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Il raccoglimento nella preghiera

Durante l’Udienza Generale di mercoledì 14 aprile Papa Francesco ci ha parlato della preghiera dicendo:

“La Chiesa è una grande scuola di preghiera. Molti di noi hanno imparato a sillabare le prime orazioni stando sulle ginocchia dei genitori o dei nonni.

Forse custodiamo il ricordo della mamma e del papà che ci insegnavano a recitare le preghiere prima di andare a dormire. Quei momenti di raccoglimento sono spesso quelli in cui i genitori ascoltano dai figli qualche confidenza intima e possono dare il loro consiglio ispirato dal Vangelo.

Poi, nel cammino della crescita, si fanno altri incontri, con altri testimoni e maestri di preghiera” (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2686-2687). Fa bene ricordarli.

La vita di una parrocchia e di ogni comunità cristiana è scandita dai tempi della liturgia e della preghiera comunitaria. Quel dono che nell’infanzia abbiamo ricevuto con semplicità, ci accorgiamo che è un patrimonio grande, un patrimonio ricchissimo, e che l’esperienza della preghiera merita di essere approfondita sempre di più (cfr ibid., 2688).

L’abito della fede non è inamidato, si sviluppa con noi; non è rigido, cresce, anche attraverso momenti di crisi e risurrezioni; anzi, non si può crescere senza momenti di crisi, perché la crisi ti fa crescere: è un modo necessario per crescere entrare in crisi.

E il respiro della fede è la preghiera: cresciamo nella fede tanto quanto impariamo a pregare. Dopo certi passaggi della vita, ci accorgiamo che senza la fede non avremmo potuto farcela e che la preghiera è stata la nostra forza. Non solo la preghiera personale, ma anche quella dei fratelli e delle sorelle, e della comunità che ci ha accompagnato e sostenuto, della gente che ci conosce, della gente alla quale chiediamo di pregare per noi”.

Papa Francesco

La vita di S. Francesco col passare dei secoli e il rinnovarsi degli studi risulta come fonte inesauribile di valori. Ogni secolo ha reclamato per sé di nuovo il messaggio di quella vita mirabile che “meglio in gloria di ciel si canterebbe” (Dante). Ai nostri giorni si va accentuando l’attenzione alla vita/preghiera di San Francesco.

Riferiscono i Tre Compagni (Leone, Rufino, Angelo) che il giovane Francesco, agli albori della sua conversione, conducendo un suo compagno, che aveva molto amato, in località fuori mano, gli diceva di aver scoperto un grande e prezioso tesoro… Spesso lo conduceva in una grotta, presso Assisi, ci entrava da solo, lasciando fuori l’amico, impaziente di impadronirsi del tesoro. San Francesco animato da un nuovo straordinario spirito pregava in segreto il Padre: però non confidava a nessuno cosa faceva nella grotta Dio solo lo sapeva, e a Lui incessantemente chiedeva come impadronirsi del tesoro celeste (Tre Compagni IV,12).

La testimonianza dell’amico innominato ci svela l’atteggiamento evangelico dello scaturire della preghiera di San Francesco: Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto (Mt 6,6 ).

La camera chiusa della preghiera segreta di San Francesco è la grotta, il grembo di “ madre terra”, in cui interroga l’aspirazione segreta della sua anima, in cui è nascosto il tesoro celeste.

La preghiera di San Francesco non implora il possesso di un bene terreno (la salute, la ricchezza, il potere, il successo in questo mondo), ma vuole impadronirsi del tesoro celeste. Come non ricordare la parola del Vangelo: Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo. Un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi pieno di gioia vende tutti i suoi averi e compra quel campo (Mt 13-44).

San Francesco ricerca il tesoro celeste nel segreto della grotta e nel segreto del suo cuore, e inondato di letizia, dona i suoi averi per l’acquisto di quel campo.

La camera chiusa in cui il giovane Francesco prega nel segreto è la grotta, il grembo materno di madre terra. Quante volte i suoi biografi riferiscono di questo rincasare di Francesco nel grembo materno! È nella “caverna segreta” dove Francesco si rifugia per sfuggire all’ira paterna (Tre Comp. VI, 16), e prega “con abbondanti lacrime” e supplica il Signore abbandonando ogni sua speranza in Dio, supplicandolo con insistenza che lo aiutasse a realizzare le sue aspirazioni.

La conversione di San Francesco svela il recondito vigore della preghiera generata nel segreto. Nel segreto della caverna la preghiera si inserì nella sua vita, una vita fatta preghiera. Il segreto della caverna protegge il segreto della preghiera.

Il Papa ha così terminato: « Senza la fede, tutto crolla; e senza la preghiera, la fede si spegne. Fede e preghiera, insieme. Non c’è un’altra via. Per questo la Chiesa, che è casa e scuola di comunione, è casa e scuola di fede e di preghiera ».

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