di Angela Di Scala
Giovedì 15 ottobre 2026 è stata una giornata particolare presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale Sezione s. Tommaso d’Aquino in Napoli perché si è riflettuto sulla Vita consacrata e le sue implicanze nel Diritto canonico. L’incontro ha rappresentato un significativo momento di dibattito e di comunione ecclesiale.
“Questo è un inizio” ha affermato il prof. F. Asti al fine di collegare e rendere più vicini i vari dicasteri presenti in Roma e le realtà periferiche.
“Tutti i membri della Chiesa, chierici o laici che siano, – ha spiegato il prof. L. Ortaglio richiamando la Lumen gentium – in forza del battesimo, sono già consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali a Dio e rendere al mondo intero la buona testimonianza di Cristo” (LG 10). I membri della Chiesa hanno poi ritenuto conveniente, per la loro salvezza e la maggiore efficacia dell’azione apostolica, associarsi tra loro costituendo associazioni di fedeli. Alcune di esse seguono poi i consigli evangelici quindi si sono gradualmente evolute verso forme istituzionali di vita consacrata. E’ “ai pastori della Chiesa universale e particolare [che] spetta il compito di accompagnarne lo sviluppo e curare il discernimento ecclesiale dei carismi”.
Il prof. L. Sabbarese, moderatore nella prima parte della giornata, ha introdotto il vescovo ausiliare mons. F. Beneduce il quale ha espresso che ordinare a Napoli – in ordine alla missione – 1200 religiose, 600 religiosi, 200 tra associazioni, movimenti e gruppi è una sfida e un dono. “Lo Spirito dona ciò che vuole e quando vuole. I doni vengono dati sempre in un tempo e in un luogo. Lo Spirito è libero, è Lui che guida la Chiesa. Il carisma poi non è dato una volta e per tutte, va custodito e accolto”.
Il vescovo e il discernimento dei carismi è il titolo della relazione del vescovo mons. A. Migliavacca che ha utilizzato una sua possibile giornata “tipo” per dare alcuni riferimenti canonistici e biblici necessari a orientare il discernimento tra i carismi e tra le richieste. C’è una prassi per operare il discernimento, quindi vi sono criteri generali e specifici, che sotto la guida dello Spirito diventa anche esercizio di affidamento, cioè un esercizio di fede.
La dott.ssa L. Ghisoni del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita ha portato il saluto del prefetto e il suo apprezzamento sull’iniziativa che mette insieme un approccio molteplice. “Abbiamo davanti il bene delle persone, dei fedeli: quelle che sono interessate a diventare membri di associazioni di fedeli e anche di tanti fedeli che desiderano vivere la Chiesa, e non contesti paralleli al suo interno”. La relazione si è incentrata sul discernimento dell’autorità ecclesiastica nella fase che conduce al riconoscimento e alla costituzione di associazioni di fedeli evidenziando la prassi del dicastero e valorizzando il contesto delle curie diocesane.
P. Leonello Leidi della Congregazione dei passionisti, capo-ufficio presso il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, ne ha illustrato la prassi e i criteri di approvazione, anche dei nuovi doni. La relazione si è sviluppata in tre momenti o tre gradi di approvazione che sono andati: 1) dalla fase associativa iniziale e quindi dal riconoscimento dell’autenticità di un dono carismatico dato per l’edificazione di tutta la Chiesa, 2) alla valutazione, alla definizione dello statuto e 3) al riconoscimento pontificio.
Il moderatore della seconda parte della giornata, il prof. G. Tavolaro, ha introdotto Pier Luigi Nava, sacerdote monfortano della Compagnia di Maria, il quale ha parlato della vita eremitica. Era il 1971 quando Paolo VI scrisse in Optimam partem: “gli eremiti non devono essere considerati estranei al corpo della Chiesa e alla comunità umana”. Tale scelta di vita non comune è riemersa dunque dopo il secondo conflitto mondiale, si è arricchita sull’aspetto canonistico di recente entrando nel quadro della Chiesa locale diocesana.
L’Ordo virginum: consacrazione, comunione e radicamento nella Chiesa particolare è il titolo della relazione tenuta da Serenella del Cinque, ufficiale del dicastero. “Tra le forme di vita consacrata, l’Ordo costituisce una delle più antiche tradizioni della Chiesa, tornata a una nuova vitalità dopo il Concilio Vaticano II e grazie al CV II e alla sua ecclesiologia. Dopo secoli nei quali la solenne consacrazione verginale era stata riservata alle monache, la riforma del rito disposta dalla Costituzione Sacrosanctum concilium al n. 80 rese nuovamente possibile la consacrazione di donne che continuano a vivere nel proprio ordinario contesto di vita”. Gli elementi essenziali sono: il sanctum propositum di seguire Cristo più da vicino, la consacrazione a Dio da parte del vescovo diocesano secondo il rito liturgico approvato, il vincolo sponsale con Cristo e la dedicazione al servizio della Chiesa. La fioritura è stata notevole: nel 2016 si stimavano oltre 5.000 vergini consacrate nel mondo. Attualmente in Italia risultano 758 consacrate nelle più diverse realtà della vita sociale e professionale. “E’ la testimonianza offerta nella complessità e nella semplicità di una vita interamente donata che la Chiesa vive dell’amore del suo Sposo e cammina incontro a Lui ripetendo: Vieni Signore Gesù!”
R. Lezohupski, OFM Conventuali, ha iniziato la sua relazione su I fondatori e il carisma di fondazione con una domanda: Chi custodisce coloro ai quali è affidata la custodia del carisma? La questione è istituzionale. Come può un dono autentico rimanere autentico quando viene tradotto nel governo, nella formazione, nell’obbedienza, nelle procedure? Ha proposto delle risposte molto interessanti.
Tutto l’incontro è possibile seguirlo sul profilo FB della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. San Tommaso. Buon ascolto! “Maria Vergine, Donna dell’ascolto, rendici attenti alla realtà in cui viviamo e alle persone che incontriamo!”



