Login

Lost your password?
Don't have an account? Sign Up

Comprendere e vivere le Sacre Scritture

Papa Leone XIV continua la sua riflessione sulla “Dei Verbum”: «Nella catechesi odierna ci soffermeremo sul legame profondo e vitale che esiste tra la Parola di Dio e la Chiesa, legame espresso dalla Costituzione conciliare Dei Verbum, al capitolo sesto. La Chiesa è il luogo proprio della Sacra Scrittura. Sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, la Bibbia è nata dal popolo di Dio e al popolo di Dio è destinata. Nella comunità cristiana essa ha, per così dire, il suo habitat, nella vita e nella fede della Chiesa trova infatti lo spazio in cui rivelare il proprio significato e manifestare la propria forza. Il Vaticano II ricorda che «la Chiesa ha sempre venerato le divine scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del corpo di Cristo e di porgerlo ai fedeli». Inoltre, «insieme con la Sacra Tradizione, la Chiesa le ha sempre considerate e le considera come la regola suprema della propria fede» (Dei Verbum, 21). … «L’ignoranza della Scrittura – infatti – è ignoranza di Cristo». Questa celebre espressione di San Girolamo ci ricorda lo scopo ultimo della lettura e della meditazione della Scrittura: conoscere Cristo e, attraverso di Lui, entrare in rapporto con Dio, rapporto che può essere inteso come una conversazione, un dialogo. E la Costituzione Dei Verbum ci ha presentato la Rivelazione proprio come un dialogo, nel quale Dio parla agli uomini come ad amici. Questo avviene quando leggiamo la Bibbia in atteggiamento interiore di preghiera: allora Dio ci viene incontro ed entra in conversazione con noi. … Prezioso è il lavoro degli esegeti e di quanti praticano le scienze bibliche; e centrale è il posto della Scrittura per la teologia, che trova nella Parola di Dio il suo fondamento e la sua anima».

San Francesco d’Assisi, assetato della Parola di Dio, era diventato un Vangelo vivente. “Quantunque questo uomo beato non avesse ricevuta nessuna formazione di cultura umana, tuttavia, istruito dalla sapienza che discende da Dio e, irradiato dai fulgori della luce eterna, aveva una comprensione altissima delle Scritture. La sua intelligenza, pura da ogni macchia, penetrava le oscurità dei misteri, e ciò che rimane inaccessibile alla scienza dei maestri era aperto all’affetto dell’amante. Ogni tanto leggeva nei Libri Sacri, e scolpiva indelebilmente nel cuore ciò che anche una volta sola aveva immesso nell’animo. «Per lui, la memoria teneva il posto dei libri», perché il suo orecchio, anche in una volta sola, afferrava con sicurezza ciò che l’affetto andava meditando con devozione. Affermava che questo metodo di apprendere e di leggere è il solo fruttuoso, non quello di consultare migliaia e migliaia di trattati. Riteneva vero filosofo colui che non antepone nulla al desiderio della vita eterna. Affermava ancora che perviene facilmente dalla scienza umana alla scienza di Dio, colui che, leggendo la Scrittura, la scruta più con l’umiltà che con la presunzione. Spesso scioglieva con una sola frase questioni dubbie e senza profusioni di parole dimostrava grande intelligenza e profonda penetrazione. Mentre dimorava presso Siena, vi capitò un frate dell’Ordine dei predicatori, uomo spirituale e dottore in sacra teologia. Venne dunque a far visita al beato Francesco e si trattennero a lungo insieme, lui e il Santo in dolcissima conversazione sulle parole del Signore. Poi il maestro lo interrogò su quel detto di Ezechiele: Se non manifesterai all’empio la sua empietà, domanderò conto a te della sua anima. Gli disse: «Io stesso, buon padre, conosco molti ai quali non sempre manifesto la loro empietà, pur sapendo che sono in peccato mortale. Forse che sarà chiesto conto a me delle loro anime?». E poiché Francesco si diceva ignorante e perciò degno più di essere da lui istruito, che di rispondere sopra una sentenza della Scrittura, il dottore aggiunse umilmente: «Fratello, anche se ho sentito alcuni dotti esporre questo passo, tuttavia volentieri gradirei a questo riguardo il tuo parere». «Se la frase va presa in senso generico, –rispose Francesco — io la intendo così: Il servo di Dio deve avere in se stesso tale ardore di santità di vita, da rimproverare tutti gli empi con la luce dell’esempio e l’eloquenza della sua condotta. Così, ripeto, lo splendore della sua vita ed il buon odore della sua fama, renderanno manifesta a tutti la loro iniquità». Il dottore rimase molto edificato, per questa interpretazione, e mentre se ne partiva, disse ai compagni di Francesco: «Fratelli miei, la teologia di questo uomo, sorretta dalla purezza e dalla contemplazione, vola come aquila. La nostra scienza invece striscia terra terra» (FF 689)”. Papa Leone conclude: «Cristo è la Parola vivente del Padre, il Verbo di Dio fatto carne. Tutte le Scritture annunciano la sua Persona e la sua presenza che salva, per ognuno di noi e per l’intera umanità. Apriamo dunque il cuore e la mente ad accogliere questo dono, alla scuola di Maria, Madre della Chiesa».

Condividi su:

Facebook
WhatsApp
Email
Stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*

su Kaire

Articoli correlati

Rivelazione, Scrittura e Tradizione

Incontri di formazione diocesana: la Costituzione Dei VerbumSeconda tappa a cura di don Cristian Solmonese Lunedì 9 marzo, don Cristian Solmonese ha continuato a guidarci nel percorso di conoscenza della

Triduo pasquale: un recupero della forza simbolica

È nostra intenzione focalizzare l’attenzione su un tema di particolare attualità riguardo al Triduo Pasquale: l’impoverimento o meglio dire l’indebolimento dell’universo simbolico.Da questo cercheremo di comprendere come l’universo simbolico sia

Trigesimo don Camillo

Ischia, chiesa dello Spirito Santo – 11 marzo 2026 Fratelli e sorelle carissimi, ancora una volta ci viene donata la stupenda possibilità d’incontrare il Signore attraverso la Parola di Dio