“NON ABBIATE PAURA DI DISTRUGGERE IL MONDO VECCHIO”
Omelia del Vescovo Pietro in occasione della Veglia Pasquale in Cattedrale – Evento trasmesso in streaming attraverso Nuvola TV e Facebook
Anna Di Meglio
Nella notte santa della Veglia Pasquale ancora una volta il nostro Vescovo, coadiuvato da pochi collaboratori, secondo le norme e i decreti vigenti in tempo di pandemia, ha celebrato la Santa Eucarestia in Cattedrale, a porte chiuse, utilizzando i consueti mezzi di comunicazione per giungere ai fedeli lontani. Nell’omelia a commento del brano del Vangelo (Mt 28, 1- 10) che narra dell’incontro tra Maria, Maria di Magdala e l’angelo all’alba della domenica di resurrezione, il Vescovo ha voluto porre l’accento sul tema dello sconvolgimento che emerge molto chiaramente dalla narrazione di Matteo: “La resurrezione ci viene narrata come uno sconvolgimento, un evento che viene a distruggere il mondo vecchio e a dare inizio ad una vita nuova.” Nel brano infatti, dopo la descrizione del terremoto e dell’arrivo dell’angelo che fa rotolare la pietra dal sepolcro e tramortisce le guardie, si fa riferimento, per analogia, ad una vita nuova, all’inizio di un nuovo giorno, dopo che il mondo vecchio è stato scosso e superato dal terremoto. Quando però nella vita si verifica il passaggio dalla vita vecchia, che deve estinguersi per fare largo alla vita nuova, nei nostri cuori predomina un pensiero che angoscia l’uomo sopra ogni cosa: la paura della morte. L’uomo non accetta “la madre di tutte le paure”, la dolorosa morte. La morte è stata affrontata però anche da Gesù il quale non solo non si è sottratto ad essa, ma l’ha affrontata nel pieno della sua gioventù, offrendosi, per amore, per la nostra salvezza, condividendo con l’uomo paure e atroci sofferenze fisiche. Questa condivisione della morte ci assicura la partecipazione anche alla sua resurrezione. Il Signore con il suo esempio ci esorta a non temere, ci dice di avere fiducia in Lui. Sono le parole dell’Angelo “Non abbiate paura!” rivolte alle donne dall’angelo e ripetute poi dallo stesso Gesù alle donne in cammino, ma anche esortazione a gioire, a rallegrarsi. “Il cristiano – ci ricorda Mons. Lagnese – non solo è uno che non ha paura, ma è uno che si rallegra.” Soffermandosi poi sulla figura dell’Angelo, Mons. Lagnese osserva che questa figura vestita di bianco, così ieratica e santa, compie gesti umani, fa rotolare la pietra del sepolcro, vi si siede sopra e attende, e quando incontra le donne le conforta e lo fa annunciando la resurrezione di Cristo dai morti. Ecco l’immagine sintetica della Chiesa, fondata da Cristo, “…una realtà umana e divina allo stesso tempo, fatta da uomini, ma impastata di cielo, chiamata ad annunciare che Cristo è risorto… come l’angelo, anche la Chiesa si siede sulla pietra rotolata dal sepolcro e annuncia, proclama la Parola.” La Parola che la Chiesa incessantemente, da secoli, proclama è una parola che cambia la storia, che cambia soprattutto la storia di ognuno di noi, e lo fa in modo speciale nei momenti tristi della nostra esperienza terrena. Mai come oggi questo annuncio può confortarci, può darci forza. In questi tempi bui di pandemia siamo come le donne al sepolcro: abbiamo paura, non sappiamo cosa ci riserva il domani, mentre il mondo al quale eravamo abituati sembra dissolto per sempre. L’annuncio è la spinta che ci serve per capire che se un terremoto ha sconvolto il nostro vecchio mondo, ne abbiamo uno nuovo da costruire, ma a patto che ci fidiamo di Cristo risorto. “Se apriamo le porte a Cristo potremo fare esperienza che la morte non è l’ultima parola. Saremo così in grado di vivere quella realtà che ci è descritta nella prima lettura, quell’ Eden meraviglioso che Dio ha creato per noi.” Mons. Lagnese conclude chiedendo per noi tutti la grazia di saperci fidare del Maestro e di essere anche in grado di annunciare con gioia anche agli altri la buona notizia, che cioè chi va incontro alla morte terrena può, grazie a Cristo, sperimentare la vita eterna.
