. Gesù ha un mantello come tutti; questo mantello ha le frange. Nel corredo ebraico l’unico accessorio che ha le frange è il mantello della preghiera. Sembra che Gesù indossasse il mantello della preghiera. Nella preghiera possiamo sfiorare il Signore. Se lo tocco sarò salva! Quali sono le frange di Cristo che incontriamo sul nostro cammino? Una comunità che prega, un gesto di carità, una Parola buona, un tramonto, il vento tra le foglie, il sorriso di nostro figlio, un artista di strada. Il mantello di Cristo continua a sfiorarci. E a salvarci. Ti accorgi in un attimo di essere guarito. Come? Non lo sai! Fidati accade anche a te! Quante volte questi gesti mi hanno guarito! Ma il percorso di Gesù non si ferma. Continua questa camminata verso la casa di Giairo.

Fuori della porta di casa si sente il grido della sconfitta. “Smetti di importunare il maestro”: anche questi personaggi rappresentano tutti quelli che dicono perché disturbare Dio per certe cose? Come se fosse un disturbo per Dio. Ma che cavolo di mentalità è questa? Ci sono persone che pensano che Dio non va disturbato, mentre Dio vuole abitare, vuole starci dentro, in quella casa, in quella morte. Come è strana la morte, soprattutto quella di dodici anni! “Continua ad avere fede” così Dio abita le nostre piccole morti.

È un appello stupendo che mette i brividi. La gente lo prende in giro. A volte mi chiedo: Come puoi passare da un dolore straziante a prendere in giro e a iniziare una polemica in un giro di un minuto? Forse perché era falso quel dolore? Era superficiale? Falso? Non è vero che facciamo anche noi cosi? Ma Gesù soffre davvero. Vuole vedere, vuole entrare in quella stanza di morte. “Talità kum” questo suono autentico lasciatoci da Marco sarà il grido del risorto. È aramaico, la lingua del suo tempo, la lingua materna, quella imparata in famiglia. Dio ci parla con linguaggi che sappiamo capire. Lei si alza. Cambia di nuovo. Giairo ha di nuovo la sua bambina.

A volte lo sappiamo non avviene cosi, vediamo giovani e bambini morire. Ma io cosa mi porto a casa oggi? Questo è il messaggio di Gesù: Egli si presenta e si presenta come il Signore della vita. Non c’è risposta al dolore, la Bibbia non dà risposte alla sofferenza soprattutto della sofferenza dell’innocenza, ma mi dice di continuare ad avere fede. La Bibbia mi dice che c’è un Dio che si accorge, che soffre, che ti sta accanto e ti salva. Che Gesù faccia rialzare l’anima fanciulla che c’è dentro di noi! Speriamo che Gesù tocchi anche noi, e subito cammineremo.

Di grazia, Signore, tocca la mano, a noi che siamo coricati; alzaci dal letto dei peccati, facci camminare. Quando avremo camminato, ordina che ci diano da mangiare gesto che ci dice che siamo vivi con il quale si conclude la Bibbia! Buona domenica!

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