A Gerusalemme il cardinale Pizzaballa apre un tavolo permanente tra israeliani e palestinesi: il dialogo riparte dal linguaggio, prima ancora che dalla politica
di Giovanni Chiriatti
A tavola ci si siede per mangiare, per stare in compagnia, per parlare del più e del meno, per ridere e scherzare. Difficilmente ci si siede con chi non ci piace o con qualche ospite non gradito. Deve aver pensato questo il Patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa quando ha istituito il forum permanente “Within your gates: the forum for the universal vocation of Jerusalem“, un “tavolo” di confronto stimolante e produttivo tra popoli, tra i quali non scorre tanta sintonia: israeliani e palestinesi – ma non solo. Promossa dal Patriarca e dall’Università di Notre Dame, l’iniziativa punta a riaprire un dialogo tra le parti, cercando un confronto su varie tematiche – non soltanto sulle tensioni sempre crescenti – tra intellettuali di ambo le parti, non escludendo però anche i cattolici, presenti e importanti all’interno dello scacchiere geografico e geopolitico mediorientale. Ad aprire l’iniziativa, il tema sulla comunicazione e il linguaggio dal titolo “Words that Open and Close Hearts” (Parole che aprono e chiudono i cuori), sottolineando come, le stesse parole pronunciate da attori differenti, possano effettivamente assumere un significato diverso: attacco, terrorismo, conflitto, ostaggi, resistenza, lotta, sono tutte parole comuni che, in base al contesto, vengono interpretate in maniera differente: la scelta non è casuale, visto che questo conflitto non è nato da episodi relativamente recenti, come l’attacco del 7 ottobre 2023, ma affonda le sue radici in tempi più remoti e si porta dietro ferite profonde dove, un linguaggio più consapevole, potrebbe effettivamente, col tempo, aiutare a dare una forma concreta a ciò che è accaduto, sperando di migliorare la prospettiva di ciò che accadrà.
Inaugurato il 7 settembre, i primi a sperimentare il dialogo all’interno di questa iniziativa, sono stati la storica israeliana delle religioni Karma Ben-Johanan e il filosofo musulmano Sari Nusseibeh. A dare l’input sull’argomento da trattare, ovviamente, il Cardinale Pizzaballa il quale precisa che tale opportunità non nasce per sostituirsi alle trattative dirette di tregua e pace tra le due realtà, ma solo per fare una piccola breccia nel muro tra i due popoli, sperando che ciò, con il tempo, possa portare a un confronto sempre più proficuo e pacifico, seme di una possibile riappacificazione. Non uno strumento politico, insomma, ma culturale, dove diversi punti di vista si scontrano, si incontrano e si chiariscono, mettendo al centro in particolare il benessere di chi popola Gerusalemme, centro spirituale e culturale per cristiani, musulmani ed ebrei. A essere coinvolte sono svariate materie: teologia, filosofia, storia, scienze politiche, architettura, letteratura e management. Oltre al Cardinale, anche Daniel Schwake, Direttore del Notre Dame Jerusalem, ci ha tenuto a prendere le distanze dal compito politico e diplomatico, sottolineando che loro “Non hanno una voce unica, né interesse a presentare soluzioni politiche”.
Il Patriarca della Città Santa ha voluto inoltre precisare la posizione realistica del Forum affermando che “Parlare di pace in questo momento mi sembra qualcosa di desiderato sicuramente, ma di non reale”. La polarizzazione, l’odio e la sfiducia nei confronti delle istituzioni – continua a osservare Pizzaballa -, non hanno fatto altro che rafforzare la tendenza comunitaria alla difesa soltanto della propria storia e del proprio dolore, rendendo molto più difficile accogliere quello dell’altro.
Ma è proprio per questo che iniziative del genere sono necessarie: creare dei luoghi diversi da quelli della politica quotidiana, all’interno dei quali posizioni lontane possono incontrarsi senza però sentire il dovere di produrre un accordo, è fondamentale.
Pizzaballa ricorda che Gerusalemme non appartiene esclusivamente a una comunità. La città svolge una funzione particolare proprio perchè cristianesimo, ebraismo e islam vi concentrano una parte decisiva della propria memoria storica e culturale: “La missione di Gerusalemme terrena è quella di diventare l’immagine e lo specchio della Gerusalemme celeste” ha concluso Sua Eminenza, dimostrando ancora una volta la capacità del Vaticano di intercettare, spesso meglio degli organismi politici, dissapori, umori e bisogni sociali.



