di Brunella Capuano e Angela Di Scala
Sotto un cielo terso, intensamente blu, sabato 13 giugno 2026 si è tenuta a Roma la Manifestazione Nazionale che porta più gioia in Italia: la Marcia per la Vita, interamente dedicata alla tutela della vita dal concepimento al suo temine naturale. Decine di migliaia di persone colorate e festose si sono ritrovate anche quest’anno in Piazza della Repubblica per difendere il valore inestimabile della vita.
Dal palco – montato perpendicolarmente alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri per rispetto verso l’ingresso del sacro tempio – è risuonata la voce gioiosa di un papà testimone grato verso Dio, i suoi genitori, la vita e sua moglie, per la nascita del loro bambino, nonostante non potesse vederne il volto a causa di una cecità congenita.
Dopo il ritrovo, il corteo è partito sfilando per le strade della capitale diretto a Piazza San Giovanni. Il trenino era già pieno di bimbi felici e di persone che necessitavano di star sedute. Gli striscioni erano in prima linea portati dai giovani che pregavano il S. Rosario cammin facendo. Seguiva il camioncino con gli altoparlanti e la musica.
Famiglie, gruppetti di signore e di signori di una certa età, ragazzi e ragazze coordinati da sacerdoti, seminaristi in talare con altoparlante e tamburo, gruppi di religiosi e religiose appartenenti a diverse realtà, suore che aiutavano le mamme portando i passeggini con i bimbi, associazioni, giovani che camminavano a ritmo del brano “Happy”: questo, il popolo della vita, squillante e armonico.
“Noi oggi siamo qui perché siamo la voce di quel battito di quei bambini nella pancia della mamma. Noi oggi siamo qui per dar voce a chi non ha una voce. Ogni vita è sacra e nessuno ha il diritto di interromperla. Nessuno”: ha spiegato Jacopo Coghe. “Noi qui stiamo per il futuro. Noi qui siamo mamme, papà, fratelli, sorelle, zii e nonni, perché non vogliamo lasciare ai nostri figli un mondo ingiusto. Un mondo che divide gli esseri umani in esseri umani di serie A e esseri umani di serie B. Un mondo che dice che se sei piccolino puoi essere ucciso, che se sei anziano puoi essere ucciso, che se sei malato puoi essere ucciso. No. Noi non vogliamo lasciare indietro nessuno!”: ha spiegato Maria Rachele Ruiu.
Oltre ai due portavoce di Pro Vita & Famiglia, sul palco allestito a San Giovanni – forse dieci volte più piccolo di quello del primo maggio ma certamente ricchissimo di sani valori – si sono succeduti: ospiti, testimonianze, musica e anche saluti scritti. Il dr. Massimo Gandolfini ha infatti letto la Lettera di saluto inviata dal Rev. Mons. Renzo Pegoraro, neoeletto da Papa Leone XIV presidente della Pontificia Accademia per la Vita.
“Volentieri saluto con una parola di incoraggiamento le migliaia di persone che ancora una volta scendono in piazza per dire Sì alla vita. È importante in questo tempo complesso e buio, ferito da troppa violenza e da un eccessivo culto della forza, che si elevi la nostra testimonianza nello scegliere la vita debole: da quella nascente custodita nel grembo materno a quella che si sta aprendo all’Eternità in un letto di ospedale. Questa nostra società plurale e democratica è il frutto complesso e maturo della storia dell’Occidente, la cui tradizione cristiana ha contribuito in modo decisivo. Ricordo a tale proposito il prezioso monito di Papa Leone XIV, qualche giorno fa al Parlamento spagnolo: «In questo senso – queste le parole del papa – se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà!» E’ la sfida che ogni giorno migliaia di volontari, di associazioni, di centri aiuto alla vita, affrontano aprendo le porte con affetto infinito a donne che hanno paura, che sono sole, che non ce la fanno e che non riescono a intravedere un futuro con un figlio. Questo agire sinfonico è una ricchezza di cui essere grati, che va preservata e apprezzata. La custodia della vita è possibile nella molteplicità delle sensibilità e nella diversità dei linguaggi: tutta da rispettare, tutta da sostenere. Estendo a tutti i convenuti alla marcia il mio più cordiale saluto e la mia riconoscenza per il vostro contributo”.
