Omelia del Vescovo Carlo in occasione dei solenni festeggiamenti in onore di san Giovan Giuseppe della Croce, 5 marzo – Sir 51,17-27; Fil 3,7-14; Mc 10,17-30
“Espressione della sete di vita che deve animare ogni cristiano”, così il Vescovo Carlo ha definito la domanda centrale del brano del Vangelo di Marco, noto come Il giovane ricco: “Maestro buono, cosa devo fare per avere la vita eterna?” Il Vescovo non ha puntato l’attenzione su ciò che di solito attira e un po’ spaventa in questo brano, cioè la proposta fatta da Gesù al giovane di abbandonare tutte le sue ricchezze per darle ai poveri, ma piuttosto sull’atteggiamento del giovane, il quale chiede e si pone in ascolto della parola del Maestro. C’è nel giovane una ricerca, una sete e un desiderio di ascoltare che è stata – ha detto il Vescovo – la cifra distintiva di tutta la vita del nostro santo patrono. Egli infatti ascoltava attentamente la parola di Dio e la rendeva concreta nella sua vita quotidiana; l’ascolto era per lui una vera vocazione, al punto da poterla mettere in pratica anche con i suoi fratelli e confratelli ed è forse il motivo per cui era presente in tanti conventi per volere dei suoi superiori. San Giovan Giuseppe era sempre alla ricerca di quella che il brano del Libro del Siracide (Prima Lettura) chiama “la sapienza di Dio”, egli ascoltava la Parola di Dio e la custodiva nel suo cuore, così come ci ha richiamato il Salmo (“Beato chi custodisce la parola del Signore”). Si custodisce ciò che è prezioso e, per i cristiani, prezioso è il dono del Battesimo, che va custodito e coltivato così come ha fatto il nostro santo patrono:
«Egli aveva compreso che la vera comunione viene generato solo da un ascolto attento della parola, dei fratelli e delle sorelle che si incontrano ogni giorno».
Se seguiamo il suo esempio – ha proseguito il Vescovo – allora possiamo realizzare ciò che san Paolo ci suggerisce nel brano che costituisce la Seconda Lettura: dobbiamo metterci sempre alla ricerca del Signore, della giustizia che viene da Lui. Quella giustizia che viene dalla comunione e tiene lontani i conflitti e le guerre. Non poteva mancare, nel giorno in cui ricordiamo la vita di un santo che ha dedicato tutto se stesso alla costruzione del Regno di Dio e alla ricerca della comunione fraterna, un richiamo alla pace, in un momento storico che vede in corso tanti conflitti, in uno scenario internazionale che vira verso un ordine diverso da quello al quale eravamo abituati e che sembra sempre più lontano, mentre sembra prevalere la legge del più forte:
«Dobbiamo allora coltivare il nostro desiderio di pace, una pace vera, quella che invochiamo da Cristo, perché vogliamo costruirla a partire da noi stessi, vogliamo prima di tutto essere in pace con noi stessi, con la nostra coscienza, con le nostre comunità di Ischia».
Il Vescovo ha anche ricordato che san Giovan Giuseppe era figlio di Francesco, del quale la Chiesa sta festeggiando gli ottocento anni dalla sua nascita al cielo:
«San Francesco nella sua vita ci ha dimostrato che vivere per la pace e in pace è possibile, egli è stato l’uomo del dialogo, ha saputo cucire e ricucire rapporti difficili, sempre annunciando il Vangelo, annunciando quella pace che viene dal Signore, che viene dalla sua parola, perché come ci ha ricordato Papa Leone nei suoi discorsi, Dio è il Dio della pace, non può essere il Dio della divisione».
Il Signore ci invita ad essere tessitori di pace, ci invita, attraverso il Vangelo di Marco, ad avere attenzione per i poveri, tutta la Liturgia della Parola di questa celebrazione, non è stata altro che un continuo inno a non dare peso ai beni materiali, un richiamo a non pensare solo a noi stessi, a lasciare spazio nella nostra vita al Signore. Solo in questo modo si potrà realizzare ciò che all’uomo sembra impossibile. Il Vescovo ha ricordato, in conclusione, ciò che l’angelo dichiarò a Maria, incredula di fronte all’annuncio della sua prossima e impossibile – per lei – maternità: nulla è impossibile a Dio. Se lasciamo posto a Dio nella nostra vita, se gli diamo spazio per agire, allora riusciremo ad amare e a condividere, riusciremo a realizzare, con Lui, il suo sogno per noi.




