Un uomo in tonaca, davanti all’altare, con una sedia e un microfono vicino alla bocca.
Così l’attore Pierluigi Tortora ha fatto rivivere, con grande passione e abilità, la figura di don Alfonso Alfano – “ZiFonso” per i suoi ragazzi – presso il convento di S. Antonio in occasione dei festeggiamenti per il Santo di Padova.
La vita di questo salesiano si è dipanata così davanti a noi, tra ricordi e piccoli aneddoti, tra i “sogni nel cassetto” dei suoi ragazzi e l’energia e la capacità di coinvolgimento di un sacerdote che ha dedicato i suoi 80 anni (50 di sacerdozio) a ridare vita a oratori ormai quasi abbandonati, a raccogliere attorno a sé, grazie allo sport, alla musica, al teatro, tanto giovani spersi e senza futuro.
Le tracce e i ricordi del suo passaggio sono tuttora presenti in città come Caserta, Soverato, Napoli, Roma, ma anche in tantissimi altri luoghi dove ZiFonso è passato. E se a Caserta ricordano il festival della Canzone “Lo scoiattolo d’oro”, che negli anni 60-70 del secolo scorso coinvolse quasi tutte le famiglie della città, a Roma il “Centro Minori” del Sacro Cuore continua a vivere, così come il “Centro Polifunzionale e Multietnico per i Minori Le Ali” a Napoli, l’ultima opera da lui creata.
Don Alfonso era nato nel 1936 a Sant’Antonio Abate, ed è stata forse l’immaginetta di don Bosco, regalata a lui bambino dal vescovo salesiano che lo aveva cresimato, il primo “invito” verso la chiamata. Da sacerdote segue con entusiasmo e fantasia la strada traccia da don Bosco cui sempre si ispira. Animatore dell’oratorio a Resina durante il tirocinio, diventato poi sacerdote trascorre a Caserta sei anni che segnano un’esplosione di rinascita per la città: i ragazzi si passano la voce per frequentare l’oratorio, dove nascono le più stimolanti e belle manifestazioni teatrali, sportive e musicali, come testimoniano anche attori e cantanti ora diventati famosi.
A malincuore dovrà lasciare Caserta, spostato a Soverato, ma anche lì è da subito attivissimo, tanto da ricevere, a distanza di anni, la cittadinanza onoraria.
E poi Roma, dove lo colpisce il degrado e l’abbandono dei giovani, spesso tossicodipendenti e senza fissa dimora, che gravitano intorno alla stazione Termini: userà tutte le sue capacità e il suo cuore per raccogliere questi ragazzi attorno a sé e creare, come punto di riferimento, il centro di accoglienza “Don Bosco”.
Ormai anziano viene mandato a Napoli, perché si riposi, ma non è da lui, e va in giro per la città a cercare chi ha bisogno di un nuovo motivo per vivere: nel 2007 crea il “Centro Polifunzionale e Multietnico per i Minori Le Ali”,, per il recupero e l’inserimento nel mondo del lavoro di tanti ragazzi che avevano perso “le ali” della speranza, italiani e stranieri, di qualunque etnia e credo religioso, ponendo una particolare attenzione ai minori affidati dai servizi sociali, dal tribunale o da altre strutture.
Si è spento a 80 anni il 26 gennaio 2017 a Napoli.
Pierluigi Tortora ci ha così donato la storia di questo sacerdote, incarnandolo e raccontandolo in modo semplicissimo e vivo, così com’è stato ZiFonso e lasciandoci il desiderio sia di approfondire la sua figura, sia di prenderne a esempio la grandissima apertura di cuore.



