Carlin e Riccardo: una bella e lunga amicizia

Silvia D’Ambra ricorda il bellissimo rapporto tra suo padre Riccardo e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

di Silvia D’Ambra

Carlo Petrini è morto il 21 maggio, quasi volesse andare a festeggiare papà che il giorno prima avrebbe compiuto 80 anni. Non si possono raccontare separatamente queste due personalità tanto diverse nei percorsi di vita e nei caratteri, ma tanto simili nell’ideologia più profonda. È fin dagli inizi di Slow Food, che comincia la loro comune avventura.

Riccardo d’Ambra da sempre ha incentrato la sua vita su questa idea: «Ischia è un’isola complessa dal punto di vista geografico, geologico, botanico, climatico. Mi piace definirla: Ischia un’isola di terra, cinque continenti nel pugno di una mano. In passato – affermava – illustri scienziati si sono impegnati a studiarne le caratteristiche, valorizzando gli aspetti originali e unici di questa terra in mezzo al mare ricchissima di biodiversità. Ma gli abitanti, in particolare gli agricoltori e i pescatori, ne hanno sempre conosciuto queste peculiarità, grazie alla loro esperienza quotidiana. Generazione dopo generazione, praticando la piccola pesca e l’agricoltura familiare, hanno accumulato i saperi fondamentali per navigare con il vento propizio e catturare i pesci, anche lontano dalla costa, ma, soprattutto, hanno tutelato e valorizzato l’ambiente insulare e il paesaggio dedicandosi alle piccole coltivazioni. Hanno imparato a coltivare l’orto nelle zone più fertili e ricche d’acqua; a realizzare i vigneti lungo i crinali delle colline, seguendo il percorso del sole e calcolando la diversa piovosità delle stagioni, producendo milioni di ettolitri di vino, e scavando cellai e ventarole per conservarlo nel modo migliore.

Queste abilità, consolidate nell’arco di secoli, da un po’ di tempo sembrano perdute. Dimenticate. Ma è arrivato il momento di riprenderci questo tesoro di conoscenze fondamentali. Proprio grazie all’agricoltura familiare: essa rappresenta il futuro, non è vincolata ai ceti sociali, e appartiene a tutti. E tutti possono riscoprirne il valore, giorno dopo giorno. Avete mai pensato che la memoria della nonna, le tradizioni, le tipicità non avrebbero alcun senso in mancanza di questa spontanea e domestica attività produttiva, su piccola scala, densa di significati necessari alla nostra esistenza? Se è vero che il Pianeta sembra febbricitante, la cura migliore per guarirlo comincia da un gesto semplice: riscoprire il profumo della terra. Come dire che la medicina siamo noi stessi! E se un giorno ci diranno: “Va’ a zappare!”, dobbiamo considerarlo come un augurio da condividere, per il bene della comunità.”

E come non poteva essere amicizia a prima vista quando nel 2000 ha incontrato Carlin Petrini a Ischia? È nato un rapporto schietto, e per tutti coloro che li hanno conosciuti sono stati dei Maestri di Vita, Maestri Gentili dalle rivoluzioni lente ,determinate e  gioiose, non con rabbia!

Carlin è venuto a Ischia l’ultima volta nell’aprile 2015 un mese prima dell’uscita dell’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco in occasione dell’incontro pubblico sull’agricoltura familiare e l’ambiente.

Riccardo esprimeva così il suo pensiero: “Ci ho pensato molto prima di avventurarmi a dire la mia su questa decisione del Papa di affidare a Carlo Petrini l’introduzione dell’enciclica [per le Edizioni San Paolo N.d.R.], conscio dell’importanza planetaria dell’argomento trattato. Già scrivere l’enciclica sulla pericolosa precarietà dell’ambiente è stato un atto di coraggio, da parte del Papa, addirittura poi affidare la scrittura della “Guida alla lettura della Laudato si’” a un uomo come Petrini, da sempre autodefinitosi agnostico, fuori dal coro della Chiesa, lo è stato, a mio avviso ancora di più.!

Ho riflettuto: vuoi vedere che il Papa ha voluto andare oltre il discorso spirituale?

Vuoi vedere che ha voluto coinvolgere anche l’esterno del mondo-chiesa tanto è grave la situazione?

Petrini è l’uomo di Terra Madre e Slow Food, è l’uomo che ha detto di ritornare alla piccola agricoltura, quella familiare, quella che sfamerà il pianeta senza alterare l’ambiente. È quello che parla ai contadini della terra, 500 milioni di contadini

che con le loro fatiche quotidiane mantengono in vita la biodiversità: la vita del pianeta!

L’ambiente ha grosse difficoltà a sopravvivere! Niente grandeur, niente vanità, dunque!

 E per me/noi che lo seguiamo da anni… quella decisione è stata una grande gioia!

 L’Enciclica parla chiaramente all’Uomo: Il Pianeta è al limite: è un allarme vero e proprio! Attenzione: non è allarmismo o catastrofismo, ci mancherebbe altro: con l’aria che tira ci mancano solo altri allarmismi! Niente paura, non tutto è perduto, per carità! ci sono anche le soluzioni: e’ come quando facciamo fisioterapia: lenta ma efficace! Dobbiamo solo accorgerci che il problema c’è, però!!!”

Carlin esprimeva così il suo pensiero su Riccardo, in occasione della scomparsa: “Mi mancherà Riccardo. Ci vedevamo sempre meno di quanto avremmo entrambi voluto, ma sapevo che lui c’era. Era laggiù, in un vero avamposto in mezzo al Mediterraneo, a incarnare e vivere i valori di Slow Food: con i piedi ben saldi sulla terra, e lo sguardo sempre rivolto al suo futuro, che ben vedeva crescere attorno a sé.

Che anno terribile questo [anno del Covid N.d.R.], che tra tanti brutti scherzi ci ha giocato quello peggiore: sottrarre a chiunque abbia conosciuto Riccardo una certezza, l’appiglio di una vera roccia, un punto fermo al quale guardare.

Ciao Riccardo. Per me rimarrai sempre l’operaio dei sapori che con modestia mai falsa rivendicavi di essere. Non potrò mai pensare a Ischia senza pensare a te, ma hai fatto un bel lavoro, e l’hai lasciata in buone mani.

Ti saluto con il cuore gonfio di commozione. Grazie di cuore per tutto quello che hai fatto.

Il tuo amico, Carlo

Carlin e Riccardo hanno tracciato il solco e dato gli strumenti per cercare di migliorare il futuro: adesso siamo grandi e dobbiamo camminare con le nostre gambe, in questo, il gruppo guida e i soci Slow Food di Ischia e Procida sono pronti e hanno voglia.

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