Per il giubileo francescano nella chiesa di Sant’Antonio a Ischia, presso il Convento dei Frati Minori, il 5 maggio scorso c’è stata la presentazione del libro “A(r)marsi con 5 ciottoli”, con l’autore don Roberto Faccenda, responsabile della Pastorale Giovanile della Diocesi di Salerno. Dopo una breve introduzione, padre Adriano Pannozzo, guardiano del convento, gli ha fatto alcune domande. Ve ne proponiamo qualcuna: «Nella tua vita, contro quale Golia hai combattuto? Chi ha vinto?». Di rimando don Roberto si è presentato tra una battuta e l’altra, e, con ironia, usando anche la lingua napoletana, così ha risposto: «Io combatto contro Golia che è il demonio più brutto, il mio carattere, con cui ho dovuto fare i conti soprattutto attraverso i miei fallimenti.

Il libro che presento non mette insieme tutti i ciottoli della vita, bensì mette insieme lo stile di Davide che ha dovuto prima riconoscere il Golia e poi interpretare il ciottolo che serviva e sceglierlo per poterlo lanciare. Questo libro è un percorso di discernimento che ci aiuta ad abbattere i Golia che ci vogliono schiacciare nella nostra vita e così migliorare le nostre relazioni, con noi stessi, con gli altri e con Dio. Le tre parole chiave sono: riconoscere, interpretare, scegliere. … Io faccio incontri con giovani, soprattutto alle Scuole Superiori. In questo mondo digitale dove il cellulare occupa un posto primario, la famiglia assume dei comportamenti che vanno fuori dalla sfera educativa, essa è connessa ma è senza relazione, è più facile comunicare con messaggi whatsapp che con la propria voce, nonostante si viva nella stessa casa con una distanza minima. Questo impatta negativamente sull’educazione dei figli.

Questi hanno bisogno di incrociare gli occhi dei genitori già da neonati, cosa oggi diventata molto difficile perché, senza rendersene conto, gli occhi si posano spesso su questi dispositivi tecnologici. È follia questo atteggiamento. I genitori di questo tempo non vogliono crescere, vogliono vivere loro stessi come dei ragazzi, nonostante l’età abbastanza matura. Questo confonde i giovani che non trovano nell’adulto una persona stabile da cui prendere esempio. … C’è bisogno di relazione per capire quello che il bambino non dice e fare quello che lui non dice ma necessita, come Dio che non dice, ma, se instauriamo una relazione con Lui perché l’amiamo, capiamo quello che Lui vuole e dobbiamo fare. Instaurare relazioni sane aiuta ad amare, a vivere meglio e ad avere una fede vera». Fra Adriano gli chiede ancora: «Hai mai fallito nella vita?» e don Roberto risponde: «Nel libro cito Davide, un uomo che ha fallito tante volte.

Quando c’è il fallimento noi non siamo falliti ma abbiamo fallito, c’è una grande differenza tra questi due modi di dire. Anch’io ho fallito tante volte. Bisogna accettare il limite, ogni cosa ha un suo limite. Oggi non si accetta più il concetto di limite, si tende ad andare oltre certi limiti e questo danneggia, non fa crescere, questo è vero soprattutto per i giovani che vivono tante volte senza freni, perché tutto è concesso. Il fallimento ci spinge a rialzarci, ad ammettere i propri limiti, poi si fa discernimento per capire dov’è stato l’errore e avanzare nella responsabilità. Questo avviene anche durante la confessione sacramentale, ricevere lo sguardo misericordioso di Dio quando ammettiamo i nostri errori, i nostri limiti e avanziamo così verso la perfezione. … I ragazzi hanno bisogno di aiuto, del tempo e della disponibilità dei genitori che possono essere educanti fino a 12 anni, dopo inizia la fase di indipendenza e ribellione. I giovani hanno bisogno di qualcuno che dia loro l’esempio. Sono proprio i genitori i veri pilastri della famiglia, sia presi singolarmente, mamma e papà, sia insieme, genitori che lavorano insieme per l’educazione dei figli, anche se divorziati. C’è bisogno di un cambio di mentalità per santificarsi ed essere perfettibili. …».

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