Durante i periodi forti dell’anno liturgico (Quaresima, Pasqua, Avvento e Natale) la comunità Francescana, presente sull’isola è solita ritrovarsi al convento di Sant’Antonio per un momento di preghiera e fraternità. L’animazione della preghiera è affidata ai frati del primo ordine e alle terziarie e ai terziari del terzo d’ordine. A maggior ragione, in quest’anno giubilare francescano straordinario, indetto da Papa Leone in concomitanza con la ricorrenza dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, e per la precisione, sabato 21 febbraio scorso, ci si è ritrovati nella chiesa del convento di Sant’Antonio alla Mandra – dichiarata chiesa giubilare così come tutte le chiese francescane del mondo – per vivere questo momento.
All’inizio della Quaresima, tempo di silenzio, di ascolto e di ritorno all’essenziale, se ne avvertiva forte la necessità. La Chiesa stessa, in questo tempo, ci conduce nel “deserto”, non per estraniarci dal nostro tempo, fatto di individualismo, apparenza e sopraffazione, ma per concentrarci su quel che conta davvero, per un ritorno all’essenziale. Nel corso della preghiera, l’ordine Francescano ha deciso di lasciarsi guidare da San Francesco che ha attraversato il “deserto” per tutta la sua vita. Un deserto fatto di rinuncia del superfluo, di fiducia in Dio e di aiuto al prossimo.
Per Francesco, il deserto non è mai stato un luogo vuoto o di solitudine; al contrario, per lui, era il luogo dove incontrare Dio a cui affidarsi sempre, fino alla morte, nella quale intravedeva l’ultimo deserto da attraversare, non con paura ma con la pace di chi sa di consegnarsi totalmente al padre. È così forte questo sentimento nel carisma francescano che, per antica tradizione, si ricorda la memoria del Beato “Transito” del Padre San Francesco che chiama la morte “sorella” e che, a 44 anni, la accoglie cantando, quale compimento del suo cammino. Dalla lettura si percepisce la gioia di Francesco e si percepisce l’impazienza di andare incontro non a una morte definitiva che è fine di tutto, ma alla vera vita nuova che ci si apre dinnanzi. Le raccomandazioni che lui fa ai confratelli, che chiama figli, sono il testamento che il serafico Padre lascia a ognuno di noi: “restate saldi in Dio”.
Le tribolazioni, le tentazioni, le difficoltà ci saranno sempre ma, se ci fidiamo di Dio, tutto sarà più semplice da affrontare, perché non saremo mai soli a portare i nostri pesi, soprattutto quanto, avendo rinunciato a tutto, Dio diviene il nostro nuovo tutto. E come, in occasione della morte del Santo, si radunò naturalmente attorno a lui una moltitudine di gente, oltre tutti i confratelli che aveva già intorno a sé, così i francescani di Ischia si sono radunati davanti alla croce di San Damiano per affidare a Gesù Crocifisso le proprie preghiere scaturenti dal cuore. Ognuno ha portato, davanti alla croce, tutto ciò che può rappresentare un peso, un idolo da abbandonare, una paura da sciogliere o un attaccamento che gli ruba la libertà. Dinnanzi alla croce nessuno può sentirsi giudicato. Anzi, Gesù sembra accogliere ogni richiesta dicendo: “non temere, sono qui con te e per te e non ti lascerò mai. Non sono venuto per giudicarti o punirti, ma per amarti così come sei, perché sei fatto a somiglianza di Dio, è questa la tua natura, la tua missione, la tua vocazione.” E per questo che i cristiani debbono essere, sempre, pellegrini di speranza, in cammino per le vie del mondo, e testimoniare con la propria vita la novità del Vangelo, sull’esempio luminoso del poverello di Assisi. E proprio per rafforzare questo proposito, prendendo ispirazione e intercessione da San Francesco, che dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, per la prima volta, le sue spoglie mortali saranno visibili ai fedeli in un’ostensione pubblica prolungata nella chiesa inferiore della Basilica del Santo ad Assisi.
Cosa può dare ai cristiani e a tutta l’umanità questo evento? L’ostensione invita a riflettere sulla eredità spirituale di Francesco, ricordando a noi tutti come una vita donata possa generare così tanti frutti, e offrendo a credenti e non credenti l’opportunità di meditare sulla sua figura. L’esposizione intende sottolineare che il messaggio di Francesco, incentrato sulla pace, la cura del creato e l’accoglienza del Vangelo, è ancora vivo e capace di dare un esempio al nostro mondo sempre più votato allo sfruttamento, all’egoismo, al rifiuto dell’altro e al conflitto.
di Nunzia Eletto










