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La Parola non è altra cosa dal Signore

QUARESIMA 2021

LECTIO DIVINA

con il Vescovo Pietro

“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico” (Lc 10,30)

Non lascia davvero incustodito il suo gregge Padre Pietro. Nonostante gli impegni che il mandato ricevuto come nuovo vescovo di Caserta certamente gli impone, sceglie di venire di persona all’appuntamento, ormai consueto ed atteso, con le Lectio Quaresimali Diocesane e non incarica altri. Per quattro martedì di seguito ci istruirà sulle tematiche legate alla famosa parabola nota come “Il buon samaritano”. Così è stato martedì scorso, 23 febbraio, in una Cattedrale piena – nel rispetto delle norme antiCovid – e partecipe. Mons. Lagnese ha esordito comunicando la gioia per la sua presenza ad Ischia, dove – ha detto – si sente davvero “a casa”, in una giornata particolare, anniversario della sua nomina a Vescovo per volere dell’allora Papa Benedetto XVI. La prima Lectio è stata un momento importante di riflessione sull’importanza della Parola: un’introduzione alla riflessione vera e propria sulla parabola presa in esame per il ciclo di interventi quaresimali, con la quale Mons. Lagnese ha inteso preparare il terreno e chiarire alcuni punti fondamentali che devono guidare la lettura e la riflessione sulle Sacre Scritture, o meglio, spiegare con quale atteggiamento e con quali finalità ci si debba porre di fronte ad esse. Innanzi tutto è necessario, come è stato fatto in Cattedrale, invocare lo «Spirito Santo, autore invisibile della Sacra Scrittura, colui che guida la mano che scrive», tenendo conto che «La parola non è altra cosa dal Signore, la Parola è il Signore che viene in mezzo a noi». Il Vescovo ha proseguito poi nel percorso introduttivo augurando che la Quaresima sia per noi ciò che ha suggerito Papa Francesco nel suo “Messaggio per la Quaresima”: un momento di rinascita, una occasione alla quale attingere acqua viva per continuare il nostro cammino. La Parola diventa strumento essenziale in tale cammino, ma essa va ascoltata e soprattutto recepita, fatta nostra, nella consapevolezza che, come dice il Centurione a Gesù che voleva recarsi di persona nella sua casa per portarvi guarigione “Dì soltanto una parola!”, basta anche solo una parola e saremo salvi, frase che ritroviamo nella Liturgia eucaristica poco prima di accostarci alla Comunione. «Bisogna lasciarsi sedurre dalla Parola di Dio e rispondere come Samuele “Parla Signore, il tuo servo ti ascolta!” e “Tacciano tutti i maestri, parla tu, o Signore!”, ci dice l’Imitazione di Cristo, dunque abbassiamo il volume di tutte le parole false e ingannevoli che hanno insinuato nei nostri cuori il veleno della sfiducia in Dio, come fece il serpente con Eva nella Genesi». Mons. Lagnese ci indica inoltre come guida per il nostro percorso le parole pronunciate da Papa Francesco il 27 gennaio, durante una delle sue catechesi sulla preghiera dal titolo “La preghiera con le Sacre Scritture”. È la proposta di queste Lectio: pregare con la Parola, piuttosto che studiarla o analizzarla per diventarne esperti. Ci dice Francesco che la Parola non è fatta per rimanere sulla carta, ma per essere accolta, usata per pregare e per farla entrare nella nostra vita perché essa germogli. La Parola “non è un romanzo, è colloquio con Dio, ogni singolo versetto della Bibbia è stato scritto per ognuno di noi; Dio passa ogni giorno nella nostra vita e vi getta semi, anche se non sa se troverà terreno fertile. Sarà fruttuosa se noi lo vorremo, se faremo la nostra parte”. «La Parola – ha precisato il Vescovo – non va intesa come ricetta quotidiana per sapere come comportarsi, quasi come se fosse un oroscopo da consultare, ma luogo di incontro con Dio. Noi leggiamo le Scritture, ma esse leggono noi, ci aiutano a leggere noi». La parola di Dio ha il potere, se recepita correttamente, di trasformare le cose, poiché – come ha detto il Papa – essa non lascia mai le cose intatte. Bisogna quindi passare dalla fase in cui si comprende cosa dice la Parola, alla fase in cui comprendo cosa essa “mi” dice.  Pertanto va trattata con rispetto e venerazione. La Lectio Divina comprende infatti una fase finale nella quale essa viene contemplata in silenzio, come si fa tra innamorati, affinché agisca nei nostri cuori, si faccia carne. Il Vescovo ha sottolineato l’importanza del silenzio, di quel momento, spesso ormai per noi, abituati alla frenesia del quotidiano, divenuto fonte di imbarazzo.

