You take what you need
And you leave the rest
But they should never
Have taken the very best

[Prendi ciò di cui hai bisogno
E lascia il resto
Ma non avrebbero mai dovuto
prendere il meglio]

Robbie Robertson (The Band), The Night They Drove Old Dixie Down

Domenica 21 settembre, [a Mestre], oltre mille persone si sono riunite per rendere omaggio a un giovane ucciso violentemente mentre difendeva la sua comunità. Nessun discorso. Nessuna telecamera. Nessun politico. L’omicida era uno straniero, ma non ci sono state parole di condanna per gli immigrati. Al posto di tutto questo, si è tenuta una cena comunitaria. Un anno dopo questo tragico evento, la gente ha portato cibo, famiglia e sentimenti in una tavolata all’aperto per ricordare Jack.

Il 20 settembre 2024, Giacomo Jack Gobbato, un ventiseienne, si trovava a passare in Corso del Popolo a Mestre con un amico, Sebastiano Bergamaschi, quando i due assistono a un incidente nella strada vicina: una donna è colpita alla testa e derubata della borsa da Serghiei Merjievschii. Jack e il suo amico si lanciano immediatamente all’inseguimento del criminale. Jack arriva per primo. Merjievschii estrae un coltello e accoltella Jack. Al cuore. Uccidendolo sul colpo. E poi ferisce Sebastiano.

Merjievschii, recentemente condannato all’ergastolo per questo crimine, continuò la sua violenza, aggredendo e derubando un’altra donna a soli duecento metri dal luogo in cui aveva appena ucciso Jack. Fu poi catturato da tre passanti, che lo consegnarono alla polizia.

L’omicidio di Jack suscitò una grande emozione a Mestre, dando vita, tra le altre cose, a un grande corteo che vide la partecipazione di 107 tra associazioni locali, sindacati e gruppi di attivisti e migliaia di persone. Sul luogo dell’omicidio è stato eretto un memoriale, che ancora oggi continua a essere adornato con striscioni, foto e fiori in memoria di Jack.

Un anno dopo la sua prematura scomparsa, la popolazione di Mestre si è nuovamente schierata al fianco di Jack. Anche per chi non lo ha mai conosciuto, questa pubblica dimostrazione di solidarietà, comunità e unità di fronte alla tragedia è stata una potente manifestazione di umanità, così come lo è stato il gesto altruistico di Jack quella terribile notte di un anno fa.

Chi scrive queste note, da americano, ha trovato l’evento ancora più toccante per il netto contrasto che offriva con un’altra commemorazione che si stava svolgendo esattamente in quel momento, lontano, in Arizona, per ricordare un altro giovane ucciso violentemente, sebbene per ragioni molto diverse da quelle di Jack. La commemorazione di Charlie Kirk era l’esatto opposto della nostra piccola cena comunitaria, apolitica e areligiosa: era un gigantesco spettacolo tenutosi in uno stadio, con celebrità e politici che si affidavano pesantemente alla retorica del cristianesimo americano e dichiaravano con veemenza di essere ora in guerra. Persino il Presidente degli Stati Uniti era lì sul palco. Donald Trump si è rivolto alla folla, pronunciando queste parole, che rimarranno impresse nella storia americana:

“Odio i miei avversari e non voglio il meglio per loro. Mi dispiace.”

Nel frattempo, a migliaia di chilometri di distanza – un’intera civiltà che si direbbe quindi lontana da lì – qui a Mestre, ricordavamo Jack in un modo che – come ha dichiarato suo padre alla stampa locale – “lo avrebbe reso orgoglioso”. Abbiamo cenato insieme, sotto uno striscione che recitava:

“Contro paura e odio scegliamo solidarietà e azione”

Riposa in pace, Jack, e grazie per la tua umanità, e per avere ispirato tanti di noi. Non sarai dimenticato.

di Paul Rosenberg,Ytali

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