Omelia del Vescovo Carlo in occasione del pontificale per la festività di San Vito Martire in Forio
Conformare la nostra vita a quella di Gesù, coerentemente con il dono della fede che abbiamo ricevuto con il Battesimo, ecco la sintesi semplice e perfetta della vita cristiana che il Vescovo ci ha ricordato nell’omelia per il pontificale celebrato a Forio in onore di san Vito Martire il 15 giugno scorso. Allo stesso modo ha ricordato perché celebriamo con tanto fervore la vita dei santi: esse ci mostrano in che modo sia possibile tale conformazione. La fede che abbiamo ricevuto grazie al Battesimo è una alleanza che il Signore stringe con noi, grazie al quale il nostro corpo diventa dimora del Signore. I santi – ha continuato il Vescovo – hanno saputo rispondere al dono della fede con la fedeltà della loro vita, fino al martirio. Ma anche la nostra vita può essere altrettanto fruttuosa, se sappiamo rispondere anche noi diventando testimoni della Parola e testimoni di fede.
Il Vescovo ha ricordato anche che, nel brano tratto dal Libro delle Cronache, che costituiva la Prima Lettura, c’è il racconto del popolo di Israele che trascurava il Tempio e rivolgeva le proprie attenzioni ad altri idoli. C’è sicuramente nel brano l’invito a non trascurare il Tempio, a prendersene cura così come viene fatto nella bella Basilica di San Vito, ma il richiamo più vero è a non trascurare la Chiesa come comunità viva e animata dal Vangelo. Curare la Chiesa significa percorrere le strade che ci insegnano i santi, ma soprattutto vivere quanto ci ha lasciato in eredità Papa Francesco con il Sinodo – oggi portato avanti da Papa Leone – e cioè l’abitudine a camminare insieme e all’ascolto reciproco. Nella Chiesa – ha detto – nessuno può essere autoreferenziale, tutti siamo chiamati a porci in ascolto tra noi e degli altri che sono ancora in cerca di Dio:
«Anche per noi diventa necessario coltivare la nostra fede la nostra fedeltà, porsi anche in ascolto del magistero della Chiesa e in ascolto gli uni gli altri, per questo se non coltiviamo l’ascolto della Parola, se non coltiviamo l’invito all’ascolto reciproco, anche noi corriamo il rischio di inventare falsi idoli, corriamo il rischio, di andare ognuno per la propria strada, ognuno proiettando e ascoltando solo la propria architettura mentale».
Segno di comunione e fedeltà è il pane spezzato, alimento di vita quotidiano che solo dopo essere stato consacrato sull’altare può essere distribuito. Per questo – ha affermato rivolgendosi ai ragazzi cresimandi che durante la celebrazione hanno ricevuto per le sue mani il sigillo della Confermazione – nella ricorrenza di San Vito è necessario invocare lo Spirito Santo affinché ci doni la consapevolezza che il nostro corpo e la nostra anima sono dimore in cui il Signore viene ad abitare per sempre. Il Vescovo ha poi così concluso:«Che il Signore, per intercessione di san Vito, possa accogliere e ascoltare le nostre invocazioni e dia a tutti la gioia di essere figli di Dio».



