Questo articolo non ha un titolo

di Paola Mattera

Ne avrebbe uno troppo lungo per essere scritto in cima a una pagina. Perché il suo titolo è il nome di tutte le persone che hanno remato insieme durante questi giorni di grazia, senza lasciarsi vincere dalla stanchezza, certe che esiste un solo salvagente capace di sostenere ogni onda: Gesù Cristo.

Gesù non affidò il compito di guidare il suo gregge all’uomo più forte, ma a Simone, un pescatore fragile, impulsivo, capace di grandi slanci e di profonde cadute. «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,18). È il paradosso del Vangelo: Dio non costruisce sulla perfezione, ma sulla fragilità che si lascia trasformare dall’amore.

Forse non è un caso che abbia scelto proprio dei pescatori. Chi vive il mare conosce l’attesa, la fatica e il valore di una rete. Tirata a riva appare come un intreccio di fili e di nodi, quasi confuso. Eppure, è proprio quella trama a custodire la vita. Così è la Chiesa: ogni nodo è una persona, ogni filo una storia. Da soli siamo deboli, ma intrecciati dall’amore di Dio diventiamo una casa, il luogo in cui nessuno affronta il mare da solo.

Con questa certezza abbiamo vissuto la Solennità dei Santi Pietro e Paolo. Il cammino è iniziato il 24 giugno con il saluto al mare di San Pietro, nel giorno dedicato a San Giovanni Battista, per la prima volta su una piccola zattera: un’immagine di semplicità che sembrava riportarci sulle rive del lago di Galilea. Lo stesso giorno l’ordinazione presbiterale di don Ivan Aiello ci ha ricordato che ogni vocazione è un Dono per tutta la Chiesa, e la sua lo è stata in modo particolarmente percepito e condiviso.

L’Adorazione notturna del 25, guidata da don Raffaele Farina, ha avuto il fascino delle cose che accadono quando il mondo rallenta e il silenzio restituisce coraggio al cuore. È nella notte, quando cadono le maschere e ogni voce sembra più autentica, che il Signore riesce a raggiungerci più profondamente. Ci ha lasciato un’immagine destinata a restare: la nostra vita è una barca. Cristo non desidera salirvi come un semplice passeggero, la vuole tutta per sé. Non per escludere altri amori, ma perché solo chi appartiene interamente a Lui può imparare ad amare davvero. E se quella barca fossi proprio tu?

Il mare ha continuato a parlare nel pescato condiviso sulla spiaggia la sera seguente, nei gesti antichi della nostra gente, nelle tradizioni che custodiscono la memoria. E ha parlato anche attraverso l’arte. Il 27 i ragazzi dell’Oratorio “Duc in Altum” hanno portato in scena “Rione San(t)ità”. Per una sera, il sipario non si è aperto su una semplice rappresentazione, ma su una pagina di Vangelo. Il teatro si è fatto annuncio e, attraverso la storia di Pietro, uomo, prima ancora che santo, ci ha ricordato che Dio continua a scrivere la santità con l’inchiostro della tenerezza umana.

Le canzoni napoletane hanno dato voce alle nostre radici, mentre la Messa di mezzanotte, presieduta da don Angelo Rizzo, giunto da Lecce su invito del nostro parroco don Gioacchino, ha raccolto il senso di tutto il cammino. Ci ha ricordato che la fraternità è il volto concreto della Chiesa e ha ringraziato i giovani, motore di una comunità che continua a guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.

Il 29 giugno, durante la prima Messa di don Ivan nella nostra parrocchia, la pioggia ha cambiato tutti i programmi. Ma proprio lì il Signore ci ha raggiunti, nella corsa tra acqua e tuoni, disorientati. «E voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15). Attraverso le parole di don Ivan abbiamo compreso che Dio non cerca perfezione, ma autenticità. «Fa più rumore un albero che cade di una foresta che  cresce» La nostra comunità è come quella foresta: cresce nel silenzio di chi serve, di chi prega, di chi continua a credere e sognare. Il bene non fa rumore, ma costruisce. Grazie don Ivan!

E alla fine tutto ritorna al mare. Perché Pietro era un pescatore. Perché la Chiesa è nata su una riva. E perché ogni rete, quando viene tirata, mostra i suoi nodi: presi singolarmente sembrano inconsistenti; intessuti, reggono il peso di ciò che le onde consegnano alla vita.

E forse è proprio lì che era nascosto il titolo di queste righe: nell’intreccio di una rete. Nei volti di una comunità che continua a remare insieme in mare aperto, affidando a Cristo il timone.

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