Per la dignità della persona e il bene della Campania

​L’appello dei Vescovi della regione: un sussulto di responsabilità che unisce l’etica e il sociale per ricucire i territori feriti.

Pompei, 6 luglio 2026 – Non un elenco catastrofista di emergenze, né una ricetta tecnica calata dall’alto, ma un manifesto programmatico di speranza, sussidiarietà e prossimità. Nella torrida mattinata del 6 luglio, la Conferenza Episcopale Campana (CEC) si è riunita a Pompei per presentare una parola forte, corale e non ideologica: l’appello «Per la dignità della persona e il bene della Campania».

​Nato nel solco del magistero di Papa Leone e ispirato dalle sue visite nella regione, il documento rappresenta una presa di posizione compatta di una delle conferenze episcopali più numerose d’Italia. A illustrarne le linee direttrici sono stati il presidente della CEC, monsignor Antonio Di Donna (vescovo di Acerra), e il segretario, monsignor Antonio De Luca (vescovo di Teggiano-Policastro e delegato per la Carità), affiancati da numerosi confratelli vescovi e dai rappresentanti della società civile e degli organismi pastorali.

​L’incipit dell’appello parla chiaro: le Chiese della Campania non possono lasciare cadere la parola consegnata dal Santo Padre durante i suoi passaggi a Pompei, Napoli e Acerra. Papa Leone ha richiamato tutti a un «sussulto di dignità e di responsabilità», invitando a porre il bene comune al di sopra degli interessi di parte.

​I pastori campani hanno avvertito il dovere di raccogliere e rilanciare questo messaggio, declinandolo in un esame di coscienza collettivo che interpella sia le istituzioni sia la stessa comunità ecclesiale. «Ci sta a cuore la Campania», ripetono i vescovi come un ritornello profondo. Nelle loro parole c’è lo sguardo ravvicinato sulle famiglie, sui giovani, sui anziani, sui malati, ma anche sulle periferie esistenziali: i detenuti, i migranti, i Rom, chi abita le aree interne dimenticate e chi calpesta terre ferite dall’inquinamento e dall’illegalità.

​Il comunicato scritto mostra chiaramente l’impostazione dei Vescovi. Il cuore teologico e sociale dell’intervento di monsignor Di Donna risiede infatti nel rifiuto di ogni frammentazione della dignità umana. Il presidente della CEC ha usato parole nette per denunciare una deriva culturale ed ecclesiale che definisce «schizofrenica»: la tendenza a dividere i credenti tra coloro che si preoccupano esclusivamente dei temi eticamente sensibili (come l’inizio e il fine vita) e coloro che si dedicano alle sole problematiche sociali (come la povertà o l’immigrazione).

​«Per noi la vita è tutta intera – ha scandito con vigore Di Donna durante la conferenza stampa –. Va custodita quando nasce, quando è fragile, quando è malata, ma anche quando è ferita dalla solitudine, minacciata dallo sfruttamento o privata di futuro». L’appello cita un passo illuminante di Papa Francesco per ribadire questa unicità: è attentato alla vita la piaga dell’aborto, ma lo è altrettanto lasciar morire i fratelli sui barconi nel Canale di Sicilia, la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza, la piaga della guerra, la violenza, l’eutanasia. Chi si professa cristiano deve accogliere il Vangelo nella sua integralità: «Ero forestiero e mi avete ospitato». Senza condizioni, senza sconti.

​Il testo tocca con essenzialità nodi incandescenti dell’attualità regionale, evitando trattazioni accademiche per privilegiare l’enunciazione profetica:

  • La salute e la sanità: Le disuguaglianze territoriali ed economiche stanno minando il diritto alla cura, colpendo i più fragili e alimentando una dolorosa “emigrazione sanitaria” verso altre regioni per poter ricevere un’assistenza migliore.
  • La condizione delle carceri: Il disagio dei detenuti, delle famiglie e del personale penitenziario richiede percorsi che superino la logica della mera custodia, aprendosi alla giustizia riparativa, alla dignità e al reinserimento.
  • Accoglienza e integrazione: C’è forte preoccupazione per i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e per il rischio che persone e popoli vengano percepiti come “problemi da respingere” anziché come volti da incontrare e integrare secondo giustizia e legalità.
  • Il lavoro povero e il caporalato: I vescovi denunciano con forza ogni forma di economia che sacrifica l’uomo al profitto o alla convenienza, ricordando la sofferenza dei senza fissa dimora, delle famiglie povere e dei lavoratori sfruttati.
  • ​Lo spopolamento delle aree interne: Viene evidenziata la fatica dei territori che rischiano di essere lasciati ai margini del futuro a causa della chiusura di servizi essenziali e presìdi educativi.
  • La Terra dei Fuochi: Rimane aperta la ferita dell’inquinamento causato dall’illegalità e dalla camorra, legato alle conseguenze dello smaltimento illecito dei rifiuti industriali. Una piaga che richiede una prevenzione rigorosa e una bonifica morale e ambientale.
  • ​Il disagio giovanile: La violenza minorile e la povertà educativa descrivono una disaffezione preoccupante delle nuove generazioni alla partecipazione civile.
  • L’abbattimento delle case: Un tema delicato inserito per sollecitare criteri di discernimento umani. Pur ribadendo il fermo no all’illegalità, i pastori esprimono dolore per quelle situazioni in cui l’abbattimento colpisce l’unica abitazione di nuclei indigenti, lasciandoli sul lastrico senza alternative.

​I vescovi chiariscono di non voler offrire soluzioni tecniche o sostituirsi alle Istituzioni. Rivolgono però un appello esigente agli amministratori e ai rappresentanti politici. A quanti si dichiarano cattolici viene chiesta coerenza, coraggio e la capacità di tradurre i princìpi della Dottrina sociale della Chiesa in scelte concrete prima che si giunga alle decisioni legislative. La Chiesa campana offre la propria disponibilità a un confronto leale, ma avverte: se il colpo non arriva, i pastori non resteranno indifferenti dinanzi a scelte che incidono profondamente sulla vita delle persone, specie dei più poveri.
​La conferenza stampa ha offerto anche un’importante riflessione ad intra, stimolata dai quesiti dei giornalisti. La Dottrina sociale della Chiesa stenta ancora a diventare predicazione ordinaria nelle nostre parrocchie. L’auspicio dei pastori è che questi temi legati alla giustizia, alla legalità e alla cura del creato entrino stabilmente nella catechesi ordinaria e nella pietà popolare, perfino nelle omelie delle feste patronali o dei tridui, superando ogni dualismo tra fede e vita.

​L’appello di Pompei non si esaurisce nello spazio di una giornata. Come sottolineato da monsignor De Luca, l’obiettivo è trasformare questa rete di ascolto (alimentata quotidianamente dai centri di ascolto e dalle Caritas) in un cammino permanente. Le dodici commissioni della Conferenza Episcopale Campana saranno allertate per tradurre le denunce in tavoli di studio e confronto. L’orizzonte, a medio termine, è la stesura di una vera e propria Lettera Pastorale Regionale capace di tracciare un progetto organico per la Chiesa campana, sul modello dei grandi documenti storici per il Mezzogiorno.

​In un momento in cui la cronaca registra tensioni emblematiche – come l’occupazione della cattedrale a Napoli proprio nelle stesse ore da parte di disoccupati in cerca di lavoro – la Chiesa della Campania sceglie di stare nel mezzo delle ferite del suo popolo. Lo fa imitando il Samaritano: chinandosi con discrezione, mettendo a disposizione le proprie risorse e indicando nella dignità della persona l’unica bussola per evitare il naufragio sociale.


Il video dell’incontro

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