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Vivere l’amicizia per diventare più umani

Nei giorni 7-8 febbraio 2026, presso la Casa per ferie Pontificio Ateneo Salesiano Don Bosco in Roma, si è svolto il Seminario dell’Ordo virginum avente a tema, quest’anno, l’amicizia.

“In passato” – ha spiegato il relatore p. Gaetano Piccolo, gesuita – “l’amicizia è stata più cantata che definita”. Perchè in realtà essa così è: “Conosco qualcosa dell’amicizia, se e perché la vivo”.

Il linguaggio poetico della letteratura aiuta a comprenderne qualche tratto. Nella letteratura greca (Iliade) troviamo che Achille e Patroclo erano amici. Nella letteratura latina (IX canto dell’Eneide) troviamo Eurialo e Niso. “L’amicizia è là dove si condivide un ideale. Nell’amicizia c’è qualcuno per cui sei disposto a morire”.

Anche Narciso e Boccadoro, protagonisti del libro omonimo di Hermann Hesse, sono amici. “L’amicizia c’è e basta. Nel momento in cui tu cerchi di capire perché siamo amici, sei già fuori dall’amicizia. L’amicizia semplicemente nasce. Lo scopo dell’amicizia non è la fusione o l’identificazione ma la scoperta della differenza e dell’identità specifiche di ognuno. La libertà di lasciare andare l’altro è un tratto fondamentale dell’amicizia”, nella quale ciascuno è veramente se stesso. Queste sono le dimensioni più emotive.

Per riflettere invece sull’amicizia, troviamo la visione che più ha influenzato la cultura occidentale. Ne parla Aristotele nei libri VIII e IX dell’Etica Nicomachea. Dedicato a suo figlio Nicomaco affinché giungesse alla felicità attraverso la virtù, Aristotele nel suo trattato scrive: «La philía (φιλία), cioè l’amicizia, è uno dei beni più preziosi. L’amicizia è una virtù». Ciò “vuol dire che è una predisposizione stabile dell’essere umano. Siamo naturalmente predisposti all’amicizia ma perché questa predisposizione possa diventare virtù dobbiamo esercitarla. Si diventa amici se io coltivo la mia predisposizione all’amicizia.

Per Aristotele ci sono tre tipi di amicizia:

  1. quando si vuole il bene dell’altro;
  2. quando si è amico per ricavare qualcosa di utile dall’altro;
  3. quando si ama l’altro per qualcosa di piacevole, per esempio quando sei amico di una persona spiritosa perché spiritosa, ovvero perché suscita in te piacere”.

Nel secondo e nel terzo caso, “l’altro non è amato per quello che è, ma per la possibilità di ricavarne un utile o il piacere. Ma queste amicizie – spiega Aristotele – si dissolvono facilmente. L’amicizia perfetta invece è l’amicizia tra uomini [esseri umani, quindi uomini e donne] buoni che sono simili per virtù, cioè ciascuno vuole il bene dell’altro. Il bene è fondato su quello che l’altro è. Questa amicizia è permanente e perdura nel tempo. È rara e richiede tempo. Ne devi mangiare di pietanze insieme per diventare amici: questa è la dimensione della convivialità. Ciò che sorge con immediatezza – dice Aristotele – è la volontà di essere amici, non l’amicizia. Vuol dire che l’amicizia richiede un cammino. Solo l’amicizia tra buoni non può essere incrinata dalla calunnia.”

L’amicizia nasce nell’adolescenza – ha continuato p. Piccolo – perché è quel tempo in cui si accede alla vita interiore, comincia cioè la consapevolezza che c’è una vita interiore. Poi man mano che si cresce si seleziona. L’amicizia è l’incontro tra singolarità o unicità. È la gioia di ritrovarsi, la gioia della comunicazione. “L’amicizia nasce quando scopri che c’è qualcun altro che condivide la tua solitudine, la tua fatica, il tuo tormento, la tua esperienza. Nasce da un evento che mette in moto un cammino, ma l’amicizia è anche segnata dalla gratuità”.

P. Piccolo ci ha espresso tanto altro perché nei Vangeli si parla di amicizia e Gesù stesso ci ha chiamato amici (Cfr. Gv 15,15). Tutto è stato oggetto di condivisione nei gruppi che, come sempre, ha permesso di conoscerci e di arricchirci. “Maria, Santa Vergine delle vergini, grazie per tanta generosità, pienezza e bellezza!”

di Angela Di Scala

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