Il 5 febbraio, il Santo Padre Leone XIV ha consegnato alla Chiesa universale il suo primo messaggio per la Quaresima sul tema «Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione». Lungi dall’essere scontato e alla luce della Parola di Dio, antica e sempre nuova, il Papa ci ha consegnato tre punti nel suo messaggio: ascoltare, digiunare, insieme.
Anzitutto l’ascolto. Più volte, in diversi contesti, lo stesso Papa Leone ci ha ricordato quanto sia importante l’ascolto dell’altro, il farsi prossimo e instaurare relazioni vere e profonde – significativa è la risposta che il Papa ha dato alla prima domanda postagli dai giovani a Tor Vergata nel giubileo dello scorso agosto – ma oggi ci invita a scendere ancora più in profondità.
Se è vero che la Quaresima è il tempo del deserto, il tempo in cui coltivare il silenzio – visto come spauracchio da molti – allora il Papa ci richiama al primo ascolto, a quello vero e fondante: l’ascolto della Parola di Dio. Il Papa nelle sue parole ci presenta un Dio coinvolgente, «che […] raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore.» Se è vero che l’ascolto della Sua Parola ci rende più attenti, ci educa all’ascolto di noi stessi e della realtà, questa Quaresima forse ci chiede se anche noi siamo realmente coinvolti. Il rischio a tutti i livelli, familiare, amicale, ecclesiale, è sempre quello di preferire al coinvolgimento la superficialità. Tante volte ci pesa coinvolgerci, assumere una responsabilità, metterci la faccia nelle cose che facciamo; la critica risulta, magari, più semplice, più immediata. Essere cristiani, però, ci ricorda il Papa, è essere uomini e donne che hanno il coraggio di lasciarsi coinvolgere, lasciarsi provocare dalle sfide che ogni giorno ci vengono offerte. Possiamo quindi dire che questo primo punto, l’ascolto, diventa la sfida a lasciarsi coinvolgere.
Abbiamo poi il digiuno. Assieme all’astensione dal cibo, che la Chiesa ci chiede in determinati giorni, e che il Papa ci consegna come «esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione» – stiamo attenti a fake news che vengono condivise da anni sui social, con frasi attribuite a Papa Francesco, ma che non ha mai pronunciato, riguardo al digiuno e alla sua “inutilità” – siamo invitati anche ad un altro digiuno. Papa Leone ci invita ad un’astensione concreta e «spesso poco apprezzata»: quella dalle parole. Lo sappiamo, e il messaggio ce lo ricorda, le parole possono ferire, possono uccidere; possono essere vere e proprie armi, dalle quali siamo chiamati a liberarci, per disinnescare meccanismi mortiferi. Sorge qui, per il nostro cammino, una seconda domanda: siamo pronti a digiunare da tutta una serie di parole o di giudizi? È inevitabile legare questo punto al primo, all’ascolto. Se non siamo capaci di lasciare certe abitudini, di digiunare da certi modi di dire, fare e pensare, non saremo mai capaci di un ascolto vero: né della Parola di Dio – che non potrà parlare alla nostra vita “schermata” – né del fratello – che resterà per noi sempre oggetto di giudizio e mai Altro con la A maiuscola. Forse questa Quaresima ci invita a creare un circolo virtuoso per la nostra quotidianità: abbandonare per accogliere, lasciare per ricevere.
Il messaggio si conclude con l’ultimo punto: insieme. Ogni nostro sforzo spirituale, ogni nostra crescita, ogni incontro con Dio nella nostra vita, non può e non deve mai essere qualcosa di solipsistico: siamo cristiani perché siamo nella Chiesa, e la Chiesa è formata da tutti noi. Il Papa ci ricorda che questa consapevolezza può maturare in ognuno solo quando ci si lascia interrogare dalla realtà. E come si fa? Ecco che ritorna il percorso finora fatto: ascoltando si può sentire il grido dell’altro, ascoltando si può sentire la realtà che ci parla; astenendosi dal giudizio e da parole vuote che allontanano ci si può fare vicini agli altri, soprattutto agli ultimi.
Allora, ascoltare e astenersi per camminare davvero insieme in questo tempo di conversione. Mi viene in mente un’immagine, dal sapore certamente più pasquale che quaresimale, che credo riassuma tutto ciò: i discepoli di Emmaus. Per camminare insieme al viandante hanno dovuto ascoltare, ma anche astenersi: lasciare la loro tristezza, abbandonare il loro scoraggiamento per accogliere una Parola nuova, quella Parola che spiegava loro ogni cosa. Solo così, insieme, nell’ascolto e nell’abbandono, hanno riconosciuto il Risorto.
«Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore.» (Leone XIV)
di Danilo Tuccillo




