Papa Leone continua il nuovo ciclo di catechesi sulla Sacrosactum Concilium: «In piena continuità con questo principio, il Concilio Vaticano II nel Proemio della Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) riconosce come “suo dovere interessarsi in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia”. L’assise conciliare era stata riunita, infatti, con lo scopo “di far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli, di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti, di favorire tutto ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo e di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa”. In quel momento storico si avvertiva fortemente la necessità di un rinnovamento delle forme rituali, mediante le quali da secoli la Chiesa aveva realizzato la glorificazione di Dio e la santificazione del popolo cristiano. Grazie al Movimento liturgico era maturata la convinzione, espressa in seguito da San Giovanni Paolo II, che “esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa. La Chiesa non solo agisce, ma si esprime anche nella liturgia e dalla liturgia attinge le forze per la vita”. Per favorire l’accesso dei fedeli alla ricchezza dei doni di grazia dispensati dalla sacra liturgia, la Costituzione Sacrosanctum Concilium indica dunque con una formula molto efficace la direzione da seguire: “conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso” (SC, 23). Il Concilio afferma la legittimità di tale progresso radicato nell’autentica Tradizione…Mutamenti di questo genere sono avvenuti costantemente lungo i secoli al fine di consentire ai fedeli una fruttuosa partecipazione, per mezzo delle azioni rituali, al mistero pasquale di Cristo, fondamento della fede cristiana. Il culto della Chiesa si è dunque “incarnato” nelle forme culturali di ciascuna epoca ed è stato capace di influire su di esse e addirittura di trasformarle. La liturgia è stata così, per secoli, un motore di evangelizzazione. Oggi occorre rinnovare questa energia in continuità con l’autentica e viva tradizione cattolica, cioè secondo una dinamica volta a introdurre i credenti alla pienezza della verità».
San Francesco d’Assisi è stato un santo che ha portato una ventata di primavera nella Chiesa del suo tempo, che continua ancora oggi a distanza di 800 anni. Quando nacque il suo Ordine era cosciente che avrebbe potuto trovare ostacoli da parte della Chiesa, rischiava di essere additato come eretico, non perché voleva diffondere una “teologia” sbagliata, ma perché voleva vivere il Vangelo in pienezza, cosa che all’epoca era quasi diventata un’utopia, sia per la corruzione dilagante che per i tanti movimenti religiosi già presenti e condannati per eresia. Per questo voleva l’autorizzazione del Papa, Innocenzo III, per rimanere fedele alla tradizione e alla Chiesa e, allo stesso tempo, rinnovare con l’esempio di una vita santa la società del tempo, lavorando prima su se stesso insieme ai suoi frati. “Quando si presentò con i compagni a Papa Innocenzo per chiedergli l’approvazione della sua regola di vita, questi giudicò l’ideale che si era prefisso superiore alle forze umane. Ma, da uomo prudentissimo com’era, gli disse: «Prega, figlio mio, Cristo perché ci manifesti, per mezzo tuo, la sua volontà e, una volta conosciutala, possiamo acconsentire con più sicurezza ai tuoi pii desideri». …Il Papa ascoltò e riconobbe senza incertezze che Cristo aveva parlato in quell’uomo. Si ricordò di un sogno fatto pochi giorni prima e illuminato dallo Spirito Santo, affermò che si sarebbe realizzato proprio in lui. Aveva sognato infatti che la Basilica del Laterano stava per crollare e che un religioso, piccolo e spregevole, la puntellava con le sue spalle, perché non cadesse. «Ecco, pensò: questi è colui che con l’azione e la parola sosterrà la Chiesa di Cristo». È questo il motivo, per cui il signor Papa assecondò con tanta facilità la sua domanda e, da quel momento, anima veramente piena di Dio, amò sempre il servo di Cristo con particolare benevolenza. Esaudì subito le richieste, e promise amabilmente che avrebbe aggiunto più importanti concessioni. Francesco, allora, usando della facoltà concessagli, cominciò a spargere semi di virtù, predicando con maggior fervore tutt’attorno, per città e villaggi (FF 602)”.
San Francesco ebbe anche l’intuito di inventare il primo Presepe vivente, commemorazione della nascita di Nostro Signore che è diventata parte integrante della nostra tradizione cristiana e culturale. Anche in questo caso volle l’approvazione del Papa. “Tre anni prima della sua morte, decise di celebrare vicino al paese di Greccio, il ricordo della natività del bambino Gesù, con la maggior solennità possibile, per rinfocolarne la devozione. Ma, perché ciò non venisse ascritto a desiderio di novità, chiese ed ottenne prima il permesso del sommo Pontefice (FF 1186)”. Papa Leone conclude: «Esorto pertanto tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, in particolare i sacerdoti che esercitano il ministero della presidenza liturgica, a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio, manifestando umiltà davanti alla sua grandezza e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale».



