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La musica è vita: ha scandito e scandisce da sempre la vita umana. Per Agostino è scientia bene modulandi, connessa cioè con il ritmo. «Agostino sostiene che la bellezza di ciò che udiamo risieda nella somiglianza delle parti per proporzione. Da un lato, ciò significa che la bellezza interessa ciò che sentiamo in relazione alla capacità di sentire che giace nell’anima, la quale è disposta e ordinata (proporzionata) all’ordine del cosmo e dunque del creatore» (N. Di Stefano sul Trattato De Musica). 

La musicalità è stata anche proiettata sulle sfere celesti. L’universo da sempre è stato infatti considerato un cosmo, ossia un complesso armonico e ordinato, in cui tutte le cose – dalle più piccole alle più grandi – sono in comunicazione armonica tra loro, per cui è stata coniata anche la metafora della danza cosmica. Tracce di questa idea sulla musicalità dell’universo si trovano in alcuni antichi inni orfici e in Esiodo, ma è nel VI-V sec. a. C. che la scuola pitagorica presenta per prima l’argomento in modo chiaro e organico: l’intera realtà sarebbe il risultato della composizione di enti numerici in rapporto tra loro che dà vita ad una Harmonia indagabile dalle matematiche. Nel I sec. a.C. Marco Tullio Cicerone fissa il concetto di Armonia delle sfere, ossia una «particolare proprietà dell’universo che attraverso i movimenti delle sfere celesti produce un accordo musicale di grande intensità e bellezza».

Più elementi che in concorso tra loro danno dunque una sinfonia. Il tutto ad opera di una volontà superiore e buona. Si tratta di una teoria metafisico-teologica che considera l’intero universo appunto un cosmo, ossia una manifestazione ordinata di elementi tra loro differenti. Platone condivise questi temi. Anche i Padri della Chiesa concordavano con l’idea di un mondo costruito secondo ordine e proporzione, di cui la Sacra Scrittura parla:

I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,
la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.

[…] Tuoi sono i cieli, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene;
il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,
il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome. (Sal 89, 6 12-13)

Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza!
Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa la misura?
Dove sono fissate le sue basi
o chi ha posto la sua pietra angolare,
mentre gioivano in coro le stelle del mattino
e plaudivano tutti i figli di Dio? (Gb 38, 4-7)

Tutto il mondo davanti a te, come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. (Sap 11, 22)

Sant’Ambrogio ne parla nel suo Hexameron (III, 2) quando nel commentare Gn 1, 6-7 afferma che è il Creatore dell’universo ad aver originato con la sua parola creatrice le leggi di natura, quindi Egli può operare anche a prescindere. Dio vuole e tutto è creato, comanda alla natura e tutto è già fatto. La sua volontà divina è la misura delle cose, la sua parola segna il principio e la fine dell’opera, nonché il suo fine.

Il tema di armonia delle sfere celesti la ritroviamo anche in Jacobus di Liegi, Dante Alighieri, Pico della Mirandola, Giordano Bruno e tanti altri tra cui Tolomeo e Keplero, secondo cui la velocità di spostamento del pianeta lungo l’ellisse dava un diverso suono.

Un universo sommamente ordinato e divinamente armonizzato, dunque, concezione che si diffuse anche nel mondo arabo e ebraico. Abbiamo notizia di un midrash rabbinico in cui si racconta di un attimo speciale in cui questa armonia cosmica si ferma, resta in silenzio adorante e quasi sospende il respiro per la straordinaria meraviglia:

Durante la rivelazione di Dio sul Sinai il mondo intero restò immoto:
sole, luna e stelle non si mossero dal loro posto,
non soffiò un alito di vento,
nessun animale si mosse,
né l’uccello né l’aria, né il pesce nell’acqua, né l’animale domestico nel campo.

Gli uccelli non cinguettavano,
nessun bove muggiva.
Persino le onde e i flutti del mare si trattennero.
Non si udiva alcun suono.
E in questo silenzio le parole di Dio pervasero l’intero universo: ‘Io sono il Signore, Dio tuo’ [1].

Agostino e altri santi ci parlano del Liber Naturae, cioè il Libro della Creazione, e del Liber Scripturae, cioè il Libro della Scrittura. Letti insieme permettono di apprezzare il grande mistero della creazione del cosmo da parte di Dio, il quale ha lasciato in esso – dal punto fisico – la sua impronta verginale. “Maria, Regina dell’universo e Donna custode del Creato, prega per noi perché rendiamo grazie per tante meraviglie!”

di Angela Di Scala


[1] C. Di Sante, Le colonne dell’umano. Le “dieci parole” o Decalogo: una introduzione, in Note di Pastorale Giovanile (2014).

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