Il padre Pietro ha spiegato poi le ragioni della scelta della parabola del buon samaritano come argomento delle sue Lectio: essa è citata da Papa Francesco nella recente Enciclica “Fratelli tutti”, della quale occupa tutto il secondo capitolo, come esempio da proporre a tutti, cristiani, non cristiani, ma anche atei, in risposta a quanto ha narrato nel primo capitolo: la situazione attuale di tanta umanità piagata e sofferente. È molto bella la riflessione del Papa che ci viene riportata, in merito al processo di identificazione nell’uno o nell’altro personaggio cui tutti noi andiamo inevitabilmente incontro ascoltando questa parabola: “Chiunque non si sente brigante o sacerdote che passa a distanza, o è ferito, o sta portando un ferito sulle spalle”. La parabola va però letta e ascoltata non con i pregiudizi che sorgono per averla già ascoltata tante volte, ma come se fosse la prima volta, liberando la mente da interpretazioni precedenti e lasciando che essa parli al nostro cuore. Conviene – ha proseguito padre Pietro – fare un inquadramento del racconto contestualizzandola nella cornice più ampia nella quale è stata inserita dall’Evangelista Luca. Siamo all’interno del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, viaggio che nel vangelo di Luca è punto centrale. Gesù si avvia “con volto indurito”, cioè con decisione e determinazione, a compiere la sua missione; lungo il cammino fa diversi incontri e compie diverse azioni:  riceve il rifiuto dei samaritani, che non lo accolgono, incontra tre uomini che gli chiedono come fare per seguirlo, manda i Settantadue a preparare la strada, ascolta il loro racconto al loro ritorno, intona un inno di lode al Signore esultando di gioia, e infine pronuncia una Beatitudine nella quale definisce fortunati coloro che lo seguono perché è stato fatto loro il dono di vedere e ascoltare cose che tanti avrebbero desiderato prima di loro ascoltare e vedere. Dunque prima della parabola Gesù aveva parlato di desiderio. Mons. Lagnese sottolinea questo particolare ricordandoci che quei fortunati siamo noi che abbiamo la grazia di capire e ascoltare la Parola: «Ma chiedo: sono riconoscente per questo? Mi sento graziato?» e ancora, ricordando l’episodio che segue subito dopo la parabola del samaritano, l’episodio di Marta e Maria, dove Marta si affanna per troppe cose: «La parola che ascolti, che posto ha nella tua vita?» Entrando poi nel testo viene sottolineato soprattutto come lo spunto venga dato dalla domanda del dottore della legge “Cosa devo fare per avere la vita eterna?”, che ricorda molto da vicino l’atteggiamento sul quale il Vescovo aveva già messo in guardia, cioè il credere che la Scrittura sia un manuale di comportamento da consultare all’occorrenza, secondo necessità. «Se ci limitiamo a fare questo abbiamo depotenziato il Vangelo, togliendo ad esso gran parte della sua forza. Innanzitutto il Vangelo è una buona notizia, ma è anche una domanda concreta, parla del “fare”, in fondo il dottore della legge cerca la vita, vuole la ricetta della felicità, è assetato di vita e chiede ‘come si fa ad essere felici?’» Ma la riflessione si allarga sul concetto del Fare e del Sapere. Il sapere, la conoscenza, non mancano al dottore della legge, ma egli intuisce che forse al sapere manca qualcosa. Quel qualcosa viene suggerito da Gesù. Al profondo conoscitore delle Scritture, che cita sapientemente il Deuteronomio e il Levitico, nei versetti che parlano del prossimo e del rapporto che la legge prescrive si abbia nei suoi confronti, Gesù dice – dopo averlo lodato per la corretta citazione – “Fa questo e vivrai!”, ecco la ricetta! Mons. Lagnese ha voluto concludere questa sua prima Lectio lasciando l’uditorio in una situazione di ‘suspense’ con una aggiunta a questa ricetta: «Fa questo e vivrai. Se ci riesci!». Attendiamo il seguito.

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