Subito dopo è intervenuto, sul palco della manifestazione, don Tonino Suetta Vescovo di Ventimiglia – San Remo che ha portato con sé – suonandola – una campana da viaggio. Ha informato che andando sul sito della sua diocesi è possibile ascoltare/vedere la campana che ogni sera suona puntualmente alle 20:00 dal 28 dicembre dello scorso anno. Ha ringraziato tutti per la presenza, la testimonianza e la condivisione. «Sono un po’ emozionato – ha detto – perché è dal ’78, l’anno in cui è stata promulgata la sciagurata 194, e allora ero giovane seminarista, che ho sempre seguito con il cuore e con impegno questo grande tema: il tema della vita. Sono contento di vedere quanta bella gente oggi ci sia qui ed è soltanto una piccola porzione del grande Popolo della vita: grazie per questo! Grazie, ve lo dico a nome di tutti i bambini che hanno potuto nascere per la preghiera, per la testimonianza, per l’aiuto concreto di tanti volontari. Pensiamo a tutte le situazioni in cui la vita oggi è calpestata nella sua dignità o è rifiutata. Pensiamo alla piccola Beatrice, alle tragedie della guerra, alla falsa solidarietà dell’eutanasia o del suicidio assistito. La campana è stata pensata per questo. La campana è un segno religioso, invita alla preghiera che è la forza più potente di fronte alle agenzie della morte che sembrano invincibili ma non lo sono. E poi la campana soprattutto vuole essere un grido che rompa la congiura del silenzio. Io credo che questo, un po’ diffuso in tutti gli ambienti, oggi sia il grande pericolo perché le agenzie della morte ci concederebbero anche di avere un pensiero diverso purché ce lo teniamo per noi. Ma noi non vogliamo. Allora dobbiamo essere squillanti e rumorosi, in senso armonico, come lo è una campana. E poi un incoraggiamento che oggi ci scambiamo reciprocamente perché portare avanti questa buona battaglia da soli sarebbe difficile e lo scoraggiamento ci potrebbe prendere. Insieme è meglio. Allora voglio dire anche a voi una parola di incoraggiamento per continuare a pregare, a testimoniare e ad aiutare. Voglio dire una parola di incoraggiamento alle mamme, ai papà che sono in difficoltà nell’accoglienza di una nuova vita. Voglio dire di credere nella vita. Voglio dire una parola di incoraggiamento ai medici, agli operatori sanitari perché siano custodi e testimoni della vita, in modo particolare un grazie e un incoraggiamento a tutti gli obiettori di coscienza. Voglio dare un incoraggiamento ai politici che si impegnano a portare avanti la buona causa della vita. È sempre sbagliato pensare di tutelare la vita cercando il male minore: è una trappola. Dobbiamo promuovere e annunciare la vita cercando il bene più grande. Questo è l’impegno. Per concludere una parola di incoraggiamento per tutti coloro che combattono con coraggio, con entusiasmo e talvolta anche con un po’ di sofferenza o un po’ di martirio la banalizzazione in cui è caduto l’aborto. La vita non va buttata nella spazzatura. Abbiamo una responsabilità nei confronti della vita.» Mons. Suetta ha poi proposto un minuto di silenzio orante per i bambini scartati, rifiutati o uccisi nel grembo materno, al termine del quale è risuonato potente il suono della campana! Veramente i brividi!
La vita non è un vestito da buttar via! Che ogni vita sia accettata! Lo racconta anche Andrea Bocelli che deve tutto all’accoglienza di sua madre, la quale scelse di fidarsi della vita e di non sottrarsi, nonostante i medici.
Ci auguriamo che tutte le parrocchie l’anno prossimo partecipino in massa alla Marcia della Vita. Il tema è importante e la presenza, anche di una sola persona in più, conta. La tua presenza conta!
Maria Madre della Vita preghi per noi e ci insegni ad accogliere la vita!



