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Il sogno di Giuseppe

Giuseppe Savino è un agricoltore della provincia di Foggia con un sogno grande: proviamo a raccontarvelo attraverso i suoi post su Facebook.

Sogno un’agricoltura diversa, di versi nel senso che accoglie la cultura, l’arte, il turismo. – scriveva a novembre dell’anno scorso Giuseppe Savino, giovane agricoltore pugliese, sul suo profilo Facebook - Da un’agricoltura di produzione, che molte volte è poco umana, a un’agricoltura di relazione, dove al centro non c’è un prodotto ma la persona, dove non si calcolano quanti quintali fai, ma quante persone rendi felici grazie a quello che fai”. E prima: “Io un campo di tulipani non l’ho mai visto. Il sogno è stato talmente forte che li ho piantati nella mia terra, a Foggia, in Puglia. Hanno provato a scoraggiarmi, ma quando hai un sogno hai due possibilità: o ti lasci abbattere oppure batti le mani alla possibilità di realizzarlo”.

A Natale 2020, in un Paese blindato in casa a causa della pandemia, Giuseppe manda i suoi auguri proprio da quel campo. “Cinquantamila tulipani sono stati piantati a mano in un letto di terra in Puglia, nel Tavoliere, a Foggia. Ora attendiamo l’inverno e che la natura ci metta tutto l’amore per fare primavera-. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo sogno, in primis ai ragazzi che con me hanno piantato i bulbi e a tutti coloro che credono in questo grande sogno. Sarà primavera prima o poi, nelle nostre vite, per i nostri occhi. Attendiamo fiduciosi, certi che non c’è inverno che non abbia conosciuto primavere”.

Perché Giuseppe crede fermamente che una nuova agricoltura sia possibile: “E’ l’agricoltura delle relazioni, l’agricoltura della bellezza. Vorrei che si iniziasse a considerare il bello e il bene come un’opportunità”, spiega. “Immagino di aprire il campo ad aprile, e di accogliere i visitatori che potranno cogliere i loro tulipani direttamente sul campo”. La raccolta del fiore diventa così un evento, una esperienza da condividere. Un momento di aggregazione e condivisione.

“L’agricoltura della bellezza non ha intermediari: avvicina le persone al contadino che coltiva e si prende cura, non solo delle piante ma anche delle persone che verranno. La cura può generare la sostenibilità. Qui ci sono tanti giovani che lavorano e non se ne andranno da questa terra: c’è chi si occuperà della grafica, chi del packaging, chi mi aiuterà a comunicare l’idea di questo campo. Quindi è una agricoltura virtuosa dove i giovani non se ne vanno, i contadini guadagnano il giusto e la città si meraviglia”.

Trascorrono i mesi. Mentre il Paese conosce le varie sfumature del rosso e dell’arancione, la terra custodisce e nutre i bulbi e il sogno di Giuseppe. Ma il nuovo lockdovn per il Covid sembra spazzarlo via:  “Io un campo di tulipani adesso lo vedo, ma non vedo tutti quanti voi in questo campo – scrive su Fb il 23 marzo -. I vostri sorrisi, il vostro stupore, la vostra emozione. Mentre stiamo cercando di capire se e quando apriremo, circa 10.000 tulipani sui 50.000 piantati (che non sanno che c’è il Covid) potrebbero non arrivare ad una eventuale fine della zona rossa (dopo Pasqua). Abbiamo due soluzioni: o li perdiamo e imprechiamo o moltiplichiamo il bene. Sono notti che non dormo pensando a questa cosa e finalmente ci è venuta un’idea a cui  abbiamo lavorato con una parte del team di @Vazapp (il primo hub rurale pugliese fondato dallo stesso Savino, ndr) e tante persone che ci stanno aiutando”.

“Ecco l’idea: Doniamo 10.000 tulipani a 100 ospedali italiani, alle Rsa, alle persone sole, agli anziani, a chi può tornare a sorridere anche con un fiore”. Nascono così i “Tulipani sospesi”.

Per finanziare questa idea, Giuseppe apre su internet una raccolta fondi: piccole e grandi offerte. Si parte da 5 euro. La risposta è immediata e al di là di ogni più rosea aspettativa.

