Leone XIV e la forza della fragilità: «Ho sentito il vostro sostegno»

Il Papa all’Angelus pensa a chi soffre.

di Giovanni Chiriatti

«Questa esperienza mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia». Sono le parole che Leone XIV ha scelto domenica 18 ottobre 2026, affacciandosi dalla finestra del suo studio nel Palazzo apostolico per la recita dell’Angelus, davanti a oltre quindicimila fedeli riuniti. Il giorno prima il Papa era stato dimesso dal Policlinico Gemelli, dove il 13 ottobre era stato operato per un adenocarcinoma polmonare individuato in fase molto iniziale. Mercoledì 21 ottobre i medici hanno comunicato che la malattia era localizzata e che non era necessaria alcuna ulteriore terapia.

Oltre alla cronaca clinica, a colpire è stato il modo in cui il Pontefice ha vissuto e raccontato questi giorni. Tutto era cominciato con un annuncio fatto in prima persona, all’Angelus dell’11 ottobre: nessun comunicato filtrato, ma la voce del Papa che spiegava ai fedeli la scoperta di un nodulo al polmone e la decisione di operarsi, chiudendo con una richiesta semplice: «Mi affido alla vostra preghiera!». Una settimana dopo, davanti alla stessa piazza, il cerchio si è chiuso con un ringraziamento: «Ho sentito davvero il vostro sostegno. Grazie!».

Nelle sue parole non c’è solo gratitudine verso chi ha pregato, verso i medici, gli infermieri e il personale del Gemelli. C’è soprattutto uno sguardo che si allarga. Vivere la malattia in prima persona ha reso il Papa più vicino a chi la affronta ogni giorno, spesso senza clamore e senza applausi. Tra i fedeli in piazza, come ha raccontato Vatican News, c’era anche una coppia la cui figlia combatte lo stesso tumore. Leone XIV ha poi assicurato che riprenderà “gradualmente” le proprie attività: «sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere».

Questa trasparenza ha radici profonde. Come ha ricostruito Vatican News in un approfondimento firmato da Fabio Colagrande, i Papi del Novecento hanno parlato della propria salute in modi diversi, ma sempre trasformando la fragilità in un messaggio. Il 1° novembre 1967 Paolo VI ringraziò i fedeli per “l’interessamento” alla sua salute, senza descrivere l’intervento alla prostata che avrebbe affrontato tre giorni dopo, con l’équipe del chirurgo Pietro Valdoni, in una sala operatoria allestita nel Palazzo apostolico, e preferì meditare sulla speranza cristiana.

Giovanni Paolo II scelse invece di condividere molto di più con i fedeli. Il 17 maggio 1981, quattro giorni dopo l’attentato in piazza San Pietro, parlò in un messaggio registrato dal Gemelli: perdonò l’attentatore e offrì le sue sofferenze per la Chiesa e per il mondo. Il 12 luglio 1992, all’Angelus, annunciò con una “confidenza” il ricovero per accertamenti, prima dell’intervento per un tumore benigno all’intestino. E il 29 maggio 1994, dopo la frattura del femore, ringraziò medici e infermieri e definì i fedeli una “comunità di preghiera”.

Diverso fu il gesto di Benedetto XVI, che l’11 febbraio 2013 annunciò la rinuncia al pontificato senza parlare di diagnosi, ma riconoscendo che il «vigore sia del corpo, sia dell’animo» era diminuito, e indicando nella preghiera la via per continuare a servire la Chiesa. E poi Francesco, che l’11 luglio 2021 recitò l’Angelus dal balcone del decimo piano del Gemelli, una settimana dopo l’intervento al colon, ricordando l’importanza di «un buon servizio sanitario, accessibile a tutti» e invitando a pregare per i malati.

Leone XIV si inserisce in questa storia con uno stile proprio: un annuncio fatto prima dell’intervento, una comunicazione puntuale durante il ricovero, un ringraziamento pubblico al ritorno. Una scelta che restituisce al Papa una dimensione profondamente umana, quella di un uomo che si cura, che attende gli esiti, che chiede di essere accompagnato. Forse è questo il messaggio più forte delle ultime settimane. In un tempo che tende a nascondere la malattia, il Papa l’ha nominata, l’ha affrontata e l’ha condivisa. E il suo esempio ricorda che la fragilità non è una sconfitta, ma un luogo in cui si può scoprire la vicinanza degli altri.

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