Papa Leone a Lampedusa
Mentre scriviamo le nostre pagine online, gli occhi della Chiesa sono puntati su Lampedusa. Sabato 4 luglio, l’isola simbolo dell’accoglienza torna a essere il centro della geografia del Papa. Una visita pastorale breve ma dal valore profetico, scelta in una data fortemente simbolica: il 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Mentre i grandi della terra celebrano la storia e il potere, il Pontefice rimette i piedi sulla frontiera più esposta del Mediterraneo.
Il programma tocca i luoghi della memoria e della prossimità: l’omaggio floreale al cimitero dell’isola, la sosta alla “Porta d’Europa” e l’incontro al Molo Favaloro, per poi celebrare la Messa davanti all’antica immagine della Madonna di Portosalvo. Un evento che viaggia forte anche in rete, muovendosi sui social tra la polarizzazione della politica e la preghiera pulita della comunità ecclesiale, tutta concentrata sui concetti chiave di “confini” e “cura”.
Questo sbarco, tuttavia, non è un fatto isolato. Si lega a doppio filo con il cammino che il Papa sta portando avanti nel nostro Meridione. Lo abbiamo visto con i recenti viaggi a Pompei, a Napoli e ad Acerra: tappe ravvicinate, cariche di significato, capaci di scuotere le coscienze e di lasciare ripercussioni profonde sui territori.
Di questo respiro ideale e del “seguito” concreto che queste visite lasciano nelle nostre Chiese si parlerà lunedì 6 luglio a Pompei. Per la nostra comunità d’Ischia, isola aperta ma anch’essa esposta alle sfide e alle fatiche del mare, questo passaggio è una chiamata a diventare, ogni giorno, artigiani di cura verso gli ultimi.



