La risposta della Chiesa campana
Quando la Chiesa si mette in ascolto della realtà, la cronaca si trasforma in un cammino comune. C’è un filo invisibile, ma robustissimo, che unisce le giornate dello scorso maggio all’appuntamento di lunedì 6 luglio, alle ore 11:00, presso la sede della Conferenza Episcopale Campana a Pompei. In quella occasione, i Vescovi della regione presenteranno il loro atteso Appello alle istituzioni, alla politica e alla società civile. È un testo che non nasce dal nulla, ma che rappresenta la risposta coraggiosa e matura delle nostre diocesi alle sollecitazioni profonde che Papa Leone XIV ci ha lasciato durante le sue recenti visite pastorali a Pompei, Napoli e Acerra.
Andare a rispolverare i giorni in cui il Santo Padre è stato tra noi significa ritrovare la bussola per il nostro presente. A Napoli e Pompei, proprio nel giorno del primo anniversario del suo pontificato, il Papa ha unito idealmente la partecipazione popolare ai grandi temi della fraternità e della pace.
Dapprima a Pompei, incontrando le realtà di disagio accolte nei centri del Santuario, e poi a Napoli – tra l’abbraccio del clero in Cattedrale e quello della cittadinanza in Piazza del Plebiscito –, il Pontefice ha parlato una lingua universale, che ha toccato le corde della giustizia, dell’uguaglianza e dei diritti per tutti.
Poco dopo, la sua presenza ad Acerra ha rimarcato la vicinanza della Chiesa alle ferite concrete del territorio e degli uomini.
Il Papa non è venuto a trovarci per lasciarci un’emozione passeggera, ma per scuotere le nostre coscienze. Ci ha ricordato che le fragilità della Campania non sono statistiche da esaminare, ma volti di persone da guardare negli occhi. Ha chiesto alla nostra comunità di non rassegnarsi, di non abituarsi alle difficoltà e di ritrovare la forza di una responsabilità collettiva.
Ed è proprio da questo sussulto che nasce l’Appello dei Vescovi: i nostri Pastori hanno sentito il dovere di non lasciar cadere quel seme. Davanti alle sfide che interrogano il presente e il futuro della regione, la Chiesa campana si fa voce propositiva e chiede a tutti un cambio di passo. Le grandi questioni che pesano sulla vita della nostra gente – la tutela della vita, la salute pubblica, la mancanza di un lavoro dignitoso, la piaga dell’illegalità, l’accoglienza e il contrasto alle povertà e alle disuguaglianze – vengono rilanciate dai Vescovi non come problemi separati, ma come un’unica grande responsabilità condivisa.
L’incontro di lunedì a Pompei, quindi, assume il valore di una convocazione. La Chiesa non parla da sola e non parla a sé stessa: chiama a raccolta gli amministratori, la politica, il terzo settore e le stesse comunità parrocchiali per avviare un cammino reale di ascolto e confronto.
L’obiettivo è chiaro: fare in modo che le sollecitazioni del Papa diventino impegni scritti, scelte amministrative lungimiranti e pratiche quotidiane di solidarietà. Prepararsi a questo appuntamento significa riscoprire che il bene della nostra terra ci appartiene e che, sulle tracce dei passi del Papa tra noi, siamo chiamati tutti a fare la nostra parte.

Lunedì 6 luglio 2026, alle ore 11:00, presso la Sede della Conferenza Episcopale Campana a Pompei (NA) sarà presentato l’Appello dei Vescovi della Campania alle Istituzioni, agli amministratori, ai rappresentanti politici, alla società civile e alle comunità ecclesiali.
L’Appello, maturato alla luce del messaggio consegnato da Papa Leone XIV durante la sua recente visita nella Regione, intende offrire un contributo di riflessione e una parola di speranza dinanzi alle sfide che interrogano il presente e il futuro della Campania.
I Vescovi richiamano la necessità di considerare le grandi questioni che segnano oggi la nostra terra come espressioni di un’unica responsabilità condivisa verso la dignità della persona e il bene comune: la tutela della vita, la salute, il lavoro, la legalità, l’accoglienza, la custodia del creato, il contrasto alle povertà e alle disuguaglianze.
L’Appello intende promuovere un percorso di ascolto e confronto, coinvolgendo quanti, a diverso titolo, condividono la responsabilità del bene comune, nella comune ricerca del bene della nostra terra.



