Digiuniamo per capire chi chiede aiuto

Insieme, per avere forza

Omelia del Vescovo Carlo, Mercoledì delle Ceneri

Per l’omelia della celebrazione eucaristica del Mercoledì delle Ceneri, il 18 febbraio presso la Parrocchia Santa Maria Assunta in Ischia Ponte, il Vescovo ha ripreso il messaggio di Papa Leone XIV per la Quaresima 2026. In particolare, il messaggio del Papa, che ha ricordato che la Quaresima è una “occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo”, si sviluppa intorno a tre parole: ascoltare, digiunare e insieme; insieme è la parola che il Vescovo Carlo ha scelto di portare alla nostra attenzione per iniziare il nostro cammino quaresimale. Questa parola indica una caratteristica precipua della Chiesa – ha spiegato – esprime infatti il suo carattere unitario nel cammino verso la resurrezione. Insieme è anche la dimensione migliore della preghiera, che, unita all’ascolto, definisce la modalità del cammino del popolo d Dio. Ascolto e preghiera a loro volta sono sintomo dell’intimità con Dio:

«In questo tempo di Quaresima veniamo invitati ancora a coltivare il nostro rapporto con la parola di Dio, veniamo invitati a coltivare l’intenzione della preghiera in questa intimità con Gesù».

La preghiera serve a creare intimità con Dio e nello stesso tempo a calare la Parola nel più profondo della nostra vita e della nostra anima. Anche il digiunare, tipico del tempo quaresimale, assume per noi una valenza particolare, insieme alla preghiera, poiché ci consente di sperimentare nella nostra vita la dura quotidianità di tanti nostri fratelli che vivono nell’indigenza:

 «E allora noi comprendiamo, se impariamo a digiunare, se impariamo a privarci di un po’ di pane, ecco forse comprenderemo le persone che tendono la mano e ci chiedono aiuto».

Attraverso il digiuno – ha continuato – comprendiamo anche ciò di cui non possiamo e non dobbiamo fare a meno: l’ascolto della Parola, la preghiera, la relazione con il Signore. Ma tutto questo diventa più facilmente percepibile se lo viviamo non nella dimensione della solitudine, ma nella dimensione comunitaria, nello stare insieme come Chiesa. E il pensiero deve correre a tutti coloro che invece vivono nella solitudine, a causa della malattia, dell’anzianità, dell’indigenza. Essere testimoni del Signore vuol dire farsi presenti a tutti coloro che soffrono, così come il Signore che ha cura di tutti i suoi figli. Il cammino di Quaresima deve quindi essere un tempo per stare insieme e trovare forza. La forza che ci viene dalla fede e dalla conoscenza del Signore, che si realizza coltivando l’intimità con Lui:

«Ecco, credo che il significato sia proprio questo, non una dimensione singola, ma una dimensione dello stare insieme nel nostro cammino».

Articoli correlati

Cambiare lo sguardo

Commento al Vangelo Mt 13,1-23 «Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire

Oltre le merci, il volto umano del mare

Dall’appello di Papa Leone XIV a Lampedusa alla devozione di Ischia Ponte – Riflessioni sulla giornata dei marittimi tra solitudini globali e porti di accoglienza ​Il mare unisce ciò che

La foresta continua a crescere

Dopo aver dedicato la nostra riflessione di domenica scorsa a un evento che ha toccato la Chiesa universale, torniamo alla nostra Chiesa locale, volgendo lo sguardo al mese che è