Ischia, chiesa dello Spirito Santo – 11 marzo 2026
Fratelli e sorelle carissimi,
ancora una volta ci viene donata la stupenda possibilità d’incontrare il Signore attraverso la Parola di Dio che abbiamo ascoltato e si dona a noi sotto i segni del pane e del vino consacrati, rendendoci suo “corpo”. San Tommaso dice che il primo effetto dell’Eucarestia è l’unità! Quando fuori di essa nel nostro quotidiano siamo divisi tra noi, se non addirittura indifferenti, chiusi nel nostro piccolo mondo, ripiegati su noi stessi, sconfessiamo quello che abbiamo celebrato.
Nell’Eucarestia, ogni volta che la celebriamo siamo chiamati a fare rinnovata esperienza della Comunione dei Santi. Qui – nella celebrazione eucaristica – c’è tutto il paradiso, con e nella Trinità, e tutta l’umanità. Noi pellegrini verso la patria celeste, Maria santissima con tutti gli angeli e i santi del paradiso e anche tutti i defunti che hanno ancora bisogno di purificazione per vedere Dio, siamo parte dell’unica Chiesa, e la morte non spezza i vincoli di comunione, (che sono vincoli divini!).
La Liturgia ci invita a cantare Santo Santo Santo con tutti gli angeli e i santi: non è un modo di dire! Nell’Eucarestia siamo uniti alla schiera degli angeli e dei santi!
L’Eucarestia ci rimanda sempre al pensiero della patria celeste, al convinto eterno, alla Gerusalemme celeste, alla Domenica senza tramonto, alla Pasqua eterna.
La Quaresima è simbolo del cammino della nostra vita: come essa è un itinerario di conversione, di purificazione e di rinnovamento, che trova il suo culmine nella solennità della Pasqua e da essa si lascia illuminare, così la nostra esistenza è un viaggio verso un incontro con quel Gesù e il Dio che Egli ci ha svelato, a cui crediamo senza averlo visto e che vedremo faccia a faccia così come Egli è!
Questo pensiero accompagna il nostro cammino* C’è in noi il desiderio di vedere il volto del Signore?
Certo questa “corsa” – per utilizzare un linguaggio sportivo, caro a san Paolo – passa attraverso il tunnel oscuro della morte. Gesù ha attraversato il buio, la durezza e la tristezza della morte; ma Lui, che definisce sé stesso Vita, non poteva essere schiavo di essa, l’ha vinta e ci ha detto che oltre le tenebre della morte c’è la Luce – “Io sono la luce e chi segue me avrà la luce della vita” – e la pienezza della vita. Egli è risorto e anche noi risorgeremo!
In questo “santo viaggio” verso la celeste Gerusalemme, parafrasando un Salmo, il Signore non ci lascia soli. Egli è con noi sempre, anche nelle prove, nella fatica, quando ci sentiamo falliti, quando ci sembra di affondare! Egli ci offre sempre la sua mano, tocca a noi afferrarci a essa.
Egli ci ha donato dei sostegni: i sacramenti, in particolare il Battesimo e l’Eucarestia, e il sacramento della Riconciliazione, che ci dona la libertà e la forza di ricominciare.
Ci ha donato anche una luce: la sua Parola “lampada ai miei passi, Signore, è la tua Parola, luce per il mio cammino”.
La Parola che oggi ci è stata donata ci dice che c’è unità tra l’Antica e la Nuova Alleanza, che trova la sua pienezza in Gesù. In lui tutto arriva a compimento! Questo non cancella tutto il cammino che Dio ha fatto con il suo popolo: Ogni volta che vengono proclamati brani delle Sacre Scritture, prese dall’Antico o dal Nuovo Testamento, chi legge conclude “Parola di Dio”. Un’attenzione particolare diamo al Vangelo: l’Evangeliario viene portato in processione, viene incensato, viene baciato, con esso siamo benedetti e chi lo proclama conclude “Parola del Signore”. È Gesù che ci parla attraverso la Sacra Scrittura, in modo particolare attraverso il Vangelo.
