Rimanere con il Signore

Omelia del Vescovo Carlo per la Veglia diocesana vocazionale

Presieduta dal Vescovo Carlo, organizzata dalla pastorale giovanile vocazionale della Diocesi e animata da un incantevole e coinvolgente coro, è stato un momento per accompagnare e affidare al Signore i seminaristi, i diaconi prossimi all’ordinazione e tutti i giovani in discernimento vocazionale della nostra Diocesi. In questa occasione è stato possibile ascoltare la testimonianza di fra’ Adriano, Padre Guardiano del Convento dei frati minori di Ischia, che ha raccontato la storia della sua vocazione, nata in lui fin da piccolo. Fra’ Adriano ha sottolineato la sua gioia dello stare con il Signore, ma non ha nascosto le difficoltà e le esitazioni avute durante il suo cammino, i dubbi e le perplessità, e infine anche le decisioni forti e il cambiamento che si è dovuto imporre per potere rifondare la percezione di se stesso non solo in relazione con gli altri, ma anche con Dio.

Nell’omelia, il Vescovo Carlo ha voluto proprio cogliere questo aspetto della testimonianza di padre Adriano, che nella sua vita ha dovuto fermarsi, per ascoltare sé stesso e il Signore e per poi affidarsi a Lui per sempre. Fermarsi, ascoltare e affidarsi, sono i tre verbi che la Pastorale giovanile ha voluto dare come guida per la Veglia, tre azioni che devono guidare la nostra vita cristiana e che si ritrovano anche nel brano del Vangelo di Giovanni letto durante la serata, nel quale Gesù definisce sé stesso la vite e descrive i discepoli come tralci. Cristo – ha detto il Vescovo – è la nostra vite, cioè la nostra radice e noi possiamo vivere solo se siamo innestati in Lui; se ci stacchiamo da Lui perdiamo la linfa vitale. Anche la Chiesa ha bisogno di essere innestata, per non correre il pericolo di diventare sterile, vuota, benché perfetta, organizzazione di eventi senza vita. Ma, come i tralci della vite, anche le nostre vite hanno bisogno di essere potate, per portare più frutto, per operare quel cambiamento, a volte doloroso, che ci porta ad un livello superiore, come è successo a padre Adriano:

«È come se il Signore ad un certo punto della sua vita lo avesse potato, perché potesse venire fuori la bellezza della sua vocazione, perché potesse venir fuori la bellezza di tutta la sua vita innestata sulla vite. Ma ci possiamo riferire anche alle nostre vite, anche noi abbiamo bisogno di essere potati: nel cammino di discernimento della nostra vocazione credo che ciascuno di noi abbia bisogno di essere potato di qualcosa, del proprio egoismo, del sentirsi superiore all’altro, un limite che dobbiamo mettere nelle mani del Signore perché possa portarci ad una vita buona».

Ma se è importante la potatura, la riflessione e il cambiamento, è altrettanto importante “rimanere” con il Signore e nel Signore. Il verbo rimanere – ha detto – ricorre tante volte nel Vangelo di Giovanni e nel brano della vite e dei tralci assume un significato particolare: rimanere significa infatti perseverare e questo significa affidarsi a Dio, accoglierlo nella nostra vita e avere la consapevolezza che Lui opera sempre nella nostra vita. Questo è fondamentale in ogni vocazione. Rimanere con Lui, abitare con Lui, ricordando sempre che è Lui che ci accoglie nella sua casa. Se noi rimaniamo con il Signore, che è il nostro vignaiolo, porteremo frutto, perché avremo fatto esperienza di Dio nella dimensione del suo amore. Anche qui il verbo ha un significato: noi portiamo frutto – ha notato il Vescovo – sembra quasi che non siamo noi a produrlo:

«Sembra quasi che il frutto non dipenda da noi, non produciamo frutto, lo portiamo, è un frutto che nasce dal nostro stare con il Signore, che nasce nella nostra vita, dal dono dello Spirito. Pensiamo a quello che ci ha detto padre Adriano, lo stile della carità, lo stile della gioia, il frutto di vivere il Vangelo: il frutto è ciò che nasce quasi spontaneamente dal dono di Dio». Il Vescovo ha concluso ringraziando il Signore per il dono delle vocazioni e con la preghiera di poter vivere una vita unita al Signore, presupposto per la generazione di frutti che sono segno della presenza di Dio in questo mondo.

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