Papa Leone XIV continua la sua spiegazione sulla Lumen gentium, Costituzione dogmatica sulla Chiesa: «Dopo averla presentata come popolo di Dio, oggi consideriamo la sua forma gerarchica. La Chiesa cattolica trova il suo fondamento negli Apostoli, voluti da Cristo come colonne vive del suo Corpo mistico, e possiede una dimensione gerarchica che opera a servizio dell’unità, della missione e della santificazione di tutte le membra. Questo Ordine sacro è permanentemente fondato sugli Apostoli, in quanto testimoni autorevoli della risurrezione di Gesù e inviati dal Signore stesso in missione nel mondo.
Poiché gli Apostoli sono chiamati a custodire fedelmente l’insegnamento salvifico del Maestro, essi trasmettono il loro ministero a uomini che, fino al ritorno di Cristo, continuano a santificare, guidare e istruire la Chiesa «grazie ai loro successori nella missione pastorale». …Il Concilio insegna che la struttura gerarchica non è una costruzione umana, funzionale all’organizzazione interna della Chiesa come corpo sociale, ma una divina istituzione volta a perpetuare la missione data da Cristo agli Apostoli fino alla fine dei tempi. … come nota il Decreto Ad gentes, «gli Apostoli furono simultaneamente il seme del nuovo Israele e l’origine della sacra gerarchia», in quanto comunità dei redenti dalla Pasqua di Cristo, stabilita come mezzo di salvezza per il mondo. …Il Concilio tratta dunque del ministero che viene trasmesso a uomini investiti di sacra potestas per il servizio nella Chiesa: si sofferma in particolare sull’episcopato, quindi sul presbiterato e sul diaconato come gradi dell’unico sacramento dell’Ordine. Con l’aggettivo “gerarchica”, pertanto, il Concilio vuole indicare l’origine sacra del ministero apostolico nell’azione di Gesù, Buon Pastore, nonché i suoi rapporti interni. I Vescovi anzitutto, e attraverso di loro i presbiteri e i diaconi, hanno ricevuto compiti (in latino munera), che li portano al servizio di “tutti coloro che appartengono al Popolo di Dio, affinché tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza”».
Al tempo di Francesco d’Assisi c’erano diversi gruppi di persone che volevano vivere il Vangelo di Cristo nell’assoluta povertà, ma a differenza del nostro santo patrono erano considerati eretici, perché si erano messi fuori dalla Chiesa, considerata da loro corrotta e fuori dalla realtà. Francesco, invece, si era sempre sottoposto all’autorità dei rappresentanti della Chiesa, dal più umile e semplice sacerdote al Papa di turno, senza criticare, desiderando solo di migliorare se stesso per rimanere fedele al Vangelo. Questa sua umiltà attirava l’attenzione di vescovi e cardinali, ma anche dei Papi che ebbero la gioia di conoscerlo di persona. Per questo fu da loro guidato e lui accettava volentieri i loro consigli, in questo modo, con la loro benedizione, poté fondare l’Ordine dei Frati Minori. “Il padre santo progrediva continuamente in meriti e virtù. E poiché la sua prole cresceva ovunque in numero e grazia ed estendeva sino ai confini della terra i suoi tralci, ricchi a meraviglia di frutti ubertosi, cominciò a riflettere sempre più spesso, preoccupato come la giovane pianta potesse conservarsi e crescere stretta nel vincolo della unità. …Si portò dunque a Roma, dove il signor papa Onorio e tutti i Cardinali lo accolsero con grande devozione.
Ed a ragione, perché si ripercuoteva visibilmente nella sua vita e nelle parole il profumo della sua fama, e non era quindi possibile non venerarlo. Predicò davanti al Papa ed ai Cardinali con animo franco e pieno di ardore, attingendo dalla pienezza del cuore, come gli suggeriva lo Spirito. Alla sua parola si commossero quelle altezze e, traendo profondi sospiri dall’intimo, lavarono con lacrime l’uomo interiore. Terminato il discorso e dopo qualche istante di cordiale colloquio col Papa, alla fine così espose la sua richiesta: «Non è facile, Signore, come sapete, per gente povera e umile avere accesso a così grande maestà. Avere nelle mani il mondo e gli impegni molto importanti non permettono di dedicarsi alle minuzie. Per questo, Signore,–continuò –chiedo al tenerissimo affetto di vostra Santità di concederci come papa il Signore d’Ostia, qui presente; così, rimanendo sempre intatta la dignità della vostra preminenza, i frati potranno rivolgersi a lui in tempo di necessità, ed essere, con vantaggio, difesi e governati». Il Papa gradì una richiesta tanto santa, e subito prepose all’Ordine, secondo la domanda dell’uomo di Dio, il Signor Ugolino, allora vescovo d’Ostia (futuro Papa Gregorio IX, che poi lo santificò).
Il santo cardinale accettò con amore il gregge, che gli era stato affidato, lo allevò premurosamente, e ne fu insieme pastore ed alunno sino alla beata fine. È a questa particolare sottomissione che si deve la prerogativa di amore e la sollecitudine, che, da sempre, la Chiesa Romana non cessa di testimoniare all’Ordine dei minori (FF 609)”. Papa Leone conclude: «Care sorelle e cari fratelli, preghiamo il Signore, affinché mandi alla sua Chiesa ministri che siano ardenti di carità evangelica, dediti al bene di tutti i battezzati e coraggiosi missionari in ogni parte del mondo».




