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Una seria lotta all’evasione

Una seria lotta all’evasione

La questione fiscale è uno dei grandi temi su cui la politica è chiamata a compiere scelte decisive per il futuro del Paese.

Non è un caso che lo scontro politico su cui il “decreto sostegni” si è arenato per molti giorni nonostante l’urgenza – il primo braccio di ferro di questa portata nell’amplissima maggioranza di governo – abbia avuto al centro l’ennesima ipotesi di condono.

La sua circoscritta perimetrazione finale ha consentito di raggiungere un compromesso tra i favorevoli e i contrari. “Tutti hanno bandiere identitarie, si tratta ora di chiedersi quali di queste bandiere abbiano un senso e a quali si possa rinunciare, senza fare un danno alla propria identità e all’Italia”, ha commentato Draghi.

E sono tornate alla mente le parole del capo dello Stato che nel discorso di fine anno aveva raccomandato di non sprecare energie e opportunità “per inseguire illusori vantaggi di parte”. Ma quando si parla di fisco certi meccanismi scattano in modo inesorabile e così è tornata a palesarsi distintamente la tentazione di stare dentro la maggioranza in modo strumentale, sfruttando l’ombrello del governo Draghi per continuare a cercare innanzitutto il proprio presunto tornaconto elettorale.

Non si tratta di ingigantire la portata della misura concretamente approvata, che con i limiti fissati può essere tutto sommato ricondotta ai provvedimenti straordinari di questa fase così difficile della vita del Paese.

Il punto cruciale è la logica di fondo, l’idea che il pagare le tasse sia un dovere civico e un atto di corresponsabilità irrinunciabile. Bisogna smettere di strizzare l’occhio agli evasori, magari nascondendosi dietro i casi di cittadini ingiustamente vessati (e anche su questo occorre correggere il tiro) quel che in realtà è un sistema strutturalmente basato sull’illegalità e che mina alla radice il patto di solidarietà su cui si fonda la Repubblica.

Tanto più che il recupero delle somme enormi sottratte al patrimonio comune attraverso l’evasione (stimate in oltre 100 miliardi all’anno) diventerà ancora più determinante quando si tratterà di mettere ordine nel debito pubblico dopo la necessaria gestione emergenziale.

E’ del tutto evidente che una lotta realmente efficace all’evasione non possa essere condotta soltanto sul piano dei controlli.

E’ semmai un motivo ulteriore per mettere finalmente mano a quella riforma fiscale che aleggia come un mito sulla politica nazionale da alcuni decenni (la grande riforma tributaria risale addirittura agli anni Settanta). C’è un’esigenza di semplificazione e c’è una domanda di maggiore equità che passa innanzitutto attraverso una rimodulazione in rapporto agli effettivi carichi familiari.

Un aspetto su cui si potrebbe e dovrebbe intervenire da subito anche in sede di misure di sostegno a fronte delle conseguenze della pandemia. “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali tra disuguali”, diceva don Milani. Ed è drammaticamente vero soprattutto nei momenti di maggiore sofferenza sociale.

Fonte: Stefano De Martis – SIR

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