Omelia di Mons. Villano in occasione della solenne celebrazione eucaristica per i festeggiamenti in onore di Santa Restituta, patrona della Diocesi e dell’isola d’Ischia, 18 maggio
Il Vescovo Carlo ha aperto la sua omelia ponendo l’attenzione sul verbo “vedere”, richiamato da un passo dell’Apocalisse di San Giovanni – Prima Lettura – e sottolineando quanto in tutta la Scrittura questo verbo significhi attenzione e interesse nei confronti dell’altro e di ciò che ci sta intorno. Interesse e attenzione che devono essere – ha detto – caratteristiche precipue di ogni cristiano, in special modo nel contesto storico attuale, caratterizzato da scontri politici e guerre che coinvolgono varie parti del mondo. Il Vescovo si è così rivolto all’assemblea:
«Come vivo l’attenzione di questa storia isolana nello scorrere della storia del mondo? Credo che sia questa la domanda che deve interpellarci proprio per farci essere cristiani e cristiani cittadini che vedono il proprio territorio e la propria Chiesa con l’occhio di chi è attento, di chi si interessa alla vita degli altri».
La nostra isola – ha proseguito – offre, grazie alla sua conformazione territoriale, la possibilità della prossimità, della vicinanza e della conoscenza tra i suoi abitanti, una occasione unica per mettere in pratica l’attenzione e l’interesse per l’altro. Il Vescovo ha poi ricordato la recente e gradita visita di Papa Leone al Santuario di Pompei e a Napoli, in occasione dell’anniversario della sua elezione al soglio pontificio e il suo interesse manifestato per il territorio campano, flagellato da gravi problemi legati anche all’inquinamento, interesse che si concretizzerà a breve in una visita alle terre tristemente famose di Acerra, per realizzare quanto già Papa Francesco aveva programmato. La presenza del Papa assume un significato particolare proprio in relazione al mostrare attenzione e interesse:
«La sua presenza è uno stimolo a ‘vedere’, ‘esserci’, ‘starci’, nel nostro territorio, nella nostra storia, con la nostra fede, con la bellezza delle nostre relazioni, con la bellezza della nostra isola che siamo chiamati a custodire e curare».
Custodire e curare, avere cura del territorio che abitiamo, dono di Dio, è imperativo che deve animarci tutti, ha detto il Vescovo, che ha voluto sottolineare questo aspetto dell’essere cristiani: avere premura per l’ambiente significa ancora una volta mettere al centro la persona e il prossimo, perché l’avventatezza dell’uomo nei confronti dell’ambiente genera disastri e morte. Per questo ha invitato tutti a prestare attenzione e a chiedersi quale posto come cristiano ognuno di noi vuole avere nella storia, perché tutto inizia da come ci comportiamo ogni giorno. Allo stesso modo bisogna avere cura della pace, la quale va anche questa coltivata a partire da noi stessi, nelle nostre relazioni familiari, sul posto di lavoro e in ogni singola relazione quotidiana:
«Siamo chiamati a pacificare noi stessi con la nostra vita, siamo chiamati a essere artigiani della pace: vuol dire persone che si impegnano a costruire la pace giorno per giorno, siamo chiamati a creare ponti di pace in questa nostra isola».
In tale contesto il Vescovo ha voluto inserire il significato della celebrazione della festa di Santa Restituta. Pace significa anche accoglienza e la storia del culto di Santa Restituta inizia proprio come una storia di accoglienza. È per questo che siamo chiamati a essere persone che accolgono, che fanno dell’accoglienza il proprio stile di vita. Per questo Santa Restituta diventa un modello da seguire, perché ci insegna l’accoglienza. Il suo culto è il suo testamento, ciò che per sua volontà viene lasciato a noi, con la certezza che ci ha lasciato Gesù, che ha raccomandato di non scoraggiarci, perché, ha detto che sarà con noi fino alla fine di questo mondo.
Il Vescovo ha poi concluso affidandosi alla Vergine Maria, in questo mese a Lei dedicato, ricordando che, secondo i Vangeli, Maria “serbava tutto nel suo cuore”, una donna di poche parole, la cui vita è stata tutta spesa alla ricerca della comprensione del disegno di Dio:
«Anche noi, come Maria, vogliamo meditare tutto nel nostro cuore, per comprendere, accogliere e vivere il nostro posto, la nostra vita nel suo disegno di salvezza».







