Omelia del Vescovo Carlo nella Santa Messa esequiale per Mons. Camillo D’Ambra, giovedì 12 febbraio 2026
Don Camillo, sacerdote amato e stimato, ci ha lasciati mercoledì 11 febbraio; la Diocesi lo ha salutato con la Messa esequiale presieduta dal Vescovo Carlo, presso la Collegiata dello Spirito Santo. Nell’omelia, il Vescovo ha ricordato come la vita di questo longevo sacerdote, che ha attraversato per un secolo la storia dell’isola e della Diocesi, al servizio di Dio e degli uomini, abbia avuto come cifra caratteristica la ricerca incessante della volontà di Dio. Anche il brano del Libro dei Re, Prima Lettura, che ci narra di come il Signore punisce re Salomone, perché devia dalla retta via per seguire falsi dei, ci ha ricordato come sia difficile, soprattutto in tempi attuali, riuscire a riconoscere la voce di Dio tra i tanti rumori, le tante voci e i falsi dei del mondo.
Don Camillo non si è mai lasciato distrarre: testimone privilegiato della vita, della storia e della Chiesa di Ischia, fin dalla sua infanzia ha percepito distintamente la voce di Dio e ha seguito la Sua volontà con costanza, soprattutto nei settantasette anni di sacerdozio, per essere al suo servizio, per annunciare il Vangelo. Don Camillo – ha spiegato il Vescovo – lo ha fatto con fedeltà assoluta, fedeltà a Cristo e alla Parola, sempre nella preghiera, fino alla fine, anche quando la vista lo stava lasciando. Una fedeltà a Dio che si è trasformata in fedeltà ai confratelli e a tutto il popolo di Dio, alle comunità e ai fedeli che gli venivano affidati. Il Vescovo ha anche ricordato una intervista a don Camillo nella quale egli affermava che il giorno dell’ordinazione era stato il giorno più bello, nel quale aveva compreso la gioia di sentirsi amico di Gesù, una amicizia che lui aveva seguito fin da piccolo, avendo avuto in famiglia esempi di fede, soprattutto la mamma. Il percorso della sua vita è stato certamente gioioso, grazie dunque al buon esempio dei familiari, ma quella gioia don Camillo l’ha conservata per tutta la vita e l’ha trasmessa alle persone che incontrava. Questa è forse la grande eredità che ci lascia – ha detto il Vescovo – la sua testimonianza gioiosa, per tutto il popolo di Dio. Chi conosce Cristo e vive la propria vita nella sua amicizia è chiamato ad essere annunciatore e testimone, così come ha fatto don Camillo:
«Così è stato testimone e annunciatore don Camillo, non soltanto con le sue parole, ma soprattutto con la sua vita, fino alla fine e dove non arrivava con la parola e con la sua forza fisica, arrivava con gli occhi, Don Camillo era un sacerdote a cui brillavano gli occhi per amore di Dio, per la sua amicizia con il Signore, gli brillavano gli occhi ogni volta che vedeva me o se incontrava i suoi confratelli, ma anche ogni volta che una persona entrava nella sua vita».
Il Vescovo si è poi soffermato sul rito della velatio, lacopertura del volto di don Camillo con un velo bianco prima della chiusura della bara, gesto di riverenza e segno di un volto e di occhi che non guardano più il mondo, ma contemplano il volto di Dio:
«Ora gli occhi di don Camillo sono davanti al Signore, vede il volto di Dio, è nella speranza della resurrezione e della vita eterna, nella beata speranza di Cristo che è risorto. Come Cristo risorgeremo anche noi nella comunione dei santi: essere nella vita di Dio, essere nella vita eterna, contemplare il volto di Dio significa essere nella comunione dei santi, essere in comunione con tutti coloro che vivono la vita eterna».




