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“In religioso ascolto…”, la Parola che è relazione

Nuova tappa nel cammino di formazione diocesana con la quinta Assemblea sinodale: la Costituzione “Dei Verbum”

Il cammino diocesano di formazione, frutto delle riflessioni e delle necessità emerse durante il recente cammino sinodale, procede spedito e sicuro sotto la guida dei nostri presbiteri, avendo come bussola e riferimento le Costituzioni del Concilio Vaticano II, che dalla sua conclusione, nel 1965, attende ancora la sua piena attuazione. Lunedì 23 scorso don Cristian Solmonese ha portato alla nostra attenzione la Costituzione Dei Verbum, un documento fondamentale con il quale i padri conciliari hanno inteso fornire una guida per la comprensione e trasmissione della Sacra Scrittura. Frutto di una faticosa e lunga redazione – ben cinque anni – il documento è stato anche oggetto di forti contrasti all’interno della assemblea conciliare, risolti solo con l’intervento di Papa Giovanni XXIII. Nel delineare il contesto storico e teologico all’interno del quale nasce la Dei Verbum, don Cristian ha sottolineato l’assoluta novità rappresentata dal Concilio Vaticano II rispetto a tutti i concili precedenti. Papa Giovanni XXIII aveva infatti fortemente voluto un concilio che per la prima volta fosse non dogmatico, ma pastorale. Nei concili precedenti, a partire da quello di Trento e continuando con il Vaticano I, la Chiesa aveva agito in difesa, per contrastare due eventi che avevano scosso le sue fondamenta: la Riforma luterana e il diffondersi del razionalismo attraverso le idee dell’Illuminismo. La Chiesa reagisce affermando dogmaticamente che le verità sono calate dall’alto e non sono confutabili. Ma Papa Giovanni mette in atto, attraverso il suo intervento sulla Dei Verbum quella che sarà una novità assoluta:

«Il documento rappresenta una svolta epocale sulla comunicazione di Dio attraverso la Parola, cose che noi già abbiamo sentito, ma per l’epoca erano autentiche novità. Fino a quel punto le verità dottrinali erano calate dall’alto. La svolta è: Dio parla nella Scrittura, questo non si era mai detto, erano solo verità che i Concili avevano stabilito».

Dalla concezione di una verità dogmatica, calata dall’alto, si passa a una visione personalistica: l’idea nuova che emerge dal Concilio è che Dio parla, si rivela all’uomo attraverso la Scrittura. Nel Proemio del documento – ha fatto notare don Cristian – si legge infatti: “In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con fiducia…”. La Chiesa che, per la prima volta, non parla, ma si mette in ascolto – ha proseguito – è una assoluta novità, che cambierà le prospettive ecclesiastiche, trasformando la vecchia concezione dogmatica che aveva caratterizzato i precedenti concili. La Dei Verbum afferma insomma che la Scrittura parla e parla ancora oggi, dopo sessanta anni, anche a noi; la Scrittura va dunque ascoltata, e mette in azione un dialogo incessante con Dio.

Don Cristian ha poi delineato una panoramica del contenuto del documento, composto da sei capitoli, nei quali si indaga sulle questioni principali della trasmissione della Parola:

Capitolo 1. La rivelazione: il contenuto essenziale e innovativo del capitolo è che Dio non dice cose, ma parla di Lui per farsi conoscere all’uomo

Capitolo 2. La trasmissione della divina rivelazione: qui il focus è su Scrittura e Tradizione, i due binari sui quali corre la Chiesa

Capitolo 3. L’ispirazione divina e l’interpretazione della Sacra Scrittura: la Parola è sempre ispirata, il che vuol dire che c’è una relazione continua tra Dio e l’uomo, che per alcuni teologi è ancora attiva

Capitolo 4. L’Antico Testamento: tratta del rapporto con i fratelli ebrei

Capitolo 5. Il Nuovo Testamento: origine, carattere storico, altri scritti

Capitolo 6. La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa

Sul Capitolo 6 don Cristian si è a lungo soffermato, poiché in questo capitolo i padri conciliari, sotto la spinta del Papa, hanno inteso ribaltare il valore assegnato alla Scrittura nei concili precedenti, dove la Bibbia era la grande assente, soprattutto, come già detto, dopo il Concilio di Trento e per effetto della Controriforma. Dopo Lutero diversi Papi avevano, nel corso dei secoli, disposto non solo che la Bibbia non dovesse essere tradotta in lingua volgare – come fatto da Lutero in Germania -, ma che essa non potesse essere letta da tutti i fedeli. Questo – ha detto don Cristian – è stato un grave errore del quale ancora oggi paghiamo le conseguenze. Nelle nostre comunità parrocchiali infatti prevalgono le celebrazioni a discapito della conoscenza della Bibbia, che è scarsa o inadeguata. Il capitolo 6 della Dei Verbum mette dunque fine a una diatriba secolare, e dalle sue dichiarazioni si è mosso per esempio Papa Francesco che ha promosso vivamente la lettura della Bibbia. Don Cristian ha poi precisato che il documento conciliare presenta dei limiti: manca l’attualizzazione della Parola, si parla infatti ancora di allegoria, non c’è la storicizzazione di Gesù, né si parla di come porgere la Scrittura a coloro che sono indifferenti alla Bibbia. Per tale motivo la Chiesa, negli anni successivi al Concilio Vaticano II, ha promulgato dei documenti a completamento: “L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa (1993), “Il popolo ebraico e le sue scritture” (2001), entrambi della Pontificia commissione biblica.

Don Cristian ha poi proseguito con l’esame più dettagliato del capitolo 6, per sottolineare il peso e il valore che il documento conciliare ha conferito alla Parola. Al n.21 si legge infatti: “La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto con il corpo stesso del Signore…”, proseguendo nella lettura si rende chiaro che la Parola e l’Eucarestia sono messe sullo stesso piano, esse sono i due altari intorno ai quali si svolge la celebrazione. Più avanti, nello stesso paragrafo, compare l’espressione “sacra tradizione”, considerata, al pari della Scrittura, “regola della fede” della Chiesa. Qui va precisato che non si tratta delle tradizioni che nel corso dei secoli i fedeli hanno sviluppato (riti e procedure come le processioni) :

«La Tradizione è lo sforzo che la Chiesa cerca di fare per comprendere sempre meglio le parole di Cristo a partire dall’esperienza delle prime comunità cristiane La Chiesa ha sempre inteso, vissuto, amato e visto in quelle parole la presenza reale di Cristo, quella è Sacra Tradizione!».

Don Cristian ha anche sottolineato un altro tratto importante della Dei Verbum, inserito ancora nel n. 21: la Bibbia non è la Parola di Dio, essa contiene la Parola, la quale va tirata fuori, poiché la Scrittura è dialogica, comunica ai fedeli. Nel n. 22 si aggiunge che la Scrittura è a sostegno del popolo e per questo è necessaria la sua conoscenza e la sua vicinanza e quindi la sua accessibilità. Tutti i fedeli, non solo religiosi e presbiteri, hanno obbligo, in forza del Battesimo, di conoscere e divulgare la Scrittura.

Come consuetudine, dopo l’intervento di don Cristian i gruppi sinodali si sono riuniti per un confronto su quanto ascoltato. Le proposte per il confronto sono state sintetizzate in due quesiti:

  1. La pastorale della nostra Diocesi ha recepito gli insegnamenti del capitolo 6 della Dei Verbum?
  2. Da cosa partire per avviare o approfondire la conoscenza della Scrittura?

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