«In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto”.» (Mt 5,17-18).
È in Gesù che “tutto è compiuto!”.
Le due mense della Parola e dell’Eucarestia sono necessarie per un autentico cammino cristiano.
Sant’Agostino e san Girolamo dicevano che la stessa attenzione che abbiamo nel non far cadere frammenti dell’Ostia consacrata, la dovremmo avere nel non far cadere nel vuoto nessuna parola di Dio!
Sorelle e fratelli carissimi,
mentre preparavo l’omelia, il pensiero di don Camillo mi ha dato pace! Non ho avuto che solo poco tempo per conoscerlo, è bastato per apprezzarlo. Questa Eucarestia è anche dire grazie per la sua presenza silenziosa, umile, competente nella nostra Chiesa.
Un proverbio africano recita: “quando muore un anziano scompare una biblioteca”! Tanti eventi passati della Diocesi, aneddoti solo orali, li ho conosciuti da lui. Ricordo che una volta cercavamo un documento nell’archivio che non riuscivamo a trovare. Qualcuno mi ha detto: “Oggi in Curia c’è don Camillo”. È venuto e ci ha aiutato in poco tempo a trovare il documento! Il Signore gli ha donato una memoria solida, anche quando era avanti negli anni.
è morto carico di anni come i Patriarchi!
Mentre pregavo il Salmo 91 (92), 11-15 il pensiero è andato a don Camillo:
Quelli che sono piantati nella casa del Signore fioriranno nei cortili del nostro Dio.
Porteranno ancora frutto nella vecchiaia; saranno pieni di vigore e verdeggianti,
per annunciare che il Signore è giusto; egli è la mia roccia e non v’è ingiustizia in Lui».
È un bell’esempio di fedeltà, soprattutto per le nuove generazioni dei presbiteri. È stato fedele fino alla fine, fedeltà detto al sì detto il giorno della sua ordinazione. La fedeltà non è scontata! È un dono, ma comporta anche lotta, umiltà, fidarsi del Signore, lasciarsi avvolgere dalla Sua misericordia, vivere il presente illuminati dall’Eterno.
In poco tempo hanno concluso il loro pellegrinaggio terreno due anziani del presbiterio – don Vincenzo e don Camillo -, fedeli al Signore, obbedienti al Vescovo, che si sono donati, anche se in modo diverso, alla gente. Nella mia esperienza di Vescovo sono stati presbiteri anziani che mi hanno aiutato a comprendere meglio il dono dell’episcopato. Sapevano vedere al di là delle mie fragilità il dono di grazia che il Signore mi aveva donato con l’ordinazione!
Ro vescovo da poco, quando venne da me in Episcopio un sacerdote religioso anziano. Era considerato come una “quercia” in diocesi: pur avanti negli anni, era un punto di riferimento per tanti, anche per alcuni preti. Prima di andare via si mise in ginocchio davanti a me e mi chiese la benedizione. Rimasi turbato: una persona anziana, autorevole per la sua testimonianza di vita, che chiede a me la benedizione! Quel gesto mi ha fatto concretamente comprendere la grazia dell’ordinazione episcopale: “Il Signore non ti ha scelto perché sei superdotato, perché sei bravo, neppure perché sei santo! Tu sei fragile, debole, peccatore, come gli altri! Egli ti ha scelto perché ti ama ed è il suo amore, accolto, che ti rende santo. È Lui che benedice attraverso te. Fai tutta la tua parte per essere, nella tua esistenza, trasparenza di Me!”.
Spesso, quando benedico, mi passa davanti il volto di don Filippo! Anche don Camillo è andato sempre al di là della mia persona, sapendo cogliere il dono di Dio, che mi è stato gratuitamente fatto con l’imposizione delle mani!
Mons Gennaro Pascarella




