La Laudato Si’ chiama Ischia
C’è una parola che spesso rischia di diventare un guscio vuoto, specialmente quando si parla di ambiente e di futuro: “speranza”. Aspettare che le cose cambino da sole, sperare che il clima si assesti, confidare che qualcun altro, prima o poi, risolva i problemi al posto nostro. Ma la speranza, se resta un sentimento passivo, rischia di trasformarsi in una forma sottile di rassegnazione. È per questo che lo slogan della Settimana Laudato Si’ di quest’anno (17-24 maggio) suona come una scossa necessaria e potente: “Dalla speranza all’azione”.
A undici anni dalla pubblicazione dell’Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune, l’invito non è più solo quello di riflettere o di indignarsi per ciò che non va. Come ha ricordato di recente anche la nostra Chiesa locale sulle pagine di Avvenire, la cura della Terra e la qualità della vita non sono più opzioni secondarie, ma “priorità assolute”. Il Papa ci ha chiesto di muovere le mani, di cambiare i nostri passi quotidiani. E per noi che viviamo a Ischia, questo appello non è una teoria distante; ha un peso specifico, un odore di terra e di mare, e un’urgenza del tutto particolari.
Vivere su un’isola come la nostra significa toccare con mano, ogni singolo giorno, il legame indissolubile e delicatissimo che esiste tra l’essere umano e la natura circostante. Ischia è una terra di straordinaria, sfacciata bellezza, ma è anche un territorio fragile, che porta addosso i segni di ferite profonde e recenti. Gli eventi degli ultimi anni ci hanno dimostrato, con la durezza della realtà, che la cura dell’ambiente non è un hobby per idealisti o un lusso per il tempo libero. È una questione di sicurezza, di sopravvivenza, di rispetto profondo e di amore per chi ci vive accanto.
In questo contesto isolano, il concetto di “cura” smette di essere un termine astratto e diventa sinonimo di una parola fondamentale: “limite”. Curare Ischia significa innanzitutto comprendere e rispettare i suoi limiti naturali. Capire dove ci si deve fermare, non consumare il territorio oltre il dovuto, non violentare i versanti delle nostre montagne per un tornaconto immediato. Questa è la prima vera azione concreta che ci viene chiesta: riconoscere che le risorse non sono infinite e che la terra ha i suoi diritti. Curare l’isola significa proteggere i suoi sentieri interni, difendere la limpidezza del suo mare, ma significa anche riscoprire quel senso di comunità autentica che ci fa sentire tutti responsabili dello stesso pezzo di roccia, di tufo e di acqua. Non può esserci vera qualità della vita se continuiamo a ignorare la fragilità dell’ecosistema che ci ospita.
Spesso pensiamo che passare all’azione richieda necessariamente gesti eroici, grandi investimenti o rivoluzioni burocratiche. Certamente la politica e le amministrazioni locali devono fare la loro parte, pianificando con lungimiranza e proteggendo il territorio con leggi giuste. Ma la Laudato Si’ si rivolge soprattutto a ciascuno di noi, nell’intimità delle nostre case e nelle nostre abitudini quotidiane. L’ecologia integrale di Papa Francesco è un’ecologia del quotidiano, strettamente legata a un’economia civile, che mette al centro la persona e il lavoro dignitoso, unico vero generatore di pace sociale.
Cosa significa, allora, agire qui e ora, a Ischia?
Significa, ad esempio, custodire il territorio in modo attivo. Partecipare a una giornata di pulizia delle spiagge o dei sentieri del Monte Epomeo non è solo un favore che facciamo alla cartolina turistica dell’isola, è un modo per riappropriarci dei nostri spazi, per dire “questo luogo mi appartiene e io appartengo a lui”.
Significa scegliere la prossimità: sostenere l’economia dei nostri agricoltori e pescatori, ridurre drasticamente l’uso della plastica monouso che finisce inevitabilmente per soffocare i nostri fondali, e gestire l’acqua con una parsimonia quasi sacra, sapendo quanto sia preziosa e complessa la gestione delle risorse idriche su un’isola.
Significa ridurre, per quanto possibile, l’uso dell’automobile: due passi in più a piedi fanno bene alla salute nostra e dell’isola perché riducono l’inquinamento e sono un ottimo esercizio fisico e di socialità.
Infine, significa coltivare un’attenzione educativa nelle nostre famiglie. Non dobbiamo trasmettere il rispetto per l’ambiente come un elenco noioso di divieti e regole da seguire per evitare una multa, ma come l’unico modo possibile per garantire un futuro ai nostri figli su questa stessa terra.
La Settimana Laudato Si’ è un faro che si accende per qualche giorno, ma la nostra isola resta qui, sotto i nostri occhi, anche quando i riflettori si spengono. Trasformare la speranza in azione significa decidere, ogni mattina, da che parte stare. Possiamo scegliere la strada più comoda: quella di chi guarda il paesaggio dal finestrino, si lamenta di ciò che non funziona e aspetta che siano gli altri a fare la prima mossa. Oppure possiamo scegliere la strada dell’azione, quella di chi, nel suo piccolo e senza fare rumore, decide di piantare un seme di cambiamento nella propria giornata.
La nostra Ischia merita questo sguardo nuovo. Un’attenzione incisiva e coraggiosa, fatta di gesti concreti, di rispetto per i confini naturali e di un profondo senso di responsabilità. La bellezza dell’isola ci è stata consegnata in dono; difenderla e farla rifiorire attraverso le nostre azioni è l’unico modo che abbiamo per ringraziare e per restare umani.



