Giuseppe, secondo il Nuovo Testamento, è lo sposo di Maria e il padre terreno di Gesù. Il Vangelo di Matteo ce lo presenta come uomo giusto e obbediente alle leggi di Dio. Proprio per questo, saputo della gravidanza della giovane futura sposa, medita di ripudiarla, come prescriveva la legge mosaica, ma in segreto, per non mettere a rischio la vita della povera Maria, perché è un uomo giusto. L’angelo venutogli in sogno gli rivela il progetto di Dio sulla sua futura famiglia e lo invita a non temere nulla. E al risveglio, la sua missione diventa quella di provvedere, anche con il lavoro, ai bisogni della Santa Famiglia di Nazareth. Giuseppe, come Maria, adotta un modo discreto, silenzioso ma anche del fare immediato. Prima dovrà superare il tormento per le notizie su Maria, dissipate dalla visita in sogno dell’angelo.
Subito dopo dovrà occuparsi di rimediare un rifugio per la moglie che sta per partorire, attrezzare la grotta/capanna, riparare la mangiatoia trasformandola in culla, badare al bue e all’asino, custodire moglie e figlio, capire quanto di straordinario sta accadendo, tra angeli che cantano, stelle che splendono e pastori e re che accorrono in visita. Poi, non si è ancora spenta la gioia della nascita che gli tocca organizzare la fuga in Egitto per mettere in salvo il piccolo da Erode. Dovrà vivere oltre un decennio da emigrante in terra straniera, ritornare e riorganizzare la vita e il lavoro in patria. Ciò nonostante, la sua figura è priva di parole nei Vangeli. Questa circostanza sembra proprio sottolineare che la sua fede nelle promesse divine si manifesta interamente attraverso i fatti e la concretezza delle azioni. Giuseppe agisce prontamente.
E’ sempre pronto ad accogliere il piano che Dio ha per lui, in ogni circostanza, specialmente nei momenti difficili. Giuseppe è stato il prototipo del padre tutto intento a prendersi cura dei suoi. Per questo, in suo onore è celebrata anche la “festa del papà”, ricorrenza civile diffusa in diverse aree del mondo, in onore della figura del padre e della paternità. E anche quest’anno, per la ricorrenza di San Giuseppe e della “festa del papà”, la parrocchia Santa Maria Assunta di Ischia Ponte ha voluto ritrovarsi in chiesa per affidare a San Giuseppe tutte le difficoltà che nascono dal difficile ruolo del padre, ma anche per ringraziare per tutte le volte che la provvidenza è venuta in soccorso. Non è stato facile per tanti essere presenti, anche se la messa è stata posticipata alle 19:30 proprio per dare la possibilità ai padri lavoratori di esserci. E così è stato. La chiesa era piena di papà, molti dei quali impegnati a formare il “coro dei papà” per suonare e cantare lode a Dio per le tante preghiere esaudite. Erano presenti anche numerosi loro figli.
I più piccoli hanno accompagnato all’altare i loro papà durante l’offertorio. I canti presentati hanno commosso non solo il parroco ma i tantissimi fedeli accorsi in chiese per la ricorrenza. La celebrazione è stata preparata tutta dai papà. Il momento più bello è stato l’offertorio durante il quale sono stati portati all’altare gli strumenti del loro lavoro affinché il Signore li potesse benedire e vegliasse su di loro. A conclusione di questo bellissimo momento non poteva mancare la classica “zeppolata” di San Giuseppe preparata dalle signore della Caritas parrocchiale come segno di gratitudine per questi papà che ogni giorno, con il loro lavoro, il loro amore, la loro presenza hanno cura delle proprie famiglie e sono testimoni credibili ed esempio per la comunità tutta.
di Nunzia Eletto











