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L’Ora di Dio

La crisi nella vita credente

di Angela Di Scala

Dal punto di vista etimologico, crisi significa «stato decisionale, situazione di vita aperta su diverse possibilità»[1]. E’ infatti possibilità di crescita, è grazia all’opera: perché proprio nel cuore di una crisi può nascere la fede (Torresin); perché permette di pacificare la lotta, prima psicologica e poi spirituale, che nasce dall’integrazione della propria debolezza; perché vissuta in un certo modo e non da soli va in direzione della verità di sé, che è la prima carità. Può essere un dono di Dio e, proprio per questo, attiva la libertà umana che è disinvoltura o gusto di chi fa le cose per amore.

Dietro ogni crisi o situazione di difficoltà, ci spiega Amedeo Cencini nel suo libro L’ORA DI DIO La crisi nella vita credente, c’è un’attesa o un quesito rimasti non solo insoddisfatti, ma addirittura inespressi e inconsci, molte volte. La persona “scorge una dissonanza dentro di sé, un contrasto tra quello che è e quello che vorrebbe o dovrebbe essere”[2].

Scritto con uno stile chiaro e essenziale, il libro si compone di tre parti. Nella prima l’autore spiega i termini, scomponendo quello di crisi in: 1) versante oggettivo, ovvero l’elemento problematico che determina la difficoltà; 2) versante soggettivo, ovvero come e quanto il soggetto ne è consapevole e come affronta la situazione, se ne è cosciente. Cencini scrive che dobbiamo innanzitutto riconoscere chi siamo, la nostra identità, e poi, in modo umile e realistico, la situazione concreta di fragilità, propria e altrui. Ciò “conduce a fare di questa debolezza un elemento spiritualmente ricchissimo, potentemente umanizzante.” [3]

Come ben sappiamo Gesù non ci ha evitato il venerdì santo, ma ci ha insegnato a vivere la croce con coraggio, umiltà e verità, guardando la realtà nuda e cruda che interrompe il flusso delle cose e ci vincola a una riflessione sulla sofferenza, che spesso non è spiegabile o raccontabile, perché si tratta innanzitutto di un’esperienza che sentiamo di dover vivere così com’è. Crollano le illusioni e le aspettative, le cose si dimostrano come non avevamo immaginato, anche le sicurezze che prima ci sembravano tali non lo sono più. Ma è proprio in questo momento che, come si accennava, può nascere la vera fede.

La crocifissione di Gesù è “una spianata di silenzio” dice L. Epicoco e allo stesso modo non c’è parola che possa colmare il vuoto causato dalla perdita di un figlio o da un terremoto che ti ha fatto perdere tutto o di una pandemia che ti impedisce di uscire di casa e di lavorare o di un’improvvisa malattia che ti costringe a letto. Davanti a tutto questo però, e ciò nonostante, possiamo decidere di affidarci, di avere fede, di aderire ad un dono, di accogliere la grazia, di lasciarci amare. Perché Dio ci dà qualcosa di più profondo, una sicurezza più grande, quella di una RELAZIONE alla quale possiamo decidere di credere. E’ proprio questa relazione che può renderci veramente felici perché la nostra vita è a immagine della relazione trinitaria Padre-Figlio-Spirito Santo: Dio è pura relazione e l’uomo è concepito da un atto relazionale, dall’incontro tra terra e cielo. 

Accettarsi, accettare se stessi è una festa, perché abbiamo un’origine divina, perché ognuno di noi ha una vocazione, perché viviamo in Cristo anzi è Lui che vive in noi, abbiamo un Dio che ci ama e ci ha pensato da sempre, che parla da Cuore a cuore. In tutti noi c’è luce e buio e la stessa sofferenza è abitata da una luce meravigliosa e stabile che va vista e riconosciuta. Fare questo lavoro di conoscenza di sé porta ad un senso d’identità positivo e avvicinandoci alla nostra identità diventiamo pian piano più fedeli. E conosciamo il nostro Dio. Dobbiamo essere soltanto aiutati, dal punto di vista pedagogico, perché impariamo a fare un passaggio, a riconoscere alla radice delle nostre conflittualità, la vera e unica fonte e ragione del vivere e del lottare umano: il desiderio di Dio di farsi conoscere, di rivelarsi al cuore dell’uomo, superando paure e resistenze umane.

Nella seconda parte del libro, Cencini dà poi una definizione di crisi e la distingue; nella terza spiega cosa fare per accostarsi e superarla, riconoscendola e prevenendola senza negarla o evitarla, ma anzi attraversandola con esito positivo.

In corso di lettura è possibile rintracciare anche tante altre belle verità: Dio mi ama al punto di rendermi capace di amare alla maniera sua, per grazia; non è vero che ciò in cui credo non interessa a nessuno e che quindi la mia vita non abbia senso; non si crede a ciò per cui non si è disposti a lottare e per cui non si è mai lottato; la paura può essere anche figlia dell’ignoranza e anche sempre un po’ pagana e non giova a nessuno (tra l’altro nove paure su dieci sono frutto dell’immaginazione); non sempre un innamoramento indica il vero amore; chi è in crisi affettiva determinata da un’attrazione umana, che sembra allontanarlo/a da Dio, invece sta lottando proprio con la verità del suo amore o con la certezza o con la paura d’essere amati da Dio (per amare come Lui); un problema affettivo-sessuale funziona da cassa di risonanza, dunque non è la radice del problema ma una conseguenza; il passato va integrato, d’altronde non è perfetto per nessuno; fedeli non si rimane ma lo si ridiventa, anche attraverso la docibilitas ossia l’aver imparato a imparare da tutte le circostanze della vita, anche da quelle più problematiche.

Un libro dunque da meditare, leggere e rileggere per conoscersi meglio anche nelle proprie fragilità. Un libro consigliato a chi sta vivendo un momento difficile, a chi in crisi non ci va mai,  a chi crede di esserlo, a chi vuole leggersi dentro, ma anche a formatori, guide o accompagnatori spirituali.  Per partire dalle proprie ferite e lasciarsene liberare. Perché Dio trasforma ciò che nella nostra vita è scarto e lo trasforma in un nuovo inizio, in una nuova resurrezione: dalla rabbia al perdono, ad esempio, di un coniuge o di un fratello; dall’incertezza alla vita che riparte con fiducia e speranza; dalla divisione alla riconciliazione con Dio, con il prossimo e con sé stessi; dal rifiuto all’accettazione, ad esempio, di un cambiamento o di una malattia e quindi alla volontà di prendersi cura di sé; dalla tristezza alla gioia e all’allegrezza che fa’ fare strada nella via di Dio; dalla lontananza alla prossimità al diverso, allo straniero, agli ultimi; dall’egoismo alla solidarietà verso tutti.

Buona resurrezione!  Maria, Vergine della Pasqua…prega per noi!

Amedeo Cencini è sacerdote e religioso canossiano, docente di Problematiche psicologiche della vita sacerdotale e religiosa e Formazione integrale e maturazione vocazionale all’Università Pontificia Salesiana, e di Elementi dell’affettività e del celibato al Centro interdisciplinare per la formazione dei formatori al sacerdozio e alla vita consacrata della Pontificia Università Gregoriana.

Amedeo Cencini, L’ORA DI DIO La crisi nella vita credente, EDB, Bologna, 2010.

[1] Pag. 48.
[2] Pag. 50.
[3] LUCIANO MANICARDI, Fragilità, Edizioni Qiqajon, 2020, Magnano (BI) p. 89.

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