Domenica 22 febbraio si è tenuto un momento di memoria per il quarto anniversario dallo scoppio della guerra in Ucraina.
L’Associazione “Uniti per Ucraina–Ischia APS” ha scelto di commemorare questa data, innanzitutto con una celebrazione eucaristica nella parrocchia S. Maria Assunta a Ischia ponte, nel ricordo delle vittime del conflitto.
Successivamente, una grande e commossa partecipazione di tanti ischitani e di appartenenti al popolo ucraino, che oramai da anni abitano sulla nostra isola, ha assistito, presso la sala della Curia vescovile, alla proiezione di “20 giorni a Mariupol”, documentario premio Oscar, che in maniera cruda e vera, ha raccontato proprio i primi venti giorni del febbraio 2024 e lo smarrimento di quanti si sono risvegliati quella notte tra le bombe russe.
L’introduzione alla proiezione è stata curata da Lesya Petrunak, presidente dell’associazione Uniti per l’ Ucraina – Ischia.
“Siamo qui oggi perché quattro anni non sono solo un’unità di misura del tempo; sono millequattrocentosessanta giorni di vite spezzate, di città trasformate in macerie, ma anche di una dignità che il mondo intero ha imparato a conoscere e a rispettare.
Ricordare questo anniversario non significa semplicemente fare la cronaca di un conflitto. Significa dare un nome e un volto a chi non c’è più, onorare il sacrificio di chi ha perso tutto e, soprattutto, riconoscere la luce della resistenza che continua a brillare anche nelle notti più buie.
Quattro anni fa, il mondo pensava che l’oscurità potesse vincere in pochi giorni. Invece, abbiamo assistito al miracolo di un popolo che ha scelto di restare in piedi. Abbiamo visto madri proteggere i figli nei sotterranei, giovani rinunciare al proprio futuro per difendere la propria terra, e una nazione intera diventare il baluardo di quei valori — libertà, democrazia, umanità — che troppo spesso diamo per scontati.
In questi anni difficili, non è stata solo la forza delle armi a sostenere l’Ucraina, ma la forza della sua identità. Come ha scritto la grande poetessa ucraina Lina Kostenko:
«E tutto al mondo ha bisogno di parole umane, e non solo di quelle che sono già state dette.»
Oggi, le nostre parole non sono solo suoni, ma un impegno solenne. Siamo qui per pronunciare quelle ‘parole umane’ che riconoscono il dolore, ma celebrano anche la vita che resiste. Perché, come ricorda ancora la Kostenko, la libertà è un bene che non si può comprare, ma è un fuoco che va alimentato ogni giorno con la nostra vicinanza.
Chiudiamo questo momento con una promessa: che la nostra memoria non diventi mai abitudine. Che il silenzio che dedichiamo a chi è caduto si trasformi, domani, nel rumore dei cantieri della ricostruzione e nel suono della pace. Perché l’Ucraina non sta solo difendendo i suoi confini; sta ricordando a tutti noi cosa significhi essere liberi.”
di Annalisa Leo








