Il 14 marzo di quest’anno, per i giovani delle diocesi di Ischia e di Pozzuoli è una di quelle date destinate a rimanere impresse nella mente e soprattutto nel cuore. Il motivo è apparentemente semplice, ma intriso di un “gusto” che tanti non avevano mai assaporato prima: oltre cinquecento giovani, provenienti da diverse zone dell’isola d’Ischia e da diverse parrocchie della diocesi di Pozzuoli, si sono dati appuntamento con il Vescovo Carlo, sull’“isola verde”, per vivere un pomeriggio di amicizia e condivisione.
Questi ragazzi si sono messi in cammino per ripercorrere, insieme – con il desiderio di scoprirsi fratelli e sorelle – gli ultimi passi che ha compiuto Gesù sulla terra e che lo hanno condotto alla Croce, luogo nel quale ha dimostrato in cosa consisteva il suo desiderio di amare i suoi fino alla fine (Cfr Gv 13,1). I giovani si sono detti, camminando al “passo” della croce, che Dio è Amore perché non abbandona al male, non risponde al male con il male; è Amore perché perdona, perché desidera vederci “fiorire” rendendoci sale e luce del mondo (Cfr. Mt 5,13-16).
I giovani hanno pregato Dio chiedendogli di entrare nelle situazioni più disparate che caratterizzano la vita di tanti loro coetanei e amici: dipendenze, relazioni tossiche, sogni negati, violenza; tra queste piaghe si è cercato il volto di un Dio che chiama alla libertà e alla pienezza di vita. Ci si è accorti di come quel Dio, che ha percorso in Gesù le strade del mondo, in realtà continui a farlo con e per gli uomini e le donne del nostro tempo.
Gli splendidi scenari che hanno caratterizzato il tragitto dal Convento di sant’Antonio dei frati minori fin sopra al Castello Aragonese hanno accompagnato i giovani incantandoli e invitandoli ad alzare lo sguardo al Creatore. Questo cammino dietro la croce, è stato accompagnato non solo dal vescovo Carlo, ma anche da diversi presbiteri, tra questi don Marco Trani e don Enzo Cimarelli, direttori delle Pastorali Giovanili di Ischia e Pozzuoli e dal nostro vicario generale, don Gaetano Pugliese. Ma anche suore, frati, educatori ed educatrici che si sono mostrati compagni nel cammino della vita.
I giovani hanno proclamato, camminando, che il bene è ancora possibile, perché il bene nostro è una persona: Gesù. Il camminare insieme è stato il segno che la fraternità e la comunione non sono concetti destinati ad abitare le pagine impolverate di libri “muti”, custoditi in biblioteche abbandonate; la pace, la concordia, la prossimità, temi oggi minacciati dall’odio e dalla violenza, hanno respirato nuovamente attraverso il cammino di questi ragazzi.
Ragazzi che hanno cantato come il poverello di Assisi (e non è un caso che la preghiera sia iniziata alle porte del convento dei frati francescani) la gioia di appartenere a Dio. Il cielo e la terra, il mare e i boschi, la strada e le case, sono stati lo scenario nel quale Cristo è venuto a ribadire il suo essere con e per i giovani. Gesù ha chiamato, abbracciato, indicato la via da seguire per essere suoi testimoni. Tutto questo è un miracolo. Molti passanti, residenti o turisti, hanno riconosciuto in questi giovani un grido di speranza: non è già tutto detto o fatto, tutto finito e destinato a morire; anzi c’è ancora qualcosa, o meglio Qualcuno, per cui vale la pena spendere la vita.
Come non è stato un caso che il tutto sia iniziato in un luogo francescano, proprio nell’ottavo centenario dalla morte di Francesco d’Assisi, così non è stato casuale che il cammino si sia concluso nel piazzale “delle armi” sul Castello Aragonese. Sì, in questo tempo di continue e preoccupanti guerre, l’unica strada da percorrere è quella del disarmo e non c’era luogo più significativo di questo per dirlo: un luogo che anticamente vedeva la convocazione dei soldati che presidiavano il castello è stato lo scenario che ha accolto la crocifissione di Cristo. Il Golgota, per una sera è diventato il luogo della pace, il luogo del disarmo, il luogo dove l’amore trionfa. Il canto e la preghiera sono stati il segno di questo andare verso la Meta, indicata dalla Croce che, come l’ago della bussola, mostra il “nord”, ovvero Dio.
