Il saluto a Leone di un leone campano

Grazie Mons. Di Donna!

La storica visita del Santo Padre Leone ad Acerra è già, di per sé, una pagina scritta nella storia della nostra regione. È pagina importante proprio perché segna uno spartiacque fra la cultura dell’omertà e del fatalismo che tante volte accompagnano le narrazioni “sul” male e la sua controparte ingenua, il negazionismo deresponsabilizzante. Insomma, la cura del Creato non è questione “rimandabile” a future agende europee, ma soprattutto non è hobby naif di ceti medio-alti: è urgenza sociale – di inquinamento si muore! – e, soprattutto, è vocazione insita nel “dna cristiano”!

I temi, come le parole, rischiano però di rimanere inscatolati in concetti o categorie “di parte” (parte di Chiesa, parte di politica, parte di qualcuno o qualcosa). Tante volte, infatti, è più conveniente parlare di temi senza contestualizzarli. Se, però, la stessa visita apostolica – già programmata da Papa Francesco, ma saltata a causa del Covid – è di per sé contestualizzazione, il rischio delle parole vuote è sempre dietro l’angolo. Ecco che, allora, a scanso di equivoci, il Pastore della Chiesa che è in Acerra, sgombera il campo da ogni possibile interpretazione ambigua. Come Mons. Di Donna riesce a esprimere queste motivazioni? Salutando Papa Leone. Il suo discorso, infatti, è destinato alla storia per la schiettezza, per la denuncia pubblica, per il coraggio di profezia, per il “ruggito” di Cristo. La visita del Papa non è un premio, tantomeno una cerimonia “spirituale” per coprire tutte le difficoltà riscontrate nel territorio della Sua Chiesa. Pietro viene a confermare nella fede i poveri che gridano da queste terre e a dire una Parola-di-Speranza perché i percorsi incominciati continuino, si rinnovino, resistano.

Spopolando sui social per il suo welcome al Santo Padre, il presule ha poi tracciato un quadro d’insieme impressionante. La terra dei fuochi non è uno slogan o uno stigma. È una realtà. E come realtà va raccontata in una vera e propria memoria penitenziale. Dai primi sversamenti degli anni ’80 fino alle lentezze burocratiche degli ultimi anni, dove le istituzioni dimostrano tutta la loro lentezza, oltre che vera e propria complicità!

Nell’arco di circa trent’anni sono giunte da molte industrie dell’Italia Settentrionale centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici sversati in una parte di questo territorio. Questo ha assicurato grandi risparmi agli industriali corrotti e profitti altissimi alla criminalità organizzata. Continua, ancora, il Vescovo: Santità, in questa casa, la nostra casa comune, come nel Tempio di Gerusalemme sono entrati nuovi mercanti, che, per ragioni di profitto, e con il silenzio colpevole di tanti, ne hanno fatto un luogo di mercato. A ciò si aggiunge che Acerra, periferia della grande metropoli napoletana, sconta il prezzo di avere nel suo territorio l’unico inceneritore della Campania su cui si regge l’intero sistema di gestione dei rifiuti della regione. Per questa sommatoria di fattori inquinanti Acerra è diventata città simbolo delle tante periferie, sacrificate per il benessere di altri.

Alla narrazione di denuncia con i suoi “martiri dell’inquinamento”, s’aggiunge il numero dei giovanissimi morti, solo nel comune d’Acerra, per tumore: 130 negli ultimi 30 anni. Insieme al male reale, poi, il bene che germoglia: l’azione delle diocesi campane, la presa di coscienza “dal basso” che ha generato movimenti e gruppi associazionistici a tutela dell’ambiente. Questo però non basta. C’è una dimensione ordinaria della Catechesi dove il Creato deve urgentemente entrare come “materia centrale”. Senza la consapevolizzazione-di-fede, infatti, l’impegno svanisce… quasi possa essere come una delle tante “mode passeggere” a cui la società guarda temporaneamente.

Di particolare rilievo, oltre la chiusura del discorso dove Mons. Di Donna nomina a uno a uno gli ultimi bimbi morti o dei bimbi e ragazzi che lottano oggi contro patologie tumorali, l’appello alle coscienze dei tanti che continuano ad avvelenare questa terra: diciamo a questi nostri fratelli irretiti nel male e presi dal miraggio di guadagni favolosi: Convertitevi! Cambiate strada! Perché il vostro non è soltanto un reato, ma è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio!

È sembrato di sentire l’eco roboante di San Giovanni Paolo II nella valle dei templi, ad Agrigento. L’energia mossa dalla rabbia e dalla tristezza per i continui lutti e le battaglie che il “suo” popolo è costretto ad affrontare giornalmente hanno mosso le labbra del Presidente della Conferenza Episcopale Campana in un inno di lode al Padre, certo, ma in un discorso di vera e propria guerra alle ingiustizie che non ha lasciato spazi a dubbie interpretazioni: c’è un male morale, esistenziale, sociale da estirpare. Chi ne resta coinvolto anche solo col silenzio complice, è nel peccato!

Il discorso di Mons. Di Donna non è, però, frutto di interpretazioni “superficiali” o di emozioni passeggere. Scaturisce dalla sua vicinanza quotidiana alla gente – ogni mercoledì il Vescovo visita le giovani famiglie colpite dalle malattie, le stesse che ha voluto salutassero il Pontefice da vicino – dal suo studio costante, dalle battaglie in sedi istituzionali portate avanti con “dati alla mano” e senza scadere nella polemica “tipica” dei politicanti del nostro tempo. La fede, unitamente allo sguardo ampio, nutre il Pastore e lo sostiene davanti alle solitudini che scaturiscono inevitabilmente dalle scelte coraggiose. È più noto ai media e a tanti di noi l’impegno “esposto” di don Maurizio Patriciello, che ringraziamo, ma l’impegno “silenzioso” di un certo episcopato, venuto fuori in una cornice dai significati così alti e impegnativi come quelli che si intrecciano alla visita di un Papa, merita d’essere sottolineato in uno spirito di profonda ammirazione e di gratitudine.

E allora grazie Vescovo Antonio. La Chiesa di Ischia che ben conosce le piaghe del cemento e dell’abuso edilizio e che dovrebbe preservare con impegno maggiore le sue bellezze, non solo ti ammira e si fa solidale alla tua gente, ma dalle tue parole coraggiose si impegni a guardarsi e rileggersi con onestà, perché il nostro Creato che è casa di tutti e dono di Dio-Trinità sia custodito davvero, sia luogo teologico nuovo dove poter ri-imparare ad ascoltare la voce del Risorto che ci invia a “ruggire”.

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