Veglia Pasquale 2020
Nella notte santa della Veglia Pasquale ancora una volta il nostro Vescovo, coadiuvato da pochi collaboratori, secondo le norme e i decreti vigenti in tempo di pandemia, ha celebrato la Santa Eucarestia in Cattedrale, a porte chiuse, utilizzando i consueti mezzi di comunicazione per giungere ai fedeli lontani. Nell’omelia a commento del brano del Vangelo (Mt 28, 1- 10) che narra dell’incontro tra Maria, Maria di Magdala e l’angelo all’alba della domenica di resurrezione, il Vescovo ha voluto porre l’accento sul tema dello sconvolgimento che emerge molto chiaramente dalla narrazione di Matteo: “La resurrezione ci viene narrata come uno sconvolgimento, un evento che viene a distruggere il mondo vecchio e a dare inizio ad una vita nuova.” Nel brano infatti, dopo la descrizione del terremoto e dell’arrivo dell’angelo che fa rotolare la pietra dal sepolcro e tramortisce le guardie, si fa riferimento, per analogia, ad una vita nuova, all’inizio di un nuovo giorno, dopo che il mondo vecchio è stato scosso e superato dal terremoto. Quando però nella vita si verifica il passaggio dalla vita vecchia, che deve estinguersi per fare largo alla vita nuova, nei nostri cuori predomina un pensiero che angoscia l’uomo sopra ogni cosa: la paura della morte. L’uomo non accetta “la madre di tutte le paure”, la dolorosa morte. La morte è stata affrontata però anche da Gesù il quale non solo non si è sottratto ad essa, ma l’ha affrontata nel pieno della sua gioventù, offrendosi, per amore, per la nostra salvezza, condividendo con l’uomo paure e atroci sofferenze fisiche. Questa condivisione della morte ci assicura la partecipazione anche alla sua resurrezione. Il Signore con il suo esempio ci esorta a non temere, ci dice di avere fiducia in Lui. Sono le parole dell’Angelo “Non abbiate paura!” rivolte alle donne dall’angelo e ripetute poi dallo stesso Gesù alle donne in cammino, ma anche esortazione a gioire, a rallegrarsi. “Il cristiano – ci ricorda Mons. Lagnese – non solo è uno che non ha paura, ma è uno che si rallegra.” Soffermandosi poi sulla figura dell’Angelo, Mons. Lagnese osserva che questa figura vestita di bianco, così ieratica e santa, compie gesti umani, fa rotolare la pietra del sepolcro, vi si siede sopra e attende, e quando incontra le donne le conforta e lo fa annunciando la resurrezione di Cristo dai morti. Ecco l’immagine sintetica della Chiesa, fondata da Cristo, “…una realtà umana e divina allo stesso tempo, fatta da uomini, ma impastata di cielo, chiamata ad annunciare che Cristo è risorto… come l’angelo, anche la Chiesa si siede sulla pietra rotolata dal sepolcro e annuncia, proclama la Parola.” La Parola che la Chiesa incessantemente, da secoli, proclama è una parola che cambia la storia, che cambia soprattutto la storia di ognuno di noi, e lo fa in modo speciale nei momenti tristi della nostra esperienza terrena. Mai come oggi questo annuncio può confortarci, può darci forza. In questi tempi bui di pandemia siamo come le donne al sepolcro: abbiamo paura, non sappiamo cosa ci riserva il domani, mentre il mondo al quale eravamo abituati sembra dissolto per sempre. L’annuncio è la spinta che ci serve per capire che se un terremoto ha sconvolto il nostro vecchio mondo, ne abbiamo uno nuovo da costruire, ma a patto che ci fidiamo di Cristo risorto. “Se apriamo le porte a Cristo potremo fare esperienza che la morte non è l’ultima parola. Saremo così in grado di vivere quella realtà che ci è descritta nella prima lettura, quell’ Eden meraviglioso che Dio ha creato per noi.” Mons. Lagnese conclude chiedendo per noi tutti la grazia di saperci fidare del Maestro e di essere anche in grado di annunciare con gioia anche agli altri la buona notizia, che cioè chi va incontro alla morte terrena può, grazie a Cristo, sperimentare la vita eterna.
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