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Sacerdote, tu chi sei?

Pensieri tratti dal brogliaccio di un vecchio prete

A due anni dalla morte di don Vincenzo Avallone e in occasione della 58° giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebra domenica 25 aprile, vi riproponiamo un articolo da noi pubblicato nel 2015e che non ha perso di validità

SACERDOTE, TU CHI SEI?

Non sei un notabile, un amico dei potenti, uno che sa di greco e di latino, un esperto di questioni sociali, un costruttore di templi, un organizzatore di feste, sei un uomo che appartiene a Dio, un uomo con l’orecchio sempre teso al Vangelo, un uomo che poggia il capo sul petto di Gesù Cristo, uno specialista del Sacro, un uomo di Spirito, una guida a Dio. La gente ti chiederà sempre: chi è Dio? Dov’è Dio? Per quale fine Dio ci ha creati? Perché soffriamo? Insegnaci a pregare! E la tua voce, o Sacerdote, sarà sempre inconfondibile, se è pura da ogni elemento umano, sarà sempre ricercata e apprezzata, forse più da quelli che ritieni lontani che non da quelli che ritieni vicini; perché? Perché tu sei il Buon Pastore come Gesù Cristo: “le mie pecore mi conoscono e mi seguono” (Gv 10,27)

(dal brogliaccio del 6/04/1971)


IL SACERDOTE, L’UOMO DAL CUORE TRAFITTO

Il Sacerdote di domani sarà l’uomo dal cuore trafitto, trafitto dall’insuccesso e dall’esperienza della propria miseria, ma deve essere convinto che soltanto da un tale cuore viene mediata la forza della sua missione, ogni autorità del suo ufficio, ogni valevole oggettività della parola, ogni efficacia dell’opus operatum dei sacramenti. Il Sacerdote di domani troverà la sua propria essenza guardando al cuore del Signore. Questo è il cuore che ha lasciato entrare in sé la tenebra del mondo con i suoi peccati, questo è il cuore che nascose il suo abbandono nelle mani del Padre; il cuore che nessuna potenza volle se non quella dell’amore che perdona; il cuore che fu perforato e così divenne forte di ogni spirito. Questo cuore dovrà incontrare i sacerdoti del futuro. (Karl Rahner – “L’uomo dal cuore trafitto. Culto del cuore di Gesù e futura esistenza sacerdotale. Friburgo 1967, p.126)

(dal brogliaccio del 20/11/1983)


IL MISTERO DEL PRESBITERATO

Si è presbiteri a partire dal mistero di Cristo (Col 2,2), dalla configurazione a Cristo; non da una configurazione esteriore ma dalla realtà ontologica di Cristo. Noi presbiteri partecipiamo dell’unico sacramento “fontale” che è Cristo. Perciò noi presbiteri non ci dobbiamo vedere funzionalmente: un rapporto ontologico distingue il Presbitero dagli altri battezzati: noi Presbiteri siamo ed agiamo non “a nome” di Cristo o “in vece” di Cristo, ma IN PERSONA CHRISTI. La specificità essenziale del Presbitero è nel fatto che egli rappresenta il Cristo – capo. Qui si fonda il compito profetico che fa del Sacerdote l’annunciatore ufficiale della Parola di Dio, da qui nasce il suo compito regale, quello cioè di collaboratore nello sviluppo di tutti i carismi per l’edificazione della Comunione nella Chiesa. Il Presbitero non ha il carisma di tutti i carismi ma deve spingere ogni battezzato a vivere intensamente il suo carisma. Donarsi è l’atteggiamento essenziale del Figlio rispetto al Padre e di noi Sacerdoti che partecipiamo del Sacerdozio di Cristo. Il Prete, identificandosi col Cristo, deve sforzarsi di fare dono di sé agli altri. (cfr Jean Galot. “Il nuovo volto del Prete”). Solo donandoci totalmente a Dio per i fratelli noi Sacerdoti ci sentiremo realizzati perché la nostra persona combacerà con la nostra funzione.

(dal brogliaccio del 7 – 8 /01/1986. Esercizi spirituali presieduti da don Raffaele Russo, decano della facoltà teologica di Capodimonte)


PRETI, COME?

Preti con riconoscenza di aver avuto dalla vita più di quanto ci si possa aspettare, un dono cioè che sorpassa ogni umana ambizione, nonostante i nostri difetti e i nostri limiti: “Ecclesia Santa et peccatrix” (cfr Lumen Gentium). Preti con certezza ma non la nostra certezza bensì quella che noi siamo uniti anche fisicamente con Cristo tanto che diciamo: “Questo è il mio corpo”, “io ti assolvo”. Essere certi di Cristo. Cristo è la solidità della fede che annunciamo, anche se la nostra personale vicenda umana ci fa sentire in perdita. Preti con fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. Non ci dobbiamo preoccupare se i frutti seguono o non seguono, ma solo di essere trovati fedeli. In questa fedeltà a Cristo sta la nostra efficacia, la nostra piena realizzazione. Noi non produciamo fede, noi dobbiamo essere strumenti fedeli nelle mani di Cristo. (Fiorino Tagliaferri)

(dal brogliaccio del 14/02/1985)


Post scriptum: una rivisitazione ideale del passato credo faccia bene a tutti, sacerdoti e laici. Ripensare cioè a quello che avremmo dovuto e voluto essere è un esame di coscienza prezioso, anche se purtroppo ci si accorge – ma non è mai troppo tardi – che i conti non ci tornano.

Don Vincenzo Avallone

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