La foresta continua a crescere

Dopo aver dedicato la nostra riflessione di domenica scorsa a un evento che ha toccato la Chiesa universale, torniamo alla nostra Chiesa locale, volgendo lo sguardo al mese che è passato. Il mese di giugno, infatti, è stato, alla luce del Cuore di Gesù, un tempo di Grazia ricchissimo per la nostra Chiesa diocesana e la nostra isola. Un mese fecondo, in cui il nostro don Ivan ha ricevuto il secondo grado dell’Ordine Sacro con l’ordinazione presbiterale e, ancor prima, due dei nostri seminaristi, Angelomaria e Francesco, sono stati istituiti lettori. Occasioni di Grazia che quasi ci impongono di volgere, con rinnovato slancio, il nostro sguardo al tema delle vocazioni. Ci perdonerà il lettore attento di questo giornale, che vede ritornare periodicamente, quasi come un mantra assillante, questo tema. In fin dei conti è una piccola e incapace risposta a quell’invito pressante e, nonostante i secoli, sempre vivo del Maestro: “Pregate il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe”. E Lui, dopotutto, invitava a una preghiera che fosse sempre incessante. Rispondiamo oggi a questa chiamata, tracciando un filo rosso che lega questi due eventi di Grazia e la personale e quotidiana fatica di ognuno nel mettersi alla sequela del Signore. Un filo che idealmente annodiamo a tre capisaldi, sperando che essi sempre più fondino e sostengano la nostra vita di credenti.

Eucarestia. Angelomaria e Francesco hanno ricevuto il ministero del lettorato nella vigilia della solennità del Corpo e Sangue del Signore. Debole potrebbe sembrare il legame tra questo giorno e questo ministero. In realtà, a ben pensarci, il ministero del lettorato non è semplicemente una “abilitazione” per poter leggere le letture nelle celebrazioni. Sarebbe svilente vederlo come un lasciapassare o un “certificato di garanzia per il lettore autorizzato della domenica”. Essere lettore – lo ha ricordato Mons. Villano nella sua riflessione – significa essere annunciatori: discepoli che non tengono per sé il molto che hanno ricevuto, ma, con gioia, lo donano al mondo, annunciando Cristo e il suo Vangelo. Donazione totale, annuncio di una Salvezza attesa e davvero giunta: non può non ricordarci l’Eucarestia, promessa di presenza anche nell’assenza, dono totale di sé nell’umiltà di pane e vino, annuncio di un Dio che non abita olimpi inaccessibili, ma si fa presente ogni giorno, su ogni altare, in delle fragili specie. E don Ivan quel pane e quel vino, quegli umili segni destinati a diventare Corpo e Sangue di Cristo, li ha ricevuti dalle mani del Vescovo, dopo la vestizione degli abiti sacerdotali e l’unzione delle mani col Crisma. A lui, come a tutti i presbiteri, l’immenso dono di poter rendere presente il Maestro in quel pezzo di pane e in quel sorso di vino. L’immensità di Dio che sceglie di farsi carne, di farsi pane: l’annuncio di speranza e salvezza più sconvolgente e dirompente di ogni tempo.

Parola. Angelomaria e Francesco hanno ricevuto il libro delle Scritture tra le loro mani. È stata la Chiesa, tutta racchiusa nelle mani del Vescovo Carlo, a donare loro quelle pagine. È stata la Chiesa a conferire loro la missione di diventare, in un mondo sempre più lontano dal messaggio di Cristo, profumo di Vangelo e di speranza, segno di novità e, perché no, di scandalo, per delle orecchie che non sono più attente e degli occhi sempre troppo distratti. Don Ivan, poi, nella sua ordinazione, è stato quasi “avvolto” da una Liturgia della Parola che, ricalcando l’immagine di Giovanni il Battista, lo ha invitato a seguire sempre le vie del Signore: vie inaspettate, vie nuove, vie quasi di anticonformismo, vie che incutono anche un po’ di paura, eppure vie che sono Sue… Sono le vie di un Dio che guida la mano che scrive su quella tavoletta di cera il nome di Giovanni, per dare un nuovo nome, per aprire la porta alla Salvezza che viene.

Ecclesialità. Al di là di ogni possibile riflessione teologica che può suscitare questo termine – lasciamo ogni cosa in merito a chi ha adeguate competenze – possiamo, senza ombra di dubbio, dire che questi due momenti sono stati due veri momenti di Chiesa. Due celebrazioni in cui ci siamo sentiti Chiesa, raccolti sotto lo sguardo del Pastore, per accompagnare dei suoi figli a un incontro sempre più vivo, sempre più profondo, sempre più autentico con Dio. Chiesa in cammino sulle strade di una storia che sembra correre a gambe levate, ma che non può fare a meno di qualche briciola di pane spezzato, di qualche brandello di Parola annunciata, di sentirsi Chiesa “una nell’Uno”. Ancora una volta, nessuna parola potrebbe bastare se non un canto di ringraziamento a Dio, Pane-Parola-Chiesa. Mi sembra adeguato concludere con le parole che don Ivan, a proposito della nostra Chiesa di Ischia, ha usato al termine della sua prima solenne Celebrazione Eucaristica, ringraziando i presenti: «Fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce». Troppo spesso abbiamo occhi e orecchie solo per l’albero che cade e, fragorosamente, risveglia le coscienze assopite. Sforziamoci di sentire il silenzioso fiorire di una Chiesa che continua ad ascoltare, ad accogliere e ad amare. Accompagniamo, ogni giorno, con insistenza, il fiorire di una Chiesa giovane che cammina, che si forma e che sperimenta l’incontro con un Dio a cui sceglie di donare tutta sé stessa. «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.»

Articoli correlati

Il Sentiero dell’Anima

Quando la riconoscenza diventa un gesto concreto C’è una montagna all’orizzonte. Prendiamo un binocolo per osservarla meglio, ma l’immagine è sfocata. Le lenti non sono ancora regolate. Solo mettendo a