Durante il cammino, ci sono stati alcuni gesti significativi: il momento dei post-it, su cui sono stati scritti i nomi di coloro che hanno accompagnato momenti complessi della vita di ciascun giovane, bigliettini attaccati a una croce presente sul sagrato della Chiesa dello Spirito Santo; il ricevere un brano della Scrittura all’ingresso del Ponte che conduce al Castello; la consegna di un chiodo che simbolicamente ciascuno ha lasciato ai piedi di una grande croce posta sul punto più significativo del Castello: le rovine dell’antica Cattedrale dell’Assunta. Segni semplici ma che dicono di tutta la ricchezza che caratterizza ogni ragazzo e ogni ragazza che sabato ha camminato per le strade di Ischia e che con il suo camminare, cantare e pregare, ha mostrato la bellezza dell’essere giovane, la bellezza paradossale della Croce,
Non è stato semplicemente un grande evento, non è stata solo il frutto della collaborazione di due preti e di due equipe di Pastorale Giovanile, ma piuttosto il segno tangibile del desiderio di Dio che non si stanca di accompagnare e chiamare i giovani. Risaltano alcune pennellate, che ci hanno restituito l’entusiasmo del Vangelo: in primis, la complicità fra i ragazzi, non le etichette di “partito” ma la voglia di stare insieme; ancora, l’accoglienza delle nostre comunità con i rispettivi parroci verso i giovani provenienti dalla terraferma; l’importanza, poi, dell’impatto numerico. In un tempo dove l’alibi per “i numeri che non contano” come un ritornello accompagna e giustifica i nostri passi stanchi, un numero considerevole di ragazzi ha parlato senza parlare, ha inciso senza gridare. Questi ragazzi hanno detto alla Chiesa e poi alla società: noi ci siamo. Tu?
Considerevole, poi, che questo numero, in proporzione alle due realtà coinvolte, ci dice di un interesse giovanile sulla nostra isola più che vivace. Basti pensare che tra l’organizzazione, il servizio d’ordine e gli altri partecipanti coinvolti dalle diverse comunità parrocchiali e dall’esperienza del catecumenato crismale, i ragazzi d’Ischia hanno superato il centinaio. Quest’indice di “fame” non può rassicurarci soltanto rispetto alla buona riuscita dell’evento, ma deve necessariamente interrogarci. A noi come Chiesa la capacità, quindi, non solo di “organizzare altri e nuovi eventi” ma di fiutare questa fame giovanile: sono ragazzi a cui è bastata una Croce e una Meta per mettersi in cammino.
Infine, un’ultima pennellata: la potenza evocativa dei luoghi e l’importanza di educarci alla bellezza. Se c’è una cosa, infatti, che tanti giovani, specialmente della periferia partenopea, hanno portato a casa di quest’esperienza è la dimensione del bello. Sì, Ischia è bella e dobbiamo dirlo, forse ripetercelo perché ne siamo assuefatti. A chi incontra, però, questa bellezza risulta davvero più facile spalancare il cuore alla Grazia di Dio. Investire sulla cura del Creato, sulla capacità di lasciar parlare Dio nel bello così come Lui ce lo offre è un orizzonte da non sottovalutare. Un po’ come “l’altra riva” per i discepoli che vanno in disparte col Maestro, la nostra terra, proprio perché isola, permette all’eco della voce di Gesù di abbracciare ciascuno. Noi che “siamo qui” ci sentiamo ancora avvolti da questa Voce? I nostri giovani la percepiscono, eccome! A volte, però, è la nostra saturazione a tacitare la Melodia che Gesù continua a cantare nei nostri e nei loro cuori.
Che l’esperienza di questa Via Crucis, allora, sia il segno di una primavera nuova, non solo quella che ci apprestiamo a vivere con il concludersi di marzo, ma quella che è già tra noi nelle trame della Salvezza compiuta da Cristo. Il segno di questa Salvezza è evidente nell’unità e nell’amore che, come cristiani, siamo chiamati a testimoniare con il nostro stare nel mondo da salvati e che i giovani di Ischia e Pozzuoli sabato 14 marzo 2026 hanno consegnato alle rispettive Chiese, quasi come “fardello melodioso”: con Gesù – con entusiasmo, “massicci”, con la Sua Voce-Bella che canta in noi – o niente: non ne varrebbe la pena. Siamo pronti ad accogliere questa sana e santa provocazione nella fede? Coraggio, che questo ponte-di-Croce è stato costruito con Amore sulla pelle di Cristo. A noi il compito di attraversarlo ancora questo ponte, con la Passione. Passione di Cristo, Passione dei giovani.
di Ivan Aiello e Francesco Ferrandino




