Continuando le riflessioni sul documento Sacrosanctum Concilium, Papa Leone XIV puntualizza l’importanza del mistero eucaristico: «… Per i cristiani, prendere parte alla mensa del Signore significa infatti “essere formati dalla Parola di Dio, ristorarsi alla mensa del Corpo del Signore, rendere grazie a Dio”. È ricevendolo nella sua Parola e nell’Eucaristia che diventiamo ciò che riceviamo. Diventiamo il Corpo di cui il Capo è il Cristo risorto, assiso alla destra del Padre, il quale ci prepara un posto nei cieli: l’Eucaristia è così il sacramento del Regno che viene. È il Pane del cammino, che ci conduce verso la Patria celeste, fino al giorno beato in cui “Dio sarà tutto in tutti”. L’assemblea liturgica offre il Sacrificio “non solo per le mani del sacerdote, ma anche unita a lui”. In questa prospettiva, l’Eucaristia è la forma del sacrificio spirituale dei cristiani, in quanto via dell’unione con Dio e dell’unione reciproca. Partecipandovi, essi imparano “ad offrire sé stessi e, di giorno in giorno, a essere consumati, per mezzo di Cristo, nell’unità con Dio e tra di loro”. Così, incorporandoci a Cristo, l’Eucaristia ci insegna ad adottare lo stile di vita del Signore Gesù stesso, contrassegnato dal dono gratuito di sé.

Questo dono ci fa entrare, perciò, nella dinamica dell’unità, che offre un potente antidoto ai fermenti di divisione che minano il nostro mondo, le nostre comunità, le nostre famiglie, il nostro cuore. Carissimi, quando partecipiamo all’Eucaristia siamo invitati ad ascoltare la Parola di Dio e a nutrirci alla mensa del Signore, dove Lui stesso si offre al Padre. Queste due parti della Messa, la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica, “sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto”. Per quanto riguarda la Parola, bisogna ricordare che non si tratta soltanto di acquisire un sapere intellettuale sulle Scritture, ma di ricevere la Parola “viva ed efficace”, rivolta da Dio a tutti e al tempo stesso a ciascuno, Parola che nutre e alimenta insieme al Pane eucaristico e ci fa passare dalla decadenza del peccato alla vita nuova in Cristo. “L’Eucaristia ci apre all’intelligenza della Sacra Scrittura, così come la Sacra Scrittura illumina e spiega a sua volta il Mistero eucaristico” (Benedetto XVI, Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 55)».

Non esiste santo che non abbia amato profondamente l’Eucaristia, tra questi si distingue in modo eccellente il nostro santo, Francesco d’Assisi. “Francesco sentiva tanta riverenza e devozione per il corpo di Cristo, che avrebbe voluto scrivere nella Regola che i frati ne avessero ardente cura e sollecitudine nelle regioni in cui dimoravano, ed esortassero con insistenza chierici e sacerdoti a collocare l’Eucaristia in luogo conveniente e onorevole. Se gli ecclesiastici trascuravano questo dovere, voleva che se lo accollassero i frati. Anzi, una volta ebbe l’intenzione di mandare, in tutte le regioni, alcuni frati forniti di pissidi, affine di riporvi con onore il corpo di Cristo, dovunque lo avessero trovato custodito in modo sconveniente. Sempre ispirato dalla reverenza al Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, avrebbe voluto inserire nella Regola l’esortazione: «Dovunque i frati trovassero degli scritti con le parole e i nomi del Signore non dignitosamente conservati o giacenti dispersi in luoghi impropri, li raccogliessero e mettessero da parte, per onorare il Signore nelle parole da Lui pronunciate. Molte cose infatti sono santificate per mezzo della parola di Dio, e in virtù delle parole di Cristo viene attuato il sacramento dell’altare».

Queste direttive non furono però accolte nella Regola, perché i ministri non giudicarono opportuno di farne un obbligo ai frati. Tuttavia il Santo volle lasciare, nel Testamento e in altri suoi scritti, l’espressione della sua volontà su questo punto. Volle inoltre che altri frati percorressero tutte le regioni della cristianità, muniti di belli e buoni ferri per far ostie (FF 1635)”.

Papa Leone conclude: «Cari fratelli e sorelle, attingiamo con fede a questa fonte di vita divina e lasciamoci trasformare dal mistero che celebriamo».

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