Incontri di formazione diocesana: la Costituzione Dei Verbum
Seconda tappa a cura di don Cristian Solmonese
Lunedì 9 marzo, don Cristian Solmonese ha continuato a guidarci nel percorso di conoscenza della Dei Verbum, la Costituzione emessa dal Concilio Vaticano II sulla divina rivelazione, che ha rappresentato una svolta epocale nella storia della Chiesa. Attraverso la Dei Verbum i padri conciliari mettono al centro della vita ecclesiastica la Bibbia e la Parola di Dio, considerate non più come un deposito di verità e dogmi immutabili, ma come fonte di dialogo vivo e continuo del Signore con l’uomo: nella Scrittura, Dio parla all’uomo, lo fa da sempre e continua a farlo ancora oggi. La Scrittura, di conseguenza, assume dignità pari alla Eucarestia e va quindi venerata come è venerato il corpo di Cristo. Tuttavia – ha detto don Cristian – a sessanta anni dal Concilio queste affermazioni faticano ancora a essere messe in pratica, lo ha scritto anche Papa Francesco in Evangelii Gaudium: “Le Scritture ancora non sono l’anima evangelizzatrice della Chiesa. La Scrittura deve essere l’anima della vita e della missione ecclesiale”. Si rende pertanto necessario ripensare tutto l’impianto evangelizzatore della Parola – ha proseguito don Cristian – a cominciare dalla pastorale catechetica, ancora in larga parte legata al nozionismo, alle formule fatte, imparare a memoria dai più piccoli, con la diffusione dell’immagine di un Dio lontano, irascibile e punitivo e della vita terrena come una ineluttabile valle di lacrime e sofferenze. La Dei Verbum riformula invece i tre concetti fondamentali: Rivelazione, Tradizione e Scrittura, secondo il proposito di Papa Giovanni XXIII che intendeva aggiornare non i contenuti, ma la forma con la quale il Vangelo viene annunciato.
Rivelazione: la svolta, come già detto, avviene perché la rivelazione non è più considerata un deposito di verità astratte e dogmatiche, consegnate e immutabili, ma l’iniziativa salvifica di Dio che entra nella storia e dialoga con l’uomo e lo chiama alla comunione con Lui. Al n. 2 della Dei Verbum leggiamo: “Dio parla agli uomini come amici”. Dio non può essere quello che ci è stato presentato nel vecchio catechismo di Pio X: “l’Essere perfettissimo Creatore e Signore del cielo e della terra”; Dio è quello che Gesù per tutta la sua vita ci ha presentato, il padre misericordioso. Il centro non è ciò che Dio è venuto a dirci, ma Dio che si dona a noi e parla con noi. Ma questo comporta anche un totale ripensamento della figura di Gesù. Don Cristian ha spiegato che la Dei Verbum lascia solo intravedere in controluce questo argomento, senza svilupparlo, e questo rappresenta uno dei limiti del documento. Prima del Concilio Vaticano II si pensava a Gesù secondo una cristologia dall’alto, che descrive Gesù come figlio di Dio, consapevole della sua natura e del suo destino fin dalla nascita, un superuomo che trascorre la sua vita solo per mostrare i suoi poteri, un Dio lontano e intoccabile, come il Padre. Questo è in contrasto con quanto invece la Chiesa ha sempre affermato: Gesù è vero Dio e vero uomo e la sua umanità non può essere sconfessata: è invece necessario comprendere Gesù attraverso una cristologia dal basso che tenga conto delle sue origini, della vita che ha vissuto e dei luoghi in cui ha predicato. Gesù ha dovuto imparare come tutti gli uomini e ha sperimentato la vita come tutti noi, scoprendo il dolore, le delusioni, la felicità e le frustrazioni: la sua è la storia di un uomo che ha scoperto di essere Dio. Ci aiuta a comprendere questo aspetto tutto il Vangelo di Marco, il cui impianto gira intorno a due capisaldi: il riconoscimento da parte di Pietro della vera natura di Gesù, e la conferma di tale scoperta da parte del centurione sotto la croce. L’intuizione della storia umana di Gesù è presente già nella Dei Verbum, ma aspetta ancora di essere sviluppata.
Scrittura e Tradizione: con la Dei Verbum si interrompe la vecchia distinzione tra questi due aspetti della trasmissione della fede, essa infatti afferma una visione organica secondo la quale Scrittura e Tradizione formano un’unica struttura e un’interdipendenza, non c’è l’una senza l’altra. Don Cristian ha sottolineato che non bisogna confondere la Tradizione che, come espresso nel n. 8 (La sacra tradizione) è ciò che gli apostoli avevano appreso e poi trasmesso a tutte le generazioni successive, e le tradizioni umane, quelle convenzioni che si tramandano, ma sono frutto di decisioni umane, benchè pie. La Tradizione trova il proprio cuore normativo nella Scrittura ed è interconnessa con la Scrittura. La Tradizione è lo sforzo della Chiesa di portare le parole di Gesù alla sua origine. Le tradizioni – le processioni, le abitudini, le consuetudini – sono opera e invenzione umana, sono mutabili e non vanno confuse con la Tradizione che è immutabile. Anche Gesù ha insistito molto su questo aspetto, ricordando che “Finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure uno iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto” (Mt 5,18). La legge è immutabile, ma l’interpretazione rabbinica che aveva trasformato la Parola di Dio in una inutile selva di norme, non era più accettabile. Infine don Cristian ha accennato a un altro aspetto importante della Scrittura: per comprenderla è necessario studiarla, ma soprattutto essere formati, poiché essa non è la Parola di Dio, ma la contiene. Nella Scrittura si ritrova Dio che vuole dialogare con noi, ma la Scrittura è anche opera umana nella sua espressione scritta: Dio ispira la mente umana attraverso lo Spirito Santo, ma la mano che scrive è umana. Per questo è necessario essere preparati a riconoscere i diversi generi letterari presenti nella Bibbia, le loro diversità e la loro funzione rispetto ai contenuti veicolati.







