Con umiltà e semplicità

A San Ciro, la prima messa di Don Marco Etiope

di Davide Costa

Momento di giubilo per la comunità parrocchiale di San Ciro Martire in Ischia la quale, domenica 14 giugno, ha vissuto un evento di grazia – e di profonda commozione – per la prima S. Messa officiata da don Marco Etiope, novello sacerdote delle Chiese di Pozzuoli e di Ischia.

In questi due anni di cammino presso la comunità parrocchiale, don Marco Etiope ha saputo lasciare un segno significativo di umiltà e semplicità, attraverso un ministero vissuto con dedizione e spirito di servizio.

Le parole pronunciate dal parroco don Marco Trani nell’omelia, commentando il brano evangelico della chiamata dei Dodici, sono apparse quasi una sintesi del percorso vissuto: una Chiesa che chiama, forma e invia al servizio. Un ideale tradotto concretamente dal neo ordinato nell’attenzione ai giovani (ad es. nel suo operato con la Pastorale Giovanile) e nella vicinanza alle persone più fragili e bisognose.

Proseguendo, don Marco T. ha richiamato il novello sacerdote a uno sguardo di autentica compassione verso quanti vivono situazioni di stanchezza e smarrimento: «Gesù non guarda una folla anonima», ha sottolineato, ma riconosce il volto e la storia di ciascuno, specialmente di coloro che portano nel cuore ferite nascoste; persone che continuano a sorridere pur vivendo profonde sofferenze interiori, famiglie segnate da fatiche e dolori che spesso nessuno conosce.

Richiamando l’immagine evangelica delle «pecore senza pastore», il parroco ha evidenziato come il ministero di don Marco Etiope sia chiamato a raggiungere quanti vivono situazioni di smarrimento spirituale, coloro che faticano a riconoscere la presenza di Dio nella propria vita e i giovani alla ricerca di senso e di orientamento.

«Tutti abbiamo bisogno di pastori», è stato il messaggio consegnato ai fedeli, nella consapevolezza che il Signore continua a chiamare uomini capaci di cercare chi si perde e di accompagnare chi è in difficoltà.

Don Marco Trani ha inoltre ricordato che Dio non sceglie i suoi discepoli tra i dominatori o i potenti, ma tra persone fragili (povere, ottuse, avari), affinché possano sperimentare per prime la forza della misericordia divina e diventarne testimoni credibili. In questo orizzonte si inserisce anche il richiamo alla Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV che ricorda l’importanza del contatto umano autentico, di mani chiamate non a giudicare, ma ad accarezzare, sostenere e rialzare, rendendo visibile la tenerezza di Dio nella vita quotidiana delle persone.

Infine, il momento di convivialità vissuto nel salone inferiore della chiesa ha rappresentato un segno concreto di gioia condivisa e di profonda comunione ecclesiale. Attorno alla sua ordinazione, la comunità si è stretta in un clima di festa semplice e autentico, dove il dialogo, l’amicizia e la fraternità hanno reso visibile il volto vivo della Chiesa.

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