Operazione memoria: così l’Unrwa per 10 mesi ha messo in salvo l’archivio dei palestinesi

Schede originali dei rifugiati registrati dopo il 1948, certificati di nascita, matrimonio e morte, testimonianze personali: il Guardian racconta come funzionari dell’agenzia Onu hanno lavorato quasi in incognito per raccogliere a Gaza e a Gerusalemme Est il materiale e spostarlo in Giordania

di Fabio Tonacci, Repubblica.it

Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato la memoria dei palestinesi. Per più di dieci mesi i funzionari dell’Unrwa (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East) – l’agenzia delle Nazioni Unite istituita nel 1949 per fornire aiuti umanitari, istruzione, servizi sociali e assistenza sanitaria ai rifugiati palestinesi – hanno lavorato sotto le bombe, e quasi in incognito, per portare fuori da Gaza e Gerusalemme Est milioni di documenti. Costituiscono l’archivio del popolo palestinese: schede originali dei rifugiati registrati dopo il 1948, certificati di nascita, di matrimonio e di morte, testimonianze personali della Nakba (l’espulsione forzata di 750 mila persone dopo la nascita dello Stato di Israele), e molto altro. Dopo il 7 ottobre rischiavano di venire distrutti.

A ricostruire i dettagli dell’operazione è il Guardian. Decine di funzionari dell’Unrwa, hanno trasportato fuori dalla Striscia migliaia di scatoloni privi di etichetta o bolla di accompagnamento. All’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023 gran parte dei documenti era ancora in formato cartaceo, conservata negli uffici dell’agenzia. Nonostante gli sforzi di digitalizzazione, centinaia di migliaia di atti restavano esposti a incendi, esplosioni e bombardamenti.

I primi giorni dell’offensiva israeliana sono stati decisivi. Dopo l’ordine di evacuazione degli uffici di Gaza City, il personale internazionale dell’Unrwa ha lasciato la Striscia senza poter portare con sé gli archivi. Contemporaneamente, un’ondata di attacchi informatici minacciava i database digitali. Nonostante le bombe e i combattimenti, un piccolo gruppo di funzionari Unrwa è tornato negli uffici con dei camion presi a noleggio, recuperando i documenti e trasferendoli verso Rafah, al confine con l’Egitto. Tuttavia, Il Cairo aveva posto una condizione: per far uscire l’archivio serviva il consenso israeliano.

Un passaggio considerato troppo rischioso. Il timore era che l’incartamento venisse sequestrato o bloccato, come già accaduto in passato durante l’invasione del Libano del 1982. La soluzione, quindi, è stata rimanere nel segreto.

Funzionari con passaporti stranieri hanno trasportato fuori da Gaza migliaia di documenti nascondendoli tra effetti personali e buste anonime. “Se fermati, dicevano che era semplice carta”, racconta un dirigente al quotidiano inglese. Per mesi, i materiali sono stati trasferiti in Egitto e poi caricati su aerei militari giordani diretti ad Amman. L’ultima spedizione è partita poche settimane prima dell’offensiva israeliana su Rafah, cominciata il maggio 2024, che avrebbe definitivamente chiuso ogni via di uscita.

*La Repubblica – 14 maggio 2026

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