Quali scelte per quale umanità?

Spunti di lettura per la Magnifica humanitas

Chiudiamo questi nostri tre brevi spunti di lettura in merito alla prima enciclica del pontificato di Leone XIV, la Magnifica humanitas, raccogliendo tre sfide che il Santo Padre ci offre nel cuore del documento e che riguardano uno degli ambiti maggiormente interessati dai cambiamenti che l’intelligenza artificiale pone alla nostra umanità. Siamo nel IV capitolo dell’enciclica e papa Leone ci parla della centralità della scuola.

Sempre più ci accorgiamo – ogni anno questo periodo di esami scolastici vede il fioccare di nuove indagini e inchieste statistiche – di come, nonostante la nube di informazioni che quasi ci obnubila, il nostro livello di attenzione, i nostri quozienti intellettivi e le nostre capacità e competenze scendano sempre di più. Fior fiore di sociologi, antropologi, medici e specialisti attribuisce questa “regressione” a diversi fattori, tra cui spicca sempre l’elevatissima esposizione a dispositivi, social e videogames, per i quali età di approccio si abbassa sempre più. È il paradosso di un mondo che costruisce sistemi nuovi per conferire intelligenza alla materia inerte, ma per farlo quasi se ne spoglia esso stesso. Uno studio, ad esempio, paragona le durate delle sequenze dei cartoni dei decenni passati, con le sequenze dei cartoni attuali: i tempi si sono estremamente velocizzati, si è eliminato qualunque tipo di attesa, intreccio o espediente narrativo, col risultato di avere bambini che non riescono a seguire una scena più lunga, più articolata o più lenta: coltiviamo i futuri fruitori dei reel di massimo sessanta secondi. In questo mare magnum rientra certamente la scuola, primo bacino di raccolta di quest’utenza così precoce e al contempo così bersagliata.

Qualunque maestra potrà confermare che negli ultimi decenni sono cresciuti in maniera esponenziale i disagi cognitivi e i disturbi dell’apprendimento: non possiamo certamente dare la colpa alla tecnologia e al loro uso, sarebbe un discorso qualunquista da “commento sui social”; non possiamo, però, nemmeno evitare di pensare che molti di essi siano, se non altro, favoriti da una precocissima, continua e indiscriminata esposizione di bambini – se non neonati – ai social e ai loro meccanismi. Il Papa, volendo sviscerare la questione tecnologia e intelligenza artificiale in tutte le sue forme, si inserisce a gamba tesa in questo discorso, evidenziando come la scuola, pur essendo «luogo in cui le nuove generazioni possono imparare a cercare e amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona», «si trova davanti ad alcune sfide improrogabili» (n. 143). Le sfide che Leone evidenzia sono tre. Anzitutto una sfida che definisce sociopolitica: non è accettabile una istruzione che sia elitaria, riservata a pochi e difficilmente accessibile a tutti. Questo rischio, proprio soprattutto di alcune aree del mondo, si lega a un secondo rischio di carattere pedagogico. «Molti sistemi formativi faticano ad aggiornarsi al ritmo dei cambiamenti e a sostenere una crescita integrale degli studenti.» (n. 145).

È qui che entra repentinamente e inaspettatamente in scena l’intelligenza artificiale sulla scena mondiale, che ha reso inadeguati programmi di studio pensati per un’altra epoca, obbligando a un ripensamento in toto dell’esperienza scolastica: organizzazione, spazi, valutazione e l’insegnante stesso. L’ultima sfida è quella intellettuale e sapienziale. Il Papa richiama con forza un primato che non deve e non può passare in second’ordine, influenzato da cambiamenti così immediati e totalizzanti: il primato della verità. «Se non siamo attenti, può prendere forma un sistema educativo senza amore per la verità, in cui il flusso incessante di informazioni sostituisce l’esercizio della ricerca, della riflessione e del discernimento.» (n. 146). Ecco racchiuso in una semplice espressione il maggiore pericolo che l’intelligenza artificiale conserva per il mondo giovanile e scolastico: la sostituzione del pensiero.

L’esperienza quotidiana ci insegna di come il rapporto con questi nuovi software diventi spesso assuefacente. Il professore che sa rispondere a tutte le domande, il compagno che mi fa copiare il compito, l’amico che mi dà un consiglio su quale foto pubblicare sui social, la persona con cui scambiare due chiacchiere per ammazzare il tempo, persino il fidanzato o la fidanzata da amare: l’intelligenza artificiale può oggi potenzialmente diventare ognuna di queste figure. E potrebbe farlo anche bene: potrebbe fornirmi una spiegazione degna del miglior docente, potrebbe farmi superare a pieni voti un compito, sarebbe capace di darmi ottimi consigli e, di sicuro, troverebbe le parole migliori per consolarmi, farmi compagnia e incoraggiarmi. Però? Quale rischio corriamo se ci abbandoniamo totalmente nelle mani del software di turno? Sempre al n. 146 compare una parola che sembra essere più distopica che altro: la disumanizzazione.

Forse, oggi, la scuola può essere uno dei pochi poli che combattono contro la disumanizzazione di un mondo in cui attorno a me non c’è carne e pensiero, ma microchip e algoritmo. È il mondo in cui – ricorda il Papa – «le persone “sanno molte cose” ma faticano a dare un orientamento alla propria vita». è il mondo che, purtroppo, ognuno di noi ogni giorno sempre più si ritrova a vivere, un mondo bisognoso di cercare la strada: la strada dell’umano di cui parlavamo due settimane fa; la strada di Neemia della settimana scorsa, con le sue contraddizioni e i suoi dialoghi, ma mai vittima di omologazioni. «Occorre promuovere una vera igiene dell’attenzione: ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato; senza questi elementi la libertà interiore può risultare compromessa.» Correre o fermarsi? Accumulare o selezionare? Seguire o scegliere? Interrogativi profondi, interrogativi quasi taglienti, eppure interrogativi necessari per riscoprire nel mondo di oggi la nostra magnifica humanitas.

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