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Essere immagine di Dio

Omelia del Vescovo Carlo nella Messa Crismale, mercoledì 1 aprile, chiesa Santa Maria di Portosalvo
Is 61,1-3.6.8b-9; Ap 1,5-8; Lc 4,16-21

Tu ci sei necessario,
o Cristo, o Signore, o Dio con noi,
per imparare l’amore vero
e per camminare nella gioia
e nella forza della tua carità
la nostra vita faticosa,
fino all’incontro finale con te amato

Con questa preghiera di san Paolo VI il Vescovo di Ischia Monsignor Carlo Villano  ha chiuso l’omelia pronunciata in occasione della celebrazione della Messa del Crisma, con la quale ha richiamato più volte la necessità di seguire le orme di Cristo per creare un mondo e una società dalla quale emerga chiaro ciò di cui ogni cristiano è consapevole e che era già chiaro non solo ai Padri della Chiesa, ma persino ai filosofi precristiani: l’uomo è a immagine di Dio. Nell’uomo cogliamo l’immagine visibile di Dio, che per noi è presenza e voce che ci interpella, ha detto il Vescovo, e ci sprona ad agire secondo quanto Gesù Cristo ci ha indicato con la sua vita. Egli è stato, come ci ha ricordato il brano del vangelo di Luca, il compimento delle scritture e il superamento delle attese umane. Il Vangelo di Luca – ha precisato Monsignor Villano – è quello che più degli altri annuncia la buona novella rivolta ai poveri. Essere ad immagine di Dio significa dunque avere attenzione per coloro che sono ai margini.

Il Vescovo ha anche ricordato la sua recente visita alle detenute del carcere femminile di Pozzuoli, che attualmente a causa del bradisismo sono ospitate in un’ala del carcere di Secondigliano. Nel messaggio che le detenute hanno scritto al Vescovo in questa occasione, veniva richiamata la speranza che anima ogni giorno le loro vite da recluse, la speranza di poter iniziare una vita migliore, nella pace che la Pasqua porta con sé. Donne ai margini, ha detto Monsignor Villano, che sperano in un mondo migliore, persone che hanno bisogno di aiuto, sono coloro alle quali tutta la Chiesa è chiamata a rivolgere la propria attenzione e le proprie energie, se vogliamo che le nostre vite siano ad immagine di Dio:

«Ecco, carissimi fratelli presbiteri e carissimo popolo di Dio: la celebrazione di oggi, con la benedizione degli oli santi, ci ricorda che, come Chiesa, anche e non solo attraverso la celebrazione dei sacramenti, siamo chiamati a porre al centro della nostra vita la persona, in tutte le sue dimensioni, in tutta la sua umanità».

Nei confronti degli altri dobbiamo avere lo slancio che ci suggerisce san Paolo: “L’uomo è colui verso il quale l’amore di Cristo ci spinge, e ci spinge perché ci possiede” (2 Cor 5,14).

Non poteva mancare nell’omelia un richiamo alla guerra e alla necessità per ogni cristiano di impegnarsi a costruire ogni giorno la pace:

«Come cristiani, come uomini e donne esperti in umanità, siamo chiamati a esprimere il nostro dolore e a chiedere perdono per le morti violente, per la vita negata, per chi non ha più futuro». In un tempo in cui i conflitti si allargano, quella “terza guerra mondiale a pezzi” di cui parlava Papa Francesco rischia di diventare unica guerra globale, non solo perché si estendono i conflitti, ma perché questi ultimi non scuotono più le nostre coscienze e ci abituano lentamente alla violenza. La pace – ha detto Monsignor Villano – deve cominciare da noi: dalle nostre relazioni, dalla nostra quotidianità, dalle nostre parole.

In conclusione il Vescovo ha voluto citare il messaggio di Papa Leone per la Quaresima 2026, nel quale il pontefice auspica che ogni cristiano sappia compiere l’esercizio di una forma di astensione poco praticata: astensione dalle parole che percuotono il prossimo. È necessario, ha sottolineato Sua Eccellenza Monsignor Carlo Villano, disarmare il linguaggio, rinunciare alle parole taglienti, al giudizio immediato, alle calunnie per dare spazio alla gentilezza.

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