Il 25 marzo vengono raccolti i primi tulipani. “Oggi ho pianto di gioia, di una gioia che non so descrivere. Quando ho piantato i tulipani ho pensato che avrei visto tante persone felici nel campo e questa cosa mi rallegrava e dava un senso a quello che facevo. Mai avrei pensato che il campo non potrebbe essere aperto (almeno per ora, continuo a sperarci). Ma la vita riserva sempre delle sorprese incredibili. Ora quel campo lo stanno vedendo persone che mai avrebbero potuto visitarlo. Che fantasia ha l’Universo nel delineare trame dolci del nostro agire”.

Ma le sorprese non finiscono qui. A raccogliere i primi tulipani sono i ragazzi di Casa Sankara, una comunità di migranti gestita da migranti, gestita dall’associazione Ghetto-Out Casa Sankara, impegnata da molti anni attivamente per l’emersione dall’invisibilità dei migranti e nella lotta al caporalato. E ci sono anche i clown-medici. E i “Tulipani sospesi” partono in giro per l’Italia, rigorosamente “in piedi”. “I fiori sono tanto belli, ma anche delicati: per arrivare integri devono viaggiare in piedi”, spiega Giuseppe, mentre racconta la sua commozione nel vedere la gioia di chi li riceve in dono. “Ho pianto nel consegnare i primi tulipani agli anziani, perché ho percepito che in chi è felice si può scorgere una particella di Dio. Sono tante le emozioni di questi giorni che si susseguono. Quello che ho coltivato non è un campo di tulipani, è un campo della speranza in una terra che ha sete di futuro”.

Venerdì 9 aprile un bruttissimo risveglio: “Stanotte la gelata lo ha distrutto. Piango da un’ora nel campo, ma devo arrendermi con un cuore pieno di gratitudine per ciò che questo campo ha rappresentato per tantissime persone. Domenica avremmo aperto, lunedì sarebbero partiti tulipani per altri ospedali”.

“Spero che ogni fiore sia fiorito nei vostri cuori. È dura la sera prima ringraziare per la bellezza e il giorno dopo non ritrovarsi più nulla. Benedico ogni cosa, anche questo momento nonostante sia molto duro da accettare. Statemi vicino, devo ritrovare le forze”, conclude.

Sul punto è intervenuta anche la Cia – Agricoltori Italiani della Puglia, “Un intero campo di tulipani, il primo e l’unico in tutta la Puglia, è andato completamente distrutto. E’ successo a Foggia, ma le gelate hanno colpito duro in tutta la regione e hanno riguardato ogni tipologia di coltura: vigneti, frutteti, ortaggi, seminativi, mandorleti e fiori sono stati pesantemente danneggiati e, in molti casi, i prossimi raccolti potrebbero essere in parte o del tutto compromessi”.

Ma già il giorno dopo Giuseppe Savino scrive sulla sua pagina: “Da una parte c’è una speranza, dall’altra c’è la rassegnazione, da che parte vogliamo stare? Io sto dalla parte di chi crede che la bellezza seppur ferita rimane bellezza. Non abbiamo tulipani brutti in questo momento, abbiamo tulipani “diversi”, alcuni sono acciaccati ma splendono, altri sono feriti con delle cicatrici, altri hanno resistito altri hanno donato i loro petali alla terra. Così è stato per tutta la mia azienda agricola, abbiamo danni su vigneti, sul campo di melograni come tanti contadini pugliesi a cui sono vicino.

Qualunque sia stato il risultato della gelata vi posso dire che un padre non smette di amare mai i propri figli. Saranno pure diversi da ieri i tulipani ma sono AMATI, da me, da voi ed è questo il miracolo del campo, l’amore ha varcato i confini di ogni chiusura e si è fatto incontro per chi soffre, per chi è solo creando un sogno di Comunità unico di cui vi sono grato con tutto il cuore. Stiamo raccogliendo i tulipani che rimangono, quelli che ci dicono di essere pronti ad affrontare un viaggio in Italia”.

Il viaggio dei “Tulipani sospesi” e il sogno di Giuseppe